Ex Ilva: oggi ultimo atto in Corte di Cassazione, si decide sull’area a caldo

Le Sezioni Unite Civili chiamate a pronunciarsi sul decreto della Corte d’Appello di Milano che dispone la fermata entro il 25 ottobre. Una lunga battaglia giudiziaria

Oggi ultimo atto per l’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto, la parte centrale dell’acciaieria. Se dovrà fermarsi definitivamente come ordina il decreto della Corte d’Appello di Milano oppure no, lo decideranno le Sezioni Unite Civili della Cassazione che terranno l’udienza a partire dalle 10. Il responso della Suprema Corte non dovrebbe però arrivare oggi stesso. É atteso comunque a breve, vista la rilevanza del caso e considerato che la stessa Cassazione ha fissato l’udienza nell’arco di un mese dopo che le società in amministrazione straordinaria Ilva e Acciaierie d’Italia hanno impugnato il decreto dei giudici di Milano con i ricorsi straordinari. Le due società hanno cercato anche di far sospendere il decreto, ma non ci sono riuscite. La Corte di Milano lo sempre confermato dopo le udienze del 9 e del 30 settembre, anche, come in quest’ultimo caso, in presenza dell’imminente giudizio della Cassazione.

Il decreto che dispone la fermata dell’area a caldo è del 27 luglio, è esecutivo e i 90 giorni dati all’azienda per lo stop di altiforni e acciaierie terminano il 25 ottobre. Alt per danni alla salute: questa la motivazione dei giudici di Milano che hanno evidenziato in particolare due elementi. E cioè l’emissione di polveri sottili, PM 2,5 e PM 10, e la presenza dell’amianto all’interno degli altiforni, ordinando di abbassare le prime e di rimuovere il secondo dagli impianti.

In attesa della pronuncia della Cassazione e per evitare che un eventuale giudizio favorevole all’azienda possa arrivare dopo il 25 ottobre, il Governo, nell’ultimo decreto legge approvato nei giorni scorsi, ha disposto che i commissari di Ilva e di AdI sono autorizzati a tenere gli impianti in preriscaldo – si tratta di un minimo tecnico senza produzione – sino al 15 dicembre. In vista della scadenza del 25 ottobre, Acciaierie, gestore degli stabilimenti, si é infatti preparata per tempo: dall’estate ha bloccato l’acquisto delle materie prime, poi ha fermato la produzione che era già molto ridotta e messo gli impianti in preriscaldo, infine ha disposto una massiccia cassa integrazione straordinaria per 8.622 dipendenti su un organico di 9.626, di cui 6.964 su 7.875 a Taranto. Cassa che tuttavia, come hanno precisato ministero del Lavoro e azienda, per il momento non decorre e questo ha fatto anche rientrare la protesta scoppiata ieri a Genova con il blocco dell’aeroporto per diverse ore. Della nuova cassa si parlerà solo dopo il vertice a Palazzo Chigi del 27 ottobre. Per il momento, quindi, resta la cassa in corso con i numeri già autorizzati: 4.450 dipendenti come massimo di cui 3.800 a Taranto.

La Cassazione, [...]

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