
La denuncia dell’associazione: «Le autorità israeliane continuano a imporre limiti sull’ingresso di olio motore e pezzi di ricambio, forniture necessarie per mantenere in funzione i generatori degli ospedali, le ambulanze, le pompe per l’acqua e le autocisterne»
A Gaza i limiti che le autorità israeliane continuano a imporre sull’ingresso di olio motore e pezzi di ricambio mettono a rischio la vita di migliaia di persone. Questo il monito lanciato oggi da Medici Senza Frontiere (Msf), spiegando che queste forniture sono necessarie per mantenere in funzione i generatori degli ospedali, le ambulanze, le pompe per l’acqua e le autocisterne.
«Il blocco di questi servizi essenziali è emblematico della sistematica distruzione, da parte di Israele, delle condizioni indispensabili alla vita a Gaza», si sottolinea in un comunicato in cui l’organizzazione denuncia che in alcune strutture «a Msf resta a malapena olio motore sufficiente per un mese, e alcune delle apparecchiature stanno già risentendo delle carenze».
«Msf è costretta a cercare scorte sul mercato locale, a prezzi esorbitanti – ha aggiunto – la disponibilità di olio motore è così limitata che, negli ultimi 6 mesi, il suo prezzo è aumentato di 20 volte. Alla fine di luglio aveva superato i 1.300 dollari al litro. Non sono garantite né la qualità né la disponibilità del prodotto».
«Quello a cui stiamo assistendo a Gaza non è una serie di carenze isolate, ma una politica di logoramento deliberata – ha affermato Filipe Ribeiro, capo missione di Msf in Palestina – da più di 2 anni osserviamo come le politiche di Israele ostacolino l’ingresso delle forniture. Queste politiche non si limitano a ritardare gli aiuti; smantellano i sistemi stessi dai quali le persone dipendono per sopravvivere». «Oggi si tratta di olio motore e pezzi di ricambio. Domani sarà qualcos’altro – ha detto Ribeiro – gli articoli cambiano, ma la logica rimane la stessa: ridurre le persone a condizioni in cui la vita diventa insostenibile, in cui la dignità viene sistematicamente sottratta attraverso la negazione dei beni più ordinari e più essenziali».
A Gaza, la maggior parte dell’elettricità è stata interrotta dalle autorità israeliane e gran parte delle infrastrutture elettriche è stata distrutta. Gli ospedali e gli altri servizi essenziali dipendono ormai quasi interamente dai generatori. Senza olio motore e pezzi di ricambio, questi generatori si guastano sempre più frequentemente. Se i generatori smettono di funzionare, non esistono fonti di energia alternative, come pannelli solari o apparecchiature sostitutive. Anche i nuovi generatori e i nuovi veicoli sono stati bloccati dalle autorità israeliane.
Nella nota, Msf ha sottolineato che le conseguenze vanno ben oltre gli ospedali. Attualmente, l’accesso delle persone all’acqua potabile dipende dalle autocisterne che trasportano l’acqua nelle aree in cui la popolazione ha trovato riparo. Un’indagine condotta a luglio dalle organizzazioni che monitorano l’approvvigionamento idrico e i servizi igienico-sanitari ha rilevato che il 90% delle famiglie vive una situazione di insicurezza idrica da moderata ad alta. Senza olio motore, tutti i trasporti rischiano di fermarsi, comprese le autocisterne indispensabili per rifornire d’acqua la popolazione nel pieno del caldo estivo, le ambulanze, gli autobus che consentono al personale sanitario di raggiungere il lavoro e i camion che trasportano le forniture umanitarie. Anche panifici e mulini per la farina dipendono dai generatori, con il rischio che la produzione alimentare venga ulteriormente compromessa.
«Le restrizioni di Israele sono diventate sempre più estese, impedendo l’ingresso non solo di generatori e veicoli, ma anche di articoli di uso comune, dalle pomate per le malattie della pelle alle guarnizioni in gomma necessarie per le macchine utilizzate per pulire le apparecchiature mediche. Le carenze riguardano ormai praticamente ogni aspetto della vita a Gaza, lasciando ospedali e organizzazioni umanitarie senza forniture di base», ha concluso Msf.
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