
La denuncia di Al bi al-Husayn arriva dopo una serie di prese di distanze dal presidente interne a Fifa
«Durante i Mondiali, mi è stato comunicato verbalmente che se avessi appoggiato Gianni Infantino questo avrebbe aiutato notevolmente la nostra Federcalcio. In Giordania siamo orgogliosi di difendere i valori etici. Non lo abbiamo appoggiato prima e certamente non lo faremo ora. Ma l’intera situazione equivale a un ricatto e ci rifiutiamo di cedere a questo». È la dura accusa del principe Ali bin al-Ḥusayn, presidente della federcalcio giordana e in passato vicepresidente Fifa, in un post su X in cui accusa l’organo del calcio mondiale per i premi della Coppa Araba non pagati e per i problemi nei Mondiali, tra visti e tasse.
Sfumato il progetto Fifa Forward Enterprise condiviso con il presidente Usa Donald Trump, grazie all’Uefa che si è messa pesantemente di traverso, adesso c’è chi comincia a togliersi sassolini dalle scarpe. Il segretario generale di Fifa Mattias Grafström, secondo quanto ricostruito dal Financial Times, ha per esempio inviato una nota al personale nel quale descriveva che il piano Ffe come qualcosa «difficile da comprendere e accettare» e che era grato che fosse stato abbandonato.
L’opposizione di Grafström al piano tenuto segreto da Infantino, volto a vendere una quota di una nuova entità che avrebbe ospitato le attività commerciali e gli eventi della FIFA, fa seguito alle critiche mosse la scorsa settimana da Kevin Lamour, direttore operativo della Fifa, il quale ha affermato che lui e i suoi colleghi erano stati «ingannati». Lamour ha descritto il piano come «il progetto di una sola persona».
Da parte sua, Arsène Wenger, responsabile dello sviluppo globale del calcio della Fifa, ha dichiarato martedì in un comunicato di non essere stato coinvolto nel piano. L’ex allenatore dell’Arsenal ha aggiunto che la decisione di abbandonarlo era «assolutamente necessaria e fuori discussione, perché credo fermamente in una Fifa indipendente che serva il nostro sport con impegno, trasparenza e integrità».
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