Fisco, il giudice unico spinge la chiusura delle mini liti

Contenzioso. Cresciuti del 30,5% in due anni i ricorsi definiti in primo grado fino a 5mila euro di valore. Solo il 10,2% delle decisioni monocratiche è impugnato contro il 22,1% delle collegiali

Nel giro di due anni, tra il 2023 e il 2025, le controversie tributarie fino a 5mila euro definite in primo grado dal giudice monocratico sono cresciute del 30,5% (da 79.785 a 104.120). Non è soltanto il segnale di una macchina giudiziaria che, nella fascia più bassa di valore delle liti, ha imparato ad aumentare i giri. Le decisioni del giudice unico mostrano anche un altro effetto: solo il 10,2% dei suoi provvedimenti viene impugnato, meno della metà rispetto al 22,1% di quelli collegiali. Il monocratico, dunque, non si limita ad assicurare una spinta propulsiva alla chiusura dei fascicoli. Li chiude, nella grande maggioranza dei casi, garantendone la capacità di tenuta. A testimoniarlo sono i numeri contenuti nell’analisi del dipartimento della Giustizia tributaria diretto da Fiorenzo Sirianni (appena riconfermato dal Governo nell’incarico per altri tre anni) sui nuovi istituti del processo tributario introdotti con le misure di riforma del contenzioso.

Numeri che spiegano la scelta dell’Esecutivo con il decreto Pnrr di inizio anno (Dl 19/2026) di potenziarne la competenza, raddoppiando da 5mila a 10mila euro il bacino per i ricorsi notificati dal 2 maggio scorso.

La traiettoria, però, comincia nel 2023. Nel giro di sei mesi si registra un aumento della soglia: prima fissata a 3mila euro per i ricorsi notificati dal 1° gennaio (intervento contenuto nella legge 130/2022 di riforma della giustizia e processo tributari), per poi essere ritoccata a 5mila euro dal Dl 13 con riferimento a quelli notificati dal 1° luglio dello stesso anno. Ora il Dl 19/2026 completa il nuovo salto a 10mila euro. In pratica, in tre anni la competenza del giudice unico è stata più che triplicata.

L’impatto ha rafforzato la traiettoria in questa direzione, sotto la regia del viceministro dell’Economia Maurizio Leo. Sul fronte dei tempi, il vantaggio è tangibile, anche se non imponente. Nel 2025 una causa fino a 5mila euro decisa dal monocratico è durata in media 290 giorni, contro i 297 di una decisione collegiale sopra quella soglia. Più netto il divario nei tempi di deposito del provvedimento: 30 giorni nel monocratico a fronte dei 41 nel collegiale.

La vera differenza si misura però sulla tenuta delle sentenze. «Analizzando i dati del 2025, si evince che nel primo grado di giudizio – spiega il dipartimento della Giustizia tributaria – la percentuale di impugnazione dei provvedimenti monocratici di valore fino a 5 mila euro – pari al 10,2% – risulta inferiore rispetto a quella registrata per i provvedimenti emessi in composizione collegiale, pari al 22,1%».

Peraltro, a contenere le impugnazioni contribuisce anche un altro istituto, introdotto con l’attuazione della delega fiscale (Dlgs 220/2023): la sentenza semplificata. Lo strumento consente al giudice, già durante l’esame della domanda cautelare, di definire il giudizio con una motivazione sintetica quando ravvisa la manifesta fondatezza, inammissibilità, improcedibilità o infondatezza del ricorso, senza bisogno di ulteriori approfondimenti istruttori. Il ricorso alla sentenza semplificata è cresciuto rapidamente. Le controversie definite in entrambi i gradi di giudizio in questa forma sono passate dalle 1.122 del 2024 alle 4.048 del 2025, quasi quadruplicando in un solo anno. E anche qui il dato sulle impugnazioni riproduce lo stesso schema osservato per il monocratico: 4.905 sentenze semplificate emesse in primo grado dal 2024 al 2025, solo il 10,3% è stato impugnato, contro una media di circa il 25% per le sentenze ordinarie di primo grado nello stesso periodo.

Ma torniamo al tema del giudice unico. Se il pattern 2023-2025 dovesse ripetersi, l’estensione della competenza monocratica alla fascia da 5mila a 10mila euro – che nel 2025 rappresentava l’8,8% dei ricorsi pervenuti in primo grado (poco meno di 13.700 procedimenti) e che sommata alla fascia già monocratica fino a 5mila euro costituisce un bacino complessivo del 67,2% del contenzioso di primo grado – potrebbe produrre un effetto analogo su entrambi i fronti misurati finora: tempi di definizione più contenuti e, soprattutto, una quota di impugnazioni più bassa rispetto a quella registrata nel 2025 per il collegiale sopra i 5mila euro. Ora si tratterà di valutare l’impatto sui ricorsi notificati dal 2 maggio scorso, tenendo presente anche la variabile che l’estensione porta nell’alveo delle monocratiche controversie mediamente più complesse di quelle fino a 5mila euro.

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