
Con il gruppo navale è in corso un programma di quattro anni per un umanoide saldatore, per il quale l’azienda sta progettando una mano specializzata. Con Eni l’accordo è stato annunciato pochi giorni fa
La Lamborghini Urus e l’Audi Q8 condividono lo stesso pianale. Generative Bionics ha applicato lo stesso principio agli umanoidi. La start up è nata dall’Istituto italiano di tecnologia dopo una ventina d’anni di ricerca in robotica e intelligenza artificiale fisica. Il 4 dicembre 2025 ha chiuso un round da 70 milioni, guidato da Cdp Venture Capital e partecipato tra gli altri da Eni Next, e dal 7 gennaio è operativa. A luglio ha presentato il suo robot, Gene.01.
È la piattaforma unica che viene poi vestita in funzione del lavoro da svolgere. Perché «un robot che fa tutto, fa tutto male», spiega l’amministratore delegato Daniele Pucci. L’azienda rivendica di aver lanciato per prima questa strategia, a febbraio, e ora la vede seguita da altri. L’approccio mescola due mondi. Dall’automotive arriva il telaio comune da personalizzare, dagli smartphone l’idea di una piattaforma su cui anche altri possono sviluppare software.
Da qui due linee di prodotto. La prima è un robot con funzioni di base, come camminare e manipolare oggetti, su cui gli integratori costruiscono le proprie applicazioni. La seconda è un robot pronto all’uso, con modelli di intelligenza artificiale e software sviluppati dall’azienda per un compito preciso.
La personalizzazione avviene su tre livelli. Il primo è il modello di intelligenza artificiale, perché un robot che salda non ragiona come uno che lavora in ospedale. Il secondo è il design esterno, che dove serve può resistere ad esempio a calore e polvere. Il terzo sono mani e piedi, su cui si concentra anche parte dell’accordo con Eni. La pelle tattile si usa solo dove è utile: è essenziale in logistica e sanità ed è limitata ad alcune parti nel caso di Fincantieri.
Con il gruppo navale è in corso un programma di quattro anni per un umanoide saldatore, per il quale l’azienda sta progettando una mano specializzata. Il primo impiego è previsto all’inizio del 2027. Gli altri ambiti sono la sorveglianza, la logistica e la sanità, dove sono stati firmati memorandum d’intesa con alcuni grandi ospedali italiani. Ora si aggiunge l’energia.
Eni, che nella start up aveva già investito a dicembre, ha firmato con Generative Bionics un accordo per valutare collaborazioni tecnologiche e industriali a partire da Gene.01. Il primo filone riguarda l’impiego degli umanoidi negli impianti del gruppo in attività di ispezione, teleoperazione, assistenza remota e supporto «in ambienti complessi». Il secondo passa da Versalis, la società chimica di Eni, e dalla controllata Finproject, specializzata in manufatti ultraleggeri.
L’obiettivo è un sistema piede/scarpa più leggero e resistente, con migliore assorbimento degli impatti e aderenza, oltre alla possibile industrializzazione e commercializzazione delle scarpe sensorizzate sviluppate dalla start up. Eni valuterà inoltre tre cose: mettere a disposizione i propri siti industriali per produzione, assemblaggio e test, collaborare su utilizzo, smaltimento e riciclo delle batterie, e offrire la propria capacità di calcolo ad alte prestazioni per addestrare i modelli di intelligenza artificiale fisica.
La stessa logica della piattaforma vale per il prezzo, che segue il valore del lavoro svolto più che il costo del robot. Un umanoide che sposta pacchetti di sigarette non può valere quanto uno che maneggia cellule ingegnerizzate per le terapie oncologiche. Si va così dai 20-30mila euro di un robot che balla ai 140-150mila di uno impiegato in manipolazioni ad alto valore aggiunto.
Oggi Generative Bionics conta circa 110 persone, con un’età media di 36 anni e il 40% di dottori di ricerca. Chiusa la fase di prototipazione, si prepara a 18 mesi di scale up industriale, di cui l’intesa con Eni rappresenta per l’azienda «un passaggio strategico». L’apertura dei preordini è prevista nel secondo trimestre del 2027.
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