
La possibilità di generare immagini artificiali direttamente su Google Earth è durata meno di un giorno
Forse Godzilla che sta per distruggere la torre Eiffel lo capirebbe anche un bambino che è un falso, generato con l’AI. Le immagini di un attacco militare all’isola iraniana di Kharg – segno di una possibile e ventilata invasione americana – invece sono tutto un altro discorso. Se poi queste immagini sembrano venire da un satellite, il rischio disinformazione diventa altissimo. Così bastato meno di un giorno perché Google ritirasse questa funzione in Google Earth. Quella che consentiva di generare, con un semplice prompt, immagini satellitari artificiali direttamente sulla mappa del pianeta: bastava inquadrare un luogo, cliccare su “Crea immagine” e descrivere ciò che si voleva vedere.
Finzione e realtà che si fondono in uno strumento rimasto fino a quel momento specchio di oggettività per eccellenze, le immagini satellitari. In un’epoca di disinformazione social, cosa mai potrebbe andare storto?
Google, strano a dirsi, non ha pensato alle conseguenze, ma le ha presto viste, in forma di diluvio di deepfake satellitari. Il Campidoglio degli Stati Uniti sommerso da un’alluvione. Centrali nucleari, ospedali, aeroporti e confini internazionali trasformati in scenari di guerra o catastrofe.
Google ha quindi sospeso la funzione.
“Abbiamo visto professionisti del settore geospaziale utilizzare questa funzione per una serie di scopi utili”, ha dichiarato Google in un comunicato. “Tuttavia, abbiamo anche notato che alcune persone condividono screenshot di immagini generate che sembrano violare le nostre politiche. Pertanto, stiamo disattivando questa funzione su Google Earth mentre lavoriamo all’implementazione di misure di controllo più rigorose”.
Gli esperti e gli analisti che si affidano alle immagini di Google per verificare le ultime notizie e le atrocità in zone del mondo difficili da raggiungere sono stati subito sconcertati da questa funzione.
Negli ultimi anni infatti le immagini satellitari sono diventate uno degli strumenti più importanti dell’open source intelligence (Osint). Organizzazioni come Bellingcat, giornalisti investigativi, ricercatori universitari e perfino governi le utilizzano per verificare bombardamenti, movimenti militari, incendi, disastri naturali e violazioni dei diritti umani.
Durante la guerra in Ucraina hanno consentito di documentare l’avanzata delle truppe russe e la distruzione di infrastrutture civili. Nel conflitto di Gaza vengono utilizzate quotidianamente per confrontare immagini diffuse sui social con lo stato reale degli edifici. In Myanmar, Sudan e Siria sono spesso una delle poche fonti indipendenti disponibili quando ai giornalisti è impedito l’accesso sul terreno.
Il motivo è semplice: una fotografia satellitare, pur non essendo perfetta né sempre aggiornata, proviene da sensori controllati da operatori professionali e finora è stata estremamente difficile da manipolare in modo credibile.
Con la nuova funzione di Google Earth questo presupposto cambiava radicalmente.
Un’immagine che mostra un incendio inesistente in una raffineria, un ponte crollato, una portaerei affondata o un aeroporto distrutto potrebbe essere condivisa sui social come se fosse una normale schermata di Google Earth. La credibilità deriverebbe non tanto dall’immagine in sé quanto dall’autorevolezza dello strumento da cui sembra provenire.
Un falso incendio in un terminal petrolifero potrebbe influenzare i mercati energetici nelle prime ore della diffusione. Un’immagine di un porto commerciale apparentemente distrutto potrebbe alterare le aspettative degli operatori logistici. Un’alluvione inesistente in un’area urbana potrebbe alimentare panico, evacuazioni o speculazioni finanziarie prima che arrivi una smentita.
L’intelligenza artificiale riduce infatti tantissimo il costo di produzione di questi contenuti. Ciò che fino a ieri richiedeva software specialistici e competenze di grafica oggi può essere ottenuto con poche parole.
Google ha ricordato che le immagini generate sono contrassegnate dalla filigrana digitale SynthID e che esistono filtri contro gli utilizzi più pericolosi.
Ma molti esperti ritengono che il problema sia più profondo.
Come ha osservato Henk van Ess, ricercatore specializzato in osint, il paradosso è che “il falso viene creato all’interno dello stesso strumento utilizzato per verificare se un’immagine è autentica”.
L’episodio rappresenta probabilmente uno dei primi casi in cui un grande produttore di intelligenza artificiale ritira una funzionalità non per errori tecnici, ma perché altera l’affidabilità di un’infrastruttura informativa considerata essenziale.
È una lezione che va oltre Google. Gli strumenti che costituiscono il riferimento con cui cittadini, giornalisti, imprese e istituzioni cercano di distinguere i fatti dalle manipolazioni.
Se anche questi strumenti diventano generatori di realtà alternative, va in crisi tutto un sistema di fiducia legato alle fonti primarie dell’informazione.