Gears of War: E-Day, Marcus Fenix torna alle origini dell’apocalisse

Il prequel ritrova la forza del rapporto fra Marcus e Dom e la brutalità degli scontri con le Locuste. La campagna convince, nonostante qualche sacrificio alla formula storica

Marcus Fenix è il marine tozzo ma agile più amato della storia del videgioco. Delicato come un frigorifero lanciato dalle scale è terrore, schiva proiettli come una libellula riparandaso da un muro all’altro e macella mostri extraterrestri come se non ci fosse un domani. Ma sotto l’armatura c’è un uomo, ed è lì che Gears of War: E-Day – uscito il 6 ottobre per Pc e Xbox e Xbox Game Pass – trova la sua ragione di esistere. Tornare quattordici anni prima del primo capitolo, accanto a Dom nel Giorno dell’Emersione, permette di raccontare la prima volta che ha avuto paura. Prima e unica. Per chi ama questi personaggi, è un richiamo più forte di qualsiasi promessa grafica. Per non parlare di chi è fan della prima ora della serie Gears che da anni aspettavano di tornare a massacrare Locuste.

La campagna è ampia e ben realizzata: alterna esplorazione urbana e battaglie guidate, dando spazio al rapporto fra i protagonisti. Il combattimento conserva coperture e armi dal carattere riconoscibile: la brutalità funziona perché impone ritmo e scelte, oltre a riempire lo schermo di sangue.

Le riserve riguardano soprattutto il movimento. Scivolate e scavalcamenti ampliano le possibilità, ma si perde qualcosa della fisicità di Gears. Le attività secondarie poco varie e i nemici prevedibili attenuano inoltre la tensione. Altre critiche riguardano qualche compromesso visivi su Xbox e problemi di sincronizzazione del doppiaggio italiano. Ma il ritorno convince soprattutto per la prospettiva: vedere Marcus mentre il suo mondo crolla. Da fan, è il motivo per tornare al suo fianco.

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