
Il ministro delle Imprese: convocati martedì a Palazzo Chigi una serie di tavoli, mi auguro che si possa lavorare insieme. Sinora a Taranto non è avvenuto
Il Governo vuole evitare i 2.500 licenziamenti nell’indotto ex Ilva di Taranto comunicati da 28 imprese associate ad Aigi. Lo ha detto il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, a margine di un incontro per Ac Boilers di Gioia Del Colle (Bari). «Noi dobbiamo assolutamente scongiurare i licenziamenti collettivi – ha affermato Urso -. Siamo impegnati per evitare che una decisione che ha innescato quella che molti hanno definito una bomba sociale e produttiva, abbia come prime vittime i lavoratori. Servirà una riunione con gli enti locali poiché dobbiamo lavorare insieme. Abbiamo convocato una serie di riunioni a Palazzo Chigi che si svolgeranno martedì prossimo. I lavoratori dell’indotto sono i primi ad essere colpiti poiché le aziende dell’indotto lavorano soprattutto nell’area a caldo che sta per essere chiusa».
Per Urso, «oggi più che mai sull’ex Ilva serve lavorare insieme», con gli enti locali «e poi ovviamente anche con le imprese, a cominciare dalle imprese dell’indotto e della filiera della manifattura italiana che usufruisce dei prodotti di Taranto». Urso, che ha evidenziato la mancanza a Taranto di un clima di condivisione per l’ex Ilva al contrario di quello che è avvenuto a Terni, Piombino ed anche a Gioia del Colle per Ac Boilers, ha così proseguito: «Se riusciamo a creare, come mi auguro sin da martedì, un clima di condivisione, riusciremo a limitare l’impatto sociale e produttivo e a delineare anche un progetto di rilancio con l’augurio che la gara internazionale che è in corso, abbia un riscontro positivo».
I sindacati: senza risorse, la fabbrica comunque rischia lo stop Intanto, se la Corte d’Appello di Milano dovesse eventualmente sospendere il decreto di fermata dell’area a caldo dell’ex Ilva (sia Ilva che Acciaierie d’Italia hanno avanzato istanza di sospensiva) e quindi consentirne la prosecuzione, la fabbrica dell’acciaio “rischia egualmente di fermarsi a fine ottobre per mancanza di risorse”. Lo hanno evidenziato i sindacati Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm e Usb nella conferenza stampa sulle procedure di licenziamento collettivo attivate per oltre 2.500 lavoratori dell’indotto-appalto. Nell’ex Ilva, hanno detto i sindacati, “ci sono risorse per arrivare sino a fine ottobre”, che è anche la data entro cui l’area a caldo – altiforni e acciaierie – dovrà fermarsi per disposizione della Magistratura che ha addotto motivi di inquinamento e di danni alla salute e all’ambiente (amianto presente negli altiforni ed emissione di polveri sottili). Per i sindacati, dopo ottobre, anche con un esito positivo della Corte d’Appello, mancherebbero le risorse per comprare le materie prime per la produzione dell’acciaio, far marciare i pochi impianti rimasti attivi, pagare gli stipendi ai dipendenti e i fornitori e anche anticipare al posto dell’Inps, la cassa integrazione. Sulle risorse, va detto che negli ultimi mesi il Governo, nell’ambito del plafond da 390 milioni (prestito ponte in attesa della cessione dell’azienda a privati) autorizzato dalla Commissione UE, ha autorizzato l’erogazione all’ex Ilva di tre tranche di finanziamento: 149 milioni, 100 milioni e 100 milioni. Intanto sulla cassa integrazione straordinaria, i sindacati attendono a breve che l’ex Ilva, a fronte della fermata dell’area a caldo su decisione dell’autorità giudiziaria, aumenti in modo importante i numeri. Oggi la cassa è autorizzata come numero massimo per [...]
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