Giù la produzione (-1,3%), frenata da moda e chimica

Su base annua crescita zero, in otto mesi il guadagno si riduce allo 0,3%, in forte crescita solo l’energia.

Passo indietro ad agosto per la produzione industriale, che nelle rilevazioni Istat cede l’1,3%, con una variazione nulla su base annua. L’indice scende così ai livelli di un anno prima: per trovare un valore più basso si deve tornare ad agosto del 2025.

A livello di macro-comparti cresce in modo deciso solo l’energia, mentre cedono terreno beni di consumo e intermedi, a fronte di una lieve crescita (+0,7%) per i beni strumentali.

Tra i settori strettamente manifatturieri solo mezzi di trasporto e macchinari (oltre alle altre industrie non classificate) sono in lieve terreno positivo, con frenate diffuse ovunque altrove.

Tessile e chimica i comparti peggiori, con cali a doppia cifra, seguiti a poca distanza in negativo da elettronica ed elettrotecnica. Quasi al palo, ma comunque giù di qualche decimale, il settore alimentare.

Con il dato di agosto si affievolisce la crescita accumulata nei primi otto mesi dell’anno, limitata ora ad appena tre decimali.

Il dato Istat, non brillante, si inserisce ad ogni modo all’interno di una fase di lieve risalita dell’economia, visibile nelle numerose revisioni al rialzo delle stime di crescita per l’Italia, con un Pil visto lievitare a ridosso dell’1% (+0,9% dall’Ocse, +1% da Fitch, Confindustria +0,8%), dallo 0,5-0,6% precedentemente ipotizzato. A mordere però è l’inflazione, rialzo dei prezzi che vede come epicentro ancora una volta l’energia e che dai valori alla produzione si sta traslando con sempre maggior vigore in quelli al consumo, arrivati sui base annua ad una crescita del 4,2% a settembre, dal 3,3% precedente. Crescita repentina dei prezzi che è tra i motivi alla base della frenata dell’indice di fiducia dei consumatori, in calo a settembre, così come in riduzione è il valore relativo a tutte le categorie di imprese, manifattura a parte.

In Europa è da segnalare una situazione mista, con la Francia a cedere tre decimali mentre in Germania si realizza una ripresa inattesa, che vede la produzione industriale di agosto crescere del 2% mensile, del 2,3% su base annua. Il quadro resta ancora in bilico ad ogni modo per il comparto auto, penalizzato in particolare ad agosto da un calo a doppia cifre delle vetture destinate oltreconfine. Nel complesso la produzione domestica si riduce nel mese del 4%, calo identico a quello realizzato nei primi otto mesi dell’anno. A settembre la situazione si stabilizza, con una variazione nulla, mentre il calo dei nove mesi resta attestato a quota -4%, poco oltre i tre milioni di unità. Il che significa il 15% in meno rispetto allo stesso periodo del 2019, prima della crisi Covid.

Nel dettaglio

Ad agosto 2026 si stima che l’indice destagionalizzato della produzione industriale diminuisca dell’1,3%

rispetto a luglio. Nella media del periodo giugno-agosto si registra una diminuzione del livello della

produzione dell’1,1% rispetto ai tre mesi precedenti.

◼ L’indice destagionalizzato mostra ad agosto un aumento congiunturale solo per l’energia (+2,8%); viceversa

si osservano diminuzioni per i beni strumentali (-0,9%), i beni di consumo (-1,2%) e i beni intermedi (-1,8%).

◼ Al netto degli effetti di calendario, ad agosto 2026 la produzione è rimasta invariata rispetto all’anno

precedente (i giorni lavorativi di calendario sono stati 21 contro i 20 di agosto 2025). Cresce in misura

marcata l’energia (+11,5%) e aumentano in maniera modesta i beni strumentali (+0,7%); variazioni negative

registrano, invece, i beni intermedi (-4,0%) e i beni di consumo (-4,4%).

◼ I settori di attività economica che registrano i maggiori incrementi tendenziali sono la fornitura di energia

elettrica, gas, vapore ed aria (+14,5%), le altre industrie manifatturiere, riparazione e installazione di

macchine ed apparecchiature (+2,0%) e la fabbricazione dei mezzi di trasporto (+1,0%). Viceversa, le

flessioni più accentuate si osservano nelle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-14,0%), nella

fabbricazione di prodotti chimici (-11,4%) e nella fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica,

apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi (-9,9%).

 

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