
Va all’asta da Il Ponte la Wunderkammer dell’mprenditore e designer, base di partenza per gli oltre 550 lotti fra 600 e 700mila euro
Esistono oggetti eloquenti, che coniugano memoria, estetica e inventiva, rivelando inaspettate corrispondenze ed esprimendo soprattutto il modo di essere di chi li possiede. Così accade per l’eclettico insieme di opere d’arte, arredi e manufatti selezionati con gusto nel corso di oltre 50 anni dall’imprenditore e designer Gerolamo Etro, fondatore dell’omonima maison, ora proposti da Il Ponte a Milano nell’asta «Gerolamo Etro – A love affair» il 22, 23 e 24 settembre.
Le coppe e i trofei, ma anche i dipinti, i mobili, gli oggetti parlano delle passioni e degli interessi del collezionista: dall’argenteria ed ebanisteria inglese alle regate veliche, dal golf all’equitazione, dall’antiquariato al design dell’ultimo secolo.
“Il filo rosso che lega i lotti che proponiamo in asta è proprio la personalità di chi li ha scelti: Gimmo Etro ha saputo costruire intorno a sé spazi scenografici, circondandosi di oggetti mai banali, sempre curiosi e unici per qualche loro particolarità”, spiega Marco Redaelli, capodipartimento di arredi antichi de Il Ponte.
Fra i dipinti spiccano un’elegante dama ritratta con tocco moderno da Vittorio Matteo Corcos, “La Casta Diva” del 1903, (stima 22-25mila euro), che s’ispira all’omonima aria della Norma di Vincenzo Bellini e il “Ritratto di Stanley Baldwin” eseguito da Glyn Warren Philpot (1884-1937), che unisce cura stilistica e dettagli psicologici (12-15mila). Vanta poi una committenza prestigiosa, quella della Royal Academy di Londra, il divano ovale con poggia schiena centrale (4.500-5mila) della metà del XIX secolo, realizzato dalla manifattura inglese Holland&Sons, che lavorò anche per la famiglia reale britannica. Una grande coppa in argento, dono dei musicisti italiani di Philadelphia ad Arturo Toscanini, ricorda invece la leggendaria tournée compiuta negli Stati Uniti dal maestro e dall’Orchestra della Scala fra 1920 e 1921 (12-15mila euro).
Complessivamente in vendita andranno oltre 550 lotti, con una base di partenza che oscilla fra 600 e 700mila euro.
Interessante notare come l’occhio attento di chi sa selezionare si riscontri anche in opere dal valore economico non molto elevato, oppure firmate da autori non così celebri. Si va dall’olio su tela del 1936 che ritrae una giocatrice di golf con le unghie smaltate (2.800-3mila) all’effigie di un dandy indiano, firmata dal pittore John Wells nel 1938 (33-35mila), dai raffinatissimi ricami di Jeanne Vicard-Mayonnade, rara testimonianza di fine Art Nouveau (tre pannelli con stima 8-10mila euro l’uno) fino ai cavalli immortalati con sensibilità dal pennello di Frances Mabel Hollams, pittrice inglese specializzata nel rappresentare animali (sette “ritratti” stimati 800-mille euro l’uno). Sulla copertina del catalogo il “Picnic” di William Henry Margetson (18-20mila euro) evoca una gita dell’alta società e insieme a tele raffiguranti partite di polo, eleganti coppie a braccetto e intensi ritratti di giovinetti richiama l’atmosfera sofisticata resa magistralmente da Francis Scott Fitzgerald nel romanzo «Il grande Gatsby». Fra i lotti si scoprono inoltre oggetti inusuali, come due banconi da negozio d’inizio XX secolo, prodotti da Frederick Sage & Co., azienda fornitrice dei grandi magazzini Harrods. C’è anche un dipinto, “St. Valentine’s day”, di John Callcott Horsley, pittore di epoca vittoriana celebre per aver ideato la prima cartolina d’auguri natalizia destinata alla vendita, e poi ancora una bizzarra poltrona biposto del 1950 circa, sagomata a forma di enorme borsetta. Una sorta di Wunderkammer, insomma, testimone di scelte compiute senza ossequio alle mode passeggere, da vero connaisseur.
Articolo precedente
L’uomo faceva uso di sostanze psicoattive già 25mila anni fa
Articolo successivo
Alberto Fassi: «Per fare impresa, non smettere mai di sognare»

