
Al Gropius Bau di Berlino la più ampia retrospettiva istituzionale mai dedicata a un’artista della Germania Est
Non esistono vie di mezzo. O ci sei, o ci sei. È questa l’urgenza che attraversa Dabei sein und nicht schweigen — Essere presenti e non rimanere in silenzio — la mostra che il Gropius Bau di Berlino dedica a Gabriele Stötzer. Un manifesto vivente di un’esistenza che non ha mai smesso di affermarsi, in ogni forma possibile: il corpo, lo sguardo, le mani, disseminati su tele, teche, quaderni, schermi. Si respira, in ogni sala, la necessità di esserci fino in fondo — nelle sperimentazioni, nelle solitudini, nelle creazioni condivise.
Curata in stretto dialogo con l’artista, la mostra riunisce circa 150 opere e rappresenta la più grande rassegna mai dedicata a una donna artista della Ddr. Il percorso attraversa mezzo secolo di ricerca — pittura, letteratura, fotografia, arte tessile, film in Super 8, performance e interventi pubblici — restituendo la coerenza di un lavoro che ha sempre interrogato giustizia, genere e autodeterminazione. Attraverso un linguaggio sperimentale e spesso radicale, Stötzer ha costruito controproposte al potere statale e al patriarcato, aprendo spazi di desiderio, resistenza e solidarietà femminista.
La biografia dell’artista si intreccia inevitabilmente con la storia politica della Germania divisa. Espulsa nel 1976 dalla Scuola di Pedagogia di Erfurt per aver partecipato a una protesta, Stötzer trascorse cinque mesi in custodia cautelare per la firma di una petizione, seguiti da una condanna a un anno di reclusione nel carcere femminile di Hoheneck per diffamazione dello Stato. Negli anni successivi la Stasi la sottopose a sorveglianza costante, ostacolando sistematicamente le sue collaborazioni artistiche.
A differenza di molti colleghi, Stötzer rifiutò il trasferimento in Germania Ovest, nella convinzione che un simile gesto avrebbe finito per legittimare, monetizzandolo, il proprio [...]
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