
Alcuni grandi scali sospendono l’impiego del sistema quando si formano file troppo lunghe
Le file infinite ai controlli stanno spingendo i grandi aeroporti europei a disattivare l’Entry/Exit System (Ees) quando i ritardi dovuti all’arrivo di grandi quantità di viaggiatori si fanno troppo lunghi. È questa, spiega Politico, la soluzione a cui gli scali stanno ricorrendo per affrontare i disagi causati da un sistema che sta dando vita a numerose polemiche.
Secondo numerosi aeroporti e compagnie aeree, l’Ees sta rallentando il flusso dei passeggeri negli scali e creando lunghe code, specialmente nel periodo estivo, quando si registrano picchi di spostamenti. Perciò, molti grandi hub europei, per evitare disagi eccessivi alla circolazione, lo disattivano.
È il caso di Air France-Klm – una delle principali realtà del trasporto aereo mondiale – che ha dichiarato a Politico che «quando si formano code durante i mesi estivi di punta il sistema viene disattivato per garantire un transito agevole nei nostri hub di Parigi e Amsterdam». Lo stesso avviene in altri scali, come Francoforte, Bruxelles e Milano.
Si tratta di una soluzione prevista dalla normativa Ue. La sospensione della registrazione dei dati biometrici è stata concessa dalla Commissione fino al 6 settembre al verificarsi di circostanze «eccezionali».
Tuttavia, nove paesi, tra cui l’Italia, stanno già chiedendo che la deroga venga prorogata oltre il termine fissato. In una lettera al commissario europeo agli Affari interni, Magnus Brunner, Italia, Francia, Germania, Belgio, Paesi Bassi, Grecia, Malta, Portogallo e Svizzera hanno ribadito il loro «impegno senza riserve» per la completa implementazione del sistema, ma hanno anche sottolineato che «l’esperienza finora acquisita ha dimostrato che in circostanze eccezionali possono sorgere difficoltà significative e che questi rischi non devono essere sottovalutati».
Il sistema di ingresso e uscita, concepito in seguito agli attacchi terroristici del 2015, è stato avviato in modo graduale a partire da ottobre 2025 in 29 paesi europei, ma è diventato pienamente operativo dal 10 aprile scorso.
Ees è un sistema informatico automatizzato che registra i viaggiatori di paesi terzi che viaggiano per periodi di breve durata (per un massimo di 90 giorni su 180) ogni volta che attraversano le frontiere esterne degli stati che lo utilizzano. Per cittadino di un paese terzo si intende chi non possiede la cittadinanza né di un paese dell’Unione europea né di Islanda, Liechtenstein, Norvegia o Svizzera.
Il sistema si pone l’obiettivo di rendere i controlli alle frontiere più moderni ed efficienti sostituendo gradualmente i timbri sul passaporto. L’Ees mira poi a velocizzare le procedure per i viaggi oltre frontiera grazie a controlli più rapidi, opzioni self-service e la possibilità di fornire le informazioni personali in anticipo. Infine, l’idea alla base del progetto è anche di prevenire l’immigrazione irregolare e aumentare la sicurezza nello spazio Schengen.
La Commissione europea – nonostante a inizio luglio la presidente Ursula von der Leyen abbia ammesso l’esistenza di alcuni «problemi tecnici» – sostiene che, una volta completata una iniziale fase di assestamento, il sistema consentirà di ridurre i tempi di ingresso. Secondo le stime di Bruxelles, a pieno regime la procedura richiederà tra i 10 e i 15 minuti.
Il mese scorso Brunner aveva rivendicato l’efficacia del sistema, affermando che «finora abbiamo registrato quasi 110 milioni di ingressi e uscite e abbiamo già respinto 45mila persone in possesso di documenti falsi, errati o contraffatti. Di questi 45mila respingimenti, 1.100 sono stati effettuati perché le persone rappresentavano una minaccia per la sicurezza dell’Unione europea, anche per legami con il terrorismo» e concludendo che quindi «il sistema di ingresso e uscita fa la differenza e migliora la situazione della sicurezza per tutti gli stati membri e per l’Unione europea in generale».
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