
Nel 2025 circa mille torrefazioni hanno prodotto 424.168 tonnellate di caffè tostato e solubile, un volume che colloca il nostro Paese al primo posto nell’Unione europea per il tostato
Il 1° ottobre si celebra la Giornata internazionale del caffè, per la prima volta designata ufficialmente dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, e l’Italia arriva all’appuntamento con i numeri di un settore industriale di primo piano. Nel 2025 sono state prodotte 424.168 tonnellate di caffè tostato e solubile, un volume che colloca il Paese al primo posto nell’Unione europea per il tostato. Le torrefazioni sono circa mille e il fatturato è di 5,9 miliardi di euro. È la fotografia scattata dal Comitato italiano del caffè di Unione italiana food, elaborando i dati Eurostat, Istat, NielsenIQ e Usda.
Sul versante della domanda, il consumo complessivo annuo raggiunge le 287.143 tonnellate, pari a 4,9 chili per abitante e a circa 812 tazzine di espresso a testa. La ripartizione premia le mura domestiche: su cento tazzine, 79 vengono preparate in casa e 21 nei bar e nelle caffetterie. Nelle vendite per il canale domestico il macinato pesa il 64%, cialde e capsule il 24%, il solubile l’8%, i grani il 4%.
Alimentare questa filiera richiede però materia prima che in Italia non si coltiva in quantità significative. Nel 2025 sono arrivate 641.234 tonnellate di caffè verde, decaffeinato incluso (-2,2% in volume, +43,5% in valore), per due terzi Arabica e per un terzo Robusta. Brasile e Vietnam concentrano il 57% dei volumi e il 54% del valore. Gli acquisti dall’estero di caffè già lavorato crescono per il tostato, decaffeinato compreso, con 25.977 tonnellate (+18,1% in volume, +8,6% in valore), mentre il solubile, con 7.781 tonnellate, cala in volume (-14,2%) ma sale in valore (+15,6%). Dopo la trasformazione, il prodotto riparte verso l’estero: l’export di tostato vale 279.290 tonnellate (-4,2% in volume, +23,3% in valore), con Germania, Francia, Polonia, Stati Uniti e Regno Unito ai primi cinque posti, mentre quello di solubile si ferma a 4.550 tonnellate (-1% in volume, +2,5% in valore). Sui 179 milioni di sacchi prodotti nel mondo, i primi cinque Paesi extra Ue sono Brasile, Vietnam, Uganda, Colombia e Indonesia.
Il canale domestico, che assorbe la maggior parte dei consumi, è anche quello in cui le abitudini si stanno spostando. Secondo l’indagine di Altroconsumo per il Comitato, la moka è il sistema prevalente per il 32,5% dei consumatori e le capsule per il 31,2%, seguite da cialde (16,7%) e macchine a grani (15,2%). Tre italiani su quattro bevono caffè regolarmente e, tra chi sceglie l’espresso, l’83% lo beve ogni giorno. Il 78% acquista al supermercato, il 29% anche online, e nella scelta pesa soprattutto il gusto, molto importante o fondamentale per circa il 76%. Il modello italiano resiste anche fuori confine: più della metà di chi beve espresso cerca all’estero bar all’italiana, mentre il 40% segue le usanze locali.
Cambiano anche i gusti e le regole. Sul piano normativo, la Commissione europea ha fissato al 30 dicembre 2026 l’applicazione del regolamento contro la deforestazione per le imprese grandi e medie e al 30 giugno 2027 per le micro e piccole; dal 30 dicembre 2027 entrerà nell’elenco anche il caffè solubile.
Le regole guardano all’origine del prodotto, ma i consumatori la conoscono poco: il 53% dei bevitori si dichiara non informato sulle fasi di produzione e appena il 27% sa che in Italia non si coltiva caffè verde in quantità significative. Da qui l’attenzione alle aree di coltivazione: a Roma, presso l’ambasciata d’Etiopia, si discute dell’Act Coffee Programme, lanciato a marzo 2025 dall’Unido con fondi della Cooperazione italiana in cinque Paesi africani con l’obiettivo di rafforzare la resilienza climatica dei Paesi produttori, sviluppare competenze locali, aumentare il valore generato nei territori di origine e promuovere nuove partnership tra istituzioni, organizzazioni internazionali e settore privato. «Il caffè è uno dei doni più duraturi dell’Etiopia al mondo», ricorda Endaweke Tesfaye, incaricato d’affari dell’ambasciata. «Ogni espresso servito in Italia comincia con un agricoltore all’origine», dichiara Andrea De Marco, dell’Unido. Per Giuseppe Lavazza, presidente del Comitato, «essere un Paese leader nel settore del caffè non significa soltanto saper fare un espresso riconosciuto nel mondo, ma avere la capacità di assumere un ruolo guida nel confronto internazionale».

