Francia, le voci dei liceali in protesta contro una scuola che alimenta le disuguaglianze

Dalle classi sovraffollate alla carenza di insegnanti, fino alle contestazioni contro Parcoursup: gli studenti chiedono più risorse e pari opportunità. Al centro della mobilitazione anche il divario tra istituti pubblici e privati e il sospetto di strumentalizzazioni politiche

«Non abbiamo le stesse possibilità fin dall’inizio». È questo il punto da cui parte la protesta dei liceali francesi, scesi in strada per denunciare le condizioni delle scuole e le disuguaglianze che, secondo gli studenti, condizionano il loro futuro già prima dell’ingresso all’università. Le rivendicazioni riguardano la mancanza di insegnanti, gli edifici scolastici degradati, le classi troppo numerose e il funzionamento di Parcoursup, la piattaforma attraverso cui si presenta domanda per accedere all’istruzione superiore.

Dietro la mobilitazione c’è soprattutto la denuncia di un sistema che fatica a garantire a tutti le stesse opportunità. Una questione che attraversa tanto le periferie più svantaggiate quanto il dibattito sull’accesso agli studi universitari e sulle responsabilità dello Stato nel finanziamento dell’istruzione.

A raccontarlo sono anche studenti che frequentano istituti privati e che hanno scelto di sostenere le proteste dei loro coetanei nelle scuole pubbliche. «Sappiamo benissimo di essere privilegiati perché veniamo dal privato», spiegano Lya e Blanche, entrambe sedicenni, durante una manifestazione davanti al loro liceo parigino. Le due ragazze denunciano una distribuzione delle risorse pubbliche che, a loro avviso, non permette di garantire condizioni di studio comparabili. «Vorremmo che i nostri coetanei del pubblico avessero le nostre stesse opportunità».

Il divario emerge soprattutto nelle periferie, dove alcuni istituti devono fare i conti con infrastrutture in cattive condizioni e con la difficoltà di sostituire i docenti assenti. «Ci sono studenti che non riescono a studiare perché i professori non ci sono o perché il soffitto perde acqua», raccontano le due liceali. Una situazione che rende ancora più difficile affrontare gli esami e competere per l’accesso all’università.

La questione delle disuguaglianze è uno degli elementi centrali della mobilitazione. Secondo un rapporto del 2023 di France Stratégie, il 94% dei figli di quadri e dirigenti consegue il baccalauréat, il diploma che conclude la scuola secondaria francese, contro il 62% dei figli di operai non qualificati. Tra questi ultimi, soltanto il 34% ottiene il diploma nei percorsi generali e tecnologici.

Il contesto familiare continua dunque a pesare sulle traiettorie educative. Il problema, sostengono gli studenti, non riguarda soltanto i risultati scolastici, ma anche le condizioni materiali in cui si studia e le possibilità di accedere ai percorsi più ambiti.

Sylvie Shenouda, 17 anni, frequenta l’ultimo anno di un liceo pubblico nel XIX arrondissement di Parigi. Prima aveva studiato nella Seine-Saint-Denis, uno dei dipartimenti più poveri della Francia, dove nel 2023 il tasso di povertà era pari al 39%, contro il 17% del centro della capitale, secondo i dati riportati nel materiale di riferimento.

La sua esperienza le ha permesso di conoscere contesti scolastici molto diversi. Nel liceo che frequenta oggi ci sono 35 studenti per classe, computer fuori uso e videoproiettori che non sempre funzionano. Ma, racconta, la situazione nelle scuole della periferia può essere ancora più difficile.

«Il sistema ci classifica letteralmente in base alla classe sociale», afferma, riferendosi a Parcoursup. Secondo la studentessa, la piattaforma finisce per penalizzare chi proviene da determinati istituti o territori, rendendo più difficile l’accesso alle Grandes Écoles, le istituzioni francesi di istruzione superiore più selettive. Per questo, tra le rivendicazioni della mobilitazione c’è anche la richiesta di abolire il sistema.

La critica non si limita ai criteri di selezione. Gli studenti chiedono più fondi per le infrastrutture e per il personale, denunciando un circolo vizioso in cui la chiusura delle classi e la riduzione dei posti di insegnamento aumentano il numero di alunni per docente e rendono più complicata la gestione delle lezioni.

Le difficoltà non riguardano soltanto gli studenti. Anche gli insegnanti segnalano condizioni di lavoro sempre più pesanti, stipendi che faticano a tenere il passo con l’inflazione e crescenti problemi nel reclutamento del personale.

Bettina, cinquantenne insegnante di spagnolo in un liceo privato convenzionato, sostiene le proteste e riconosce le differenze tra il suo istituto e molte scuole pubbliche. «Sono consapevole di lavorare in condizioni piuttosto vantaggiose rispetto ai miei colleghi [...]

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