
La casa cinese fortemente radicata in Europa svela al salone di Parigi le strategie di espansione
Dieci grandi costruttori cinesi allo stesso Salone: a Parigi non era mai successo. Tra i padiglioni di Porte de Versailles i marchi cinesi occupano spazi che fino a pochi anni fa erano dei grandi nomi europei, e c’è chi parla di invasione improvvisa. Ma chi lo dice, tra gli addetti ai lavori, racconta una storia comoda, non quella vera. Il caso di Geely lo dimostra meglio di qualsiasi altro.
«Forse molti di voi conoscono il nostro marchio solo ora», ha esordito Aiden He, CEO europeo di Geely, in conferenza stampa, «ma il nostro legame con l’Europa risale a molto tempo fa». È così. Può essere che un consumatore scopra il marchio Geely solo ora. L’industria europea non può dire altrettanto: con Geely ha firmato accordi, venduto aziende, condiviso fabbriche. Il gruppo, che quest’anno compie 40 anni, è in Europa da venti: prima l’acquisizione del produttore dei taxi neri di Londra, poi nel 2010 l’acquisto di Volvo Cars, quindi Lotus; una quota consistente in Mercedes-Benz e la joint venture paritetica per smart; i motori sviluppati con Renault in Horse. E ora lo stabilimento Ford di Valencia, dove dal 2028 usciranno due SUV elettrici Geely. A questo si aggiungono i centri di ricerca e sviluppo in Svezia e Germania e un centro stile a Milano.
Geely, che nel gruppo comprende anche Lynk & Co e Zeekr, è arrivata in Italia nel luglio 2025, ma il terreno era preparato da tempo. Oggi è presente in 27 mercati europei con oltre 450 punti vendita e assistenza, e solo a settembre ha venduto nel nostro continente 6.700 auto, con vendite mensili quasi quintuplicate da marzo. «La concorrenza a cui guardiamo non riguarda solo i marchi cinesi», ci spiega He. «Guardiamo ai costruttori che sono qui da tempo e producono localmente. Dobbiamo imparare con umiltà, restare e consolidarci. Poi crescere, passo dopo passo».
Geely, del resto, ha già scelto la sua strada, che, a regime, non sarà quella della sola importazione dall’Oriente. «Se si vuole essere davvero presenti in Europa, la localizzazione è obbligatoria», dice He. «Non è solo una questione di dazi: se vuoi vendere volumi importanti, produrre in Europa è fondamentale». Una questione di reattività e tempi di consegna. D’altronde il titolo della conferenza stampa, “In Europe. More For Europe” svela l’intenzione: radicarsi nel tessuto industriale europeo.
A Parigi Gelly ha mostrato i completamenti della sua gamma, che ora inizia a diventare più completa. La novità più importante è la Monjaro EM-i, il SUV ammiraglia ibrido plug-in, al debutto europeo: 4,80 metri, fino a 246 kW e 667 Nm nella versione a trazione integrale, 0-100 in 5,8 secondi, 116 km in elettrico e oltre 900 km di autonomia complessiva, con anche una modalità power extender per chi privilegia comunque la trazione elettrica. Arriverà all’inizio del 2027.
Poi il colpo di scena finale, il “One More Thing” annunciato da He a fine conferenza: la Project KO11, un fuoristrada ibrido plug-in ad alte prestazioni che sfida i 4×4 occidentali più sofisticati, atteso in Europa a fine 2027. In esposizione a Parigi anche, la E5, il SUV elettrico già sul mercato che perà cambia nome (prima si chiamava EX5) e che adotta ora batterie più capienti (da 39.900 euro) e la Starray EM-i, SUV ibrido plug-in con [...]

