Fisco, dal taglio Irpef allo stop a regime al bollo auto: ecco i 10 punti nell’agenda della manovra

La stabilizzazione dell’addio alle tassa di possesso su auto fino a 80 Kw e moto dopo la prima esenzione per il 2027 si aggiunge alla liste delle misure già in cantiere. Nel menù anche l’alleggerimento della tassazione delle tredicesime

Meno tasse per il ceto medio, incentivi ai giovani, nuova spinta all’efficienza energetica delle abitazioni e agevolazioni per proprietari immobiliari e partite Iva. Ma anche rinnovi di misure già sperimentate quest’anno come lo sconto sulle tredicesime e la detassazione di straordinari e festivi. A cui si aggiunge l’ultima carta giocata in Cdm mercoledì dal Governo con l’abolizione del bollo auto per le utilitarie e motocicli per il 2027 e da rendere strutturale per gli anni successivi. Sono almeno dieci gli interventi fiscali che potrebbero andare ad arricchire quella che è ormai da tutti considerata la legge di Bilancio elettorale. Anche perché non può non essere sottolineata come la natura delle misure fin qui proposte dalla maggioranza rappresentano un concreto invito al voto.

Nelle intenzioni dell’esecutivo sono almeno 10 le misure fiscali che dovrebbero sostenere consumi, investimenti e potere d’acquisto. Ma si tratta comunque di ipotesi messe sul tavolo del cantiere della manovra 2027 e su cui ci sarà da superare lo scoglio più grande: quelle delle coperture che per almeno due misure, Irpef e abolizione del bollo auto, dovranno essere strutturali.

La misura su cui tutta la maggioranza è compatta e che già lo scorso anno ha sfiorato la possibilità di essere approvata è l’estensione dell’aliquota Irpef del 33% ai redditi fino a 60mila euro (oggi si applica per i redditi da 28mila a 50mila euro). L’obiettivo è alleggerire il prelievo su un’ulteriore fetta di contribuenti del cosiddetto “ceto medio” che una volta superata la soglia dei 50mila euro si vedono applicare l’aliquota del 43 per cento. A ribadirlo è stato ieri al convegno Anif anche il viceministro dell’Economia Maurizio Leo: «vogliamo aiutare il ceto medio, quindi tutto ciò che stiamo facendo è orientato ad avere un nuovo rapporto fisco-contribuente e ridurre il carico fiscale».

A sentire i ripetuti annunci della maggioranza un tema ricorrente della prossima manovra sarà Flat Tax. La Lega chiede di allargare da 85mila a 100mila euro il limite di ricavi o compensi entro cui è possibile applicare la tassa piatta del 15% o del 5% per le nuove attività. Lo scoglio in questo caso non è solo quello delle coperture ma c’è anche l’ok di Bruxelles che dovrebbe prevedere una modifica su misura della direttiva comunitaria (n. 2006/112). Alla Flat Tax extralarge per le partite Iva guarda anche Forza Italia proponendo in questo caso l’aumento da 35mila (limite previsto fino al 2026) a 40mila euro del limite di redditi da lavoro dipendente per poter aprire una partita Iva e optare per la Flat Tax o meglio per il regime forfettario.

A proporre poi una nuova Flat Tax, in questo caso del 5%, è stato ripetutamente anche il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. L’idea a cui stanno lavorando i tecnici del Mef è quella di una tassazione ridotta agli aumenti salariali riconosciuti ai lavoratori più giovani. Una misura, adotta in accordo con il mondo delle imprese, che punta a incrementare le retribuzioni delle nuove generazioni e contrastare sia i salari troppo bassi si l’altro fenomeno della fuga di competenze all’estero.

Per restare sulle tasse piatte ci sono poi quelle da rinnovare c’è anche quella sui rinnovi contrattuali. In pratica, gli incrementi retributivi corrisposti ai lavoratori dipendenti del settore privato nell’anno 2026, in attuazione di rinnovi contrattuali sottoscritti dal 1° gennaio 2024 al 31 dicembre 2026, sono tassati con un’imposta sostitutiva (di Irpef e addizionali locali) del 5% nel caso in cui la soglia di reddito del 2025 non fosse superiore a 33mila euro. In base a quanto previsto dalla relazione tecnica alla manovra 2026 sono circa 3,8 milioni di lavoratori i beneficiari potenziali dell’imposta sostitutiva al 5% sugli incrementi retributivi corrisposti ai dipendenti del privato nel 2026, in attuazione dei rinnovi contrattuali sottoscritti dal 1° gennaio 2024 al 31 dicembre 2026. Sia la premier Giorgia Meloni che il ministro del Lavoro Marina Calderone hanno manifestato l’intenzione di rinnovare la misura in manovra in un pacchetto di misure per sostenere buste paga e produttività.

Proprio nell’ottica di sostenere buste paga e produttività, nell’elenco dei candidati a entrare in manovra c’è anche la conferma della tassa piatta del 15% per i lavoratori dipendenti del settore privato, entro un limite annuo di 1.500 euro, su maggiorazioni e indennità per lavoro notturno, maggiorazioni e indennità per lavoro prestato nei giorni festivi e nei giorni di riposo settimanale, indennità di turno e ulteriori emolumenti connessi al lavoro a turni (previsti dai contratti collettivi nazionali di lavoro). La manovra dello scorso anno, che aveva introdotto la misura per il solo 2026, ne aveva definito i confini ai dipendenti privati con reddito non superiore a 40mila euro (utilizzando il 2025 come periodo di riferimento).

Altro vantaggio fiscale in cerca di coperture e di una concreta messa a terra è la detassazione delle tredicesime, passando anche in questo caso per una Flat tax. Nelle intenzioni della politica sarebbe un ulteriore sollievo per i redditi più bassi. Con un’aliquota al 15% per i redditi fino a 15mila euro l’operazione costerebbe mezzo miliardo. Ma nei giorni scorsi il presidente della commissione Finanze della Camera Marco Osnato ha sottolineato come si possa pensare di investire ulteriormente sul punto azionando sia la leva dell’imposta sostitutiva che della soglia di reddito. Il tentativo di alleggerire il carico fiscale in occasione del periodo natalizio era stata già “messa a terra” nel 2024 con il bonus una tantum di 100 euro per i lavoratori dipendenti con reddito fino a 28mila euro e con almeno un figlio fiscalmente a carico: misura che era stata adottata proprio in attesa «dell’introduzione del regime fiscale sostitutivo» previsto dalla delega fiscale. Ora la manovra rappresenta l’extra time per realizzare e dare continuità a una misura pensata nella riforma fiscale per abbattere il prelievo sui lavoratori dipendenti e consentire così un maggiore potere d’acquisto, sostenendo la domanda in occasione delle festività natalizie.

Sul fronte della fiscalità immobiliare, invece, il viceministro dell’Economia Maurizio Leo ha aperto all’ipotesi di estendere la cedolare secca sugli affitti anche ai negozi. La necessaria premessa di Leo è quella di «trovare le risorse». L’intervento «se si trova un giusto equilibrio» sarà «limitato a certe categorie», ha spiegato. Un riferimento c’è già ed è il caso rimasto (per ora isolato) dell’applicazione del regime di tassa piatta previsto per il 2019. Solo per i contratti stipulati quell’anno era stato previsto che i canoni di locazione di immobili in categoria C/1 di superficie non superiore a 600 metri quadrati di proprietà di persone fisiche potessero essere tassati con la tassa piatta al 21% invece dell’Irpef ordinaria. Tra le ipotesi circolate c’è anche quello di ridurre il requisito della superficie, che così com’era nell’edizione 2019 guardava potenzialmente a 1,5 milioni di proprietari persone fisiche di immobili. Va ricordato che era stata la delega fiscale a riaccendere la speranza di un prelievo agevolato sugli immobili commerciali locati a imprese e professionisti, ma il principio è rimasto inattuato proprio per assenza di risorse.

Sempre in tema casa tra le misure in cerca di conferma c’è anche l’assetto attuale anche i bonus edilizi per i lavori di ristrutturazione. Senza un intervento, infatti, la misura dell’agevolazione scenderebbe al 36% per l’abitazione principale e al 30% per le altre (come le case a disposizione e quelle sfitte). Una proroga del meccanismo attualmente in vigore garantirebbe, invece, il 50% per i lavori sull’abitazione principale e il 36% per le altre abitazioni. A questo si potrebbe aggiungere anche una conferma del bonus mobili ed elettrodomestici, che scade il prossimo 31 dicembre e allo stato attuale può contare su un’aliquota di detrazione è al 50% per tutte le abitazioni entro un limite di spesa di 5.000 euro annui.

Sui bonus edilizi potrebbe spuntare anche un nuovo ecobonus del 65% che potrebbe “attingere” una quota della flessibilità di bilancio da 14 miliardi legata alla transizione energetica. Per tutta una serie di lavoro potrebbe quindi essere previsto un premio rispetto al livello attuale di sconti fiscali (50% sull’abitazione principale e 36% sulle seconde case fino a 31 dicembre 2026) . Si tratterebbe di un ritorno al passato, quando gli interventi di efficientamento incassavano un bonus più incisivo.

Il Consiglio dei ministri del 16 settembre ha previsto l’esenzione per il bollo per un’auto fino a 80 Kw o una moto per il 2027. L’obiettivo dichiarato dal Governo è quello di rendere a regime la misura, che ha un costo di 2,3 miliardi di euro. Già la manovra potrebbe essere l’occasione per mantenere questi impegni e, come chiesto già da qualche esponente di maggioranza, per vedere se si può fare anche qualcosa in più.

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