Formula 1, Verstappen doma il caos di Sepang. E Antonelli allunga

Succede di tutto ma alla fine la spunta l’olandese di Red Bull davanti alla Mercedes di Kimi e alla Ferrari di Hamilton

Max Verstappen torna a vincere a Sepang nove anni dopo che lo aveva fatto anche nella sua ultima edizione ufficiale come GP della Malesia, in cui era arrivato davanti a Hamilton in Mercedes e a Ricciardo sulla stessa Red Bull-Tag Heuer. Vittoria personale numero 72, che va a incrementare una statistica ferma da Abu Dhabi 2025 in una delle giornate più difficili di questa stagione. Una domenica dove si è vista la Mercedes non essere l’auto migliore e crollare a picco la McLaren.

A dividere il podio con Verstappen in primis Antonelli e, meglio che alle Olimpiadi, dopo un ritiro inatteso di Russell per problemi tecnici, un (doppio) colpo di reni storico e memorabile di Hamilton (e pure di Leclerc) che, alla ripresa dall’ennesima ripartenza per via della Mercedes ferma, riesce a togliere il podio al secondo pilota Red Bull, il ritrovato Hadjar, assicurandosi un podio inatteso quanto opportuno per il morale italiano. Il tifo tricolore, infatti, resta diviso fra l’amarezza per la stagione ancora mediocre della Ferrari, salvata per fortuna da un cambio di passo decisivo del sette volte campione inglese, e la conferma dell’astro nascente di Bologna, un giovane ventenne Antonelli che è sempre più instradato a diventare il più giovane campione del mondo della storia. E il primo italiano dopo un lungo digiuno di sette decenni.

Leclerc quarto, con una posizione regalata come per Hamilton grazie alla debacle di Russell e, una, a onor del vero, conquistata con le unghie e con i denti per non essere da meno dal leone con cui divide il box: grazie a una veemenza che non gli si vedeva da tempo, infatti, anche il monegasco ha saputo tirar fuori artigli ed energie per assicurarsi il miglior arrivo possibile per le sue possibilità, subito dietro al suo compagno in rosso. Una performance molto importante per il morale Ferrari ma anche per la classifica mondiale: ora Leclerc rimette il naso al quarto posto, uno smacco fortissimo per i “papaya” che vedono il campione uscente al quinto posto e Piastri al settimo, con Verstappen oggi a pari punti con Norris e in difetto solo per il confronto diretto dei risultati.

Dopo un ritardo quasi da record da oltre un’ora e mezza causa diluvio, la gara bahreinita in trasferta ha avuto un avvio molto incerto, dove il caos precedente ai vari start merita parecchia menzione: acqua stagnante, aquaplaning, Hadjar finito nella ghiaia durante il giro di formazione, poi problemi tecnici sia per Max Verstappen sia per Lewis Hamilton, con la procedura nuovamente sospesa e le vetture rimandate ai box. Non sono inoltre mancate confusione sull’ordine della pit lane e sulle gomme mentre la pista cambiava rapidamente; Hamilton ha definito via radio inizialmente le condizioni «estremamente scivolose».

La gara ha poi completamente rimescolato la griglia. Kimi Antonelli inizialmente era riuscito a prendere il comando e a guidare davanti a Verstappen, che nel frattempo aveva presto superato Russell. La variabile decisiva è diventata la scelta delle gomme: nello stesso momento si sono viste intermedie, slick e soft, con una pista che si asciuga abbastanza rapidamente. Hamilton è rimasto sulle slick cercando di sfruttare l’evoluzione dell’asfalto; Charles Leclerc ha invece perso terreno nella fase iniziale. Le squadre che hanno pagato di più alla fine sono state Ferrari e McLaren.

Tuttavia, la capacità, la testa e la voglia di portare a casa almeno una vittoria nel 2026 di Verstappen gli hanno permesso di rimettere rapidamente ordine alla corsa e si è ripreso la testa. Da quel momento il quattro volte campione del mondo ha costruito il proprio margine con continuità, mentre Antonelli e Russell si sono installati alle sue spalle. Senza più preoccupazioni, senza rivali credibili: Hadjar ed Hamilton più di così davvero non potevano, nonostante i distacchi più volte neutralizzati da diverse safety car. Leclerc occupava la sesta posizione fino al ritiro di Russell: per Maranello, dopo una prima fila sfiorata al sabato e due vetture nelle prime quattro caselle, il bilancio resta quello di un’occasione lasciata per strada soprattutto nella lettura delle condizioni.

Plauso ad Alonso e alla sua decima posizione, finalmente in zona punti come in Olanda. Molto poco per un pedigree come il suo, ma davvero molto dal punto di vista personale ed ispirazionale: un pilota già campione che rinnova ancora per un’altra stagione mostra una tenacia, una forza, un’energia e una aggressività che, al di là del lato economico sempre presente e prioritario in questo tipo di operazioni, resta comunque esemplare e confortante per il pubblico e i colleghi. Per quanto “gli convenga”, infatti, quanti altri piloti delle ultime generazioni potranno restare così affamati, capaci e competitivi alla sua età?

Il Gran Premio del Bahrain si è corso dopo nove anni a Sepang, a circa 6.000 km da Sakhir, senza cambiare nome: Formula 1 Gulf Air Bahrain Grand Prix. La gara di aprile era stata cancellata il 14 marzo, dopo che le ritorsioni iraniane seguite all’inizio della guerra, il 28 febbraio, avevano raggiunto il Bahrain, Manama compresa. Il recupero nasce da un accordo fra FIA, F1, Bahrain e Malesia: secondo il circuito di Sepang, il Bahrain paga i diritti alla F1 e incassa la biglietteria. Questo weekend Stefano Domenicali ha confermato a Sky Sport sia le prove del Qatar (29 novembre) sia Abu Dhabi (6 dicembre), sulla base delle informazioni e delle garanzie ricevute. Cade così l’ipotesi e la grande illusione di Imola come sede di riserva per il finale. La decisione è stata comunicata in un’intervista, non con un comunicato ufficiale, e resta legata alla situazione nel Golfo. Ma durante il Minardi Day di due settimane fa, con oltre 600 vetture storiche, 30 monoposto di Formula 1 e un’affluenza record di tifosi per questa ricorrenza, è chiaro che il pubblico italiano contasse molto su questa opzione, anche come riscatto per la triste conclusione e annullamento della storia di questa pista nella massima serie, che nel 2023 aveva visto annullare l’ultimo appuntamento previsto per la nota alluvione con gravi conseguenze per tutta la regione.

«Nessun pilota vuole davvero correre in Italia», aveva detto pochi giorni fa maldestramente Bottas a sfavore di un possibile ritorno a fine stagione per eventuale “recupero” in Italia, aggiungendo che ad Abu Dhabi le tasse non ci sono. Il giorno dopo ha precisato: pagare non è un problema, purché le regole siano note; a irritare i piloti è un fisco «tornato indietro di sette o otto anni» su redditi che ritenevano di non dover dichiarare in Italia. Il dossier esiste. Dopo un esposto presentato nel giugno 2025 dall’avvocato Alessandro Mei, la Guardia di Finanza di Bologna ha controllato se le scuderie con sede all’estero, cioè tutte tranne Ferrari e Racing Bulls, abbiano versato le imposte sui compensi dei piloti nei GP italiani dal 2018. Secondo il Resto del Carlino, per Imola 2020 e 2021 sono già arrivati all’Erario quasi 100 milioni di euro fra imposte e sanzioni; le verifiche si sono estese a Monza.

Le agevolazioni fiscali sono ovviamente una leva nella competizione all’aggiudicazione dei grandi eventi. L’Italia aveva previsto agevolazioni per Milano-Cortina 2026 e un pacchetto ampio per l’America’s Cup di Napoli 2027; il Regno Unito concede esenzioni evento per evento, di recente per i Commonwealth Games di Glasgow 2026. Sono di solito strumenti pensati per grandi “giga e mega” eventi singoli, non per un Gran Premio che torna ogni anno. Monza è sotto contratto fino al 2031: alla prossima trattativa, se è questa l’aria che tira fra i piloti, bisognerà probabilmente tenere conto anche di questi fattori che, in un mondo di atleti sempre più pagati, conquisteranno sempre più peso negoziale. Da considerare anche che agevolazioni e crediti d’imposta dovrebbero essere condizionati alla transizione ecologica: per essere premiati, insomma, occorrerebbe superare due diligence sempre più restrittiva in quanto ad azzeramento dell’impatto di carbonio, utilizzando energia da fonti rinnovabili e massimizzando seriamente la mobilità sostenibile.

Il ritorno della Formula 1 a Sepang ha avuto anche un momento commovente per gli italiani, lontano dal rumore delle monoposto: Stefano Domenicali, presidente e amministratore delegato della Formula 1, ma anche nato nella stessa Emilia-Romagna dell’indimenticato pilota, si è fermato nel punto del circuito dove una targa ricorda Marco Simoncelli, morto qui il 23 ottobre 2011 nella “maledetta curva 11” durante il Gran Premio della Malesia di MotoGP mentre era a bordo della sua bellissima Honda RC212V del team San Carlo Honda Gresini.

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