Fiducia e leadership, riflessioni filosofiche per costruire relazioni aziendali solide

La fiducia in azienda non è un dato acquisito una volta per tutte, ma un processo dinamico che si fonda su esperienze passate, cultura condivisa e fiducia in sé stessi

La Fiducia, tema basilare nella gestione manageriale.

Quando presente, oltre a rendere più sciolte le relazioni ne determina la qualità. Il filosofo Salvatore Natoli ci ha scritto un libro, Il Rischio di Fidarsi, che suscita ben più di una riflessione anche in ambito manageriale.

Natoli sostiene che l’affermazione “fidarsi è bene non fidarsi è meglio” ha le sue buone ragioni, sia in ambito personale che, aggiungo io, aziendale. Evidenzia, però, che è fondamentalmente errata perché presuppone un’impossibile autosufficienza.

Per questo, conclude affermando che “fidarsi è meglio”, non per questioni di puro calcolo ma per una volontà di bene e, aggiungo io, di cooperazione nell’ambito aziendale.

A questo punto è giusto chiedersi: da dove nasce la fiducia?

Due sono gli elementi caratterizzanti la fiducia: il contesto in cui si è cresciuti e la cultura di appartenenza, cioè le credenze. Principio quest’ultimo che vale anche in azienda. Se entrambe “lavorano” bene si può ben dire che “la fiducia precede la fiducia” per il semplice motivo che le positive esperienze passate rassicurano a tal punto da non far sorgere dubbi per cui fidarsi debba essere la norma dell’esistenza (così direbbe Agostino).

Nel concetto che “la fiducia precede la fiducia” c’è insito un rischio: la delusione.

La delusione limita la fiducia e alimenta considerevolmente il dubbio. Il combinato disposto dei due genera la richiesta di garanzie preventive per cui l’atto del fidarsi passa da un atto spontaneo – talvolta ingenuo – a scelta meditata. È qui che entra in gioco un altro elemento della relazione fra le persone: l’affidabilità, che nel suo significato base si riferisce alla persona che mantiene gli impegni presi.

Approfondiamo il tema del dubbio.

I dubbi, filosoficamente parlando, sono positivi per la conferma delle credenze: eh sì, perché mettere in dubbio le credenze significa attivare il pensiero critico che si sostituisce alla coscienza “ingenua”. Il dubbio trascende la credenza “ingenua” e genera consapevolezza di essa.

Ma andiamo oltre. Conditio sine qua non per dare fiducia è avere fiducia in sé stessi. Seguendo il pensiero di Wilhem Schmid “c’è fiducia in sé stessi quando c’è certezza in sé stessi”: quanto è vera questa affermazione nel mondo manageriale!! Quanti sono gli esempi di persone che non danno fiducia perché non ne hanno in sé stessi.

Sulla fiducia in sé stessi, Cicerone così si esprimeva: “la virtù per cui in circostanze grandi e oneste l’animo pone molta fiducia in sé stesso con speranza di successo”. Aggiunge Alberto Magno che la fiducia nell’affrontare l’arduo “considera soprattutto il fine proposto e per il bene di questo fine dà al forte la sicurezza dell’osare nell’affrontare il difficile”. Ma il pensiero sulla fiducia in sé stessi, forse il più importante, arriva da Aristotele, che collega la forza d’animo alla capacità di sopportare il dolore: tradotto nel linguaggio aziendale si intende la capacità di reggere [...]

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