Fassi: «Indispensabile una maggiore condivisione dei rischi tra la fiera e le gallerie»

Si conclude un quinquennio alla direzione artistica di Artissima. Le trasformazioni, l’eredità, le scelte e le cose ancora da fare

Fra pochi giorni Torino torna al centro del mercato internazionale dell’arte contemporanea con la 33ª edizione di Artissima, nata nel 1994. L’edizione 2026, intitolata “Fancy: A Flexible, Acrobatic Body”, segna anche la conclusione del quinquennio di Luigi Fassi alla direzione artistica della fiera. Cinque anni nei quali il sistema dell’arte ha dovuto confrontarsi con costi crescenti, una maggiore prudenza da parte delle gallerie e una competizione internazionale sempre più intensa. In questo scenario, Artissima ha puntato sulla propria identità curatoriale, sulla ricerca e sugli artisti emergenti, cercando al tempo stesso di rafforzare le relazioni con collezionisti e istituzioni.

Con Fassi abbiamo ripercorso le scelte del suo mandato, il rapporto tra ricerca e mercato, il ruolo dei premi e le condizioni necessarie perché le fiere continuino a offrire valore alle gallerie, oltre la dimensione delle vendite. E abbiamo guardato al futuro: quello di Artissima e quello del suo direttore, che si prepara a chiudere questa esperienza senza anticipare ancora i prossimi passi.

Questa edizione conclude il suo quinquennio alla guida di Artissima. Quali trasformazioni considera più significative?
Il bilancio di questi cinque anni è legato soprattutto all’evoluzione del rapporto con le gallerie, con il collezionismo e con le istituzioni. Artissima partiva da una posizione solida, con una forte identità curatoriale e un programma di relazioni con i collezionisti già significativo. Ho cercato di consolidare queste caratteristiche, aggiornandole rispetto a un mercato che nel frattempo è diventato più complesso e nel quale le gallerie hanno sempre meno margine per assumersi rischi senza intravedere prospettive concrete.

Abbiamo investito molto nel rapporto diretto con le gallerie, cercando di comprenderne più a fondo i modelli di attività, le esigenze e il contesto in cui operano. Parallelamente, abbiamo lavorato per ampliare e rendere più internazionale il collezionismo, nella consapevolezza che una fiera con gallerie provenienti da 35 Paesi, come in questa edizione, non possa contare soltanto sul pubblico italiano. Il programma rivolto ai collezionisti e il coinvolgimento di gruppi di Patrons, sostenitori e Friends delle istituzioni museali internazionali vanno in questa direzione.

Un’altra trasformazione importante riguarda il rapporto con le istituzioni. In questi anni ho cercato di rafforzare il dialogo con musei, fondazioni e Kunsthalle, coinvolgendo curatori e figure istituzionali in progetti che potessero produrre ricadute concrete per le gallerie e gli artisti che rappresentano. Credo inoltre che in questi cinque anni sia emerso con maggiore chiarezza il valore della specializzazione di Artissima. In un panorama fieristico sempre più competitivo, abbiamo scelto di insistere sull’arte contemporanea e sull’ultracontemporaneo, mantenendo l’attenzione sulle gallerie più giovani e sugli artisti emergenti. È una caratteristica identitaria, ma anche un modo per offrire al pubblico internazionale una proposta riconoscibile e per contribuire all’internazionalizzazione delle gallerie e degli artisti italiani.

Quale eredità ritiene di lasciare?
Se c’è un’eredità che mi piacerebbe lasciare, è proprio questa idea di fiera come luogo di produzione di valore e non soltanto di transazioni commerciali. Le vendite restano fondamentali, ma oggi non esauriscono il ruolo di una manifestazione come Artissima. La fiera deve creare occasioni di incontro, favorire relazioni tra gallerie, collezionisti e istituzioni e contribuire a ridurre, per quanto possibile, i rischi che le gallerie si assumono partecipando.

La parola sulla quale ho insistito maggiormente in questi anni è «relazionalità». Credo che il futuro delle fiere si giochi soprattutto sulla capacità di dare sostanza all’incontro fisico con le opere e con le persone, trasformandolo in opportunità che continuino a generare valore anche una volta conclusi i quattro giorni della manifestazione.

Se dovesse individuare una scelta che ha caratterizzato maggiormente la sua direzione, quale sarebbe?Una delle iniziative [...]

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