GPT-6 Astra, OpenAI vede l’AGI più vicina. E sfida Anthropic sugli agenti

«Una delle cose che mi ha impressionato è che riesce a trovare problemi che non avevi nemmeno pensato di chiedergli». Sam Altman ha scelto questo esempio per raccontare GPT-6 Astra, il nuovo modello di OpenAI. È una frase meno spettacolare di “intelligenza artificiale generale”, ma probabilmente spiega meglio dove sta andando l’AI.

Il punto è questo: Astra prova a passare dal rispondere alle domande al portare a termine un lavoro. Se gli chiediamo di analizzare una complessa catena di fornitura dei chip, racconta Altman, può arrivare a segnalare autonomamente un problema che non era contenuto nella richiesta iniziale. In altre parole, il chatbot comincia a comportarsi un po’ più come un collaboratore. Con tutti i caveat del caso.

OpenAI lo definisce il proprio modello «più intelligente e allineato». I numeri servono soprattutto a mettere bandierine sul territorio. Astra raggiunge il 99,9% su ARC-AGI-3, il 97,6% su FrontierMath Tier 4 e il 100% su ExploitBench, un test dedicato alla cybersicurezza. Nei compiti scientifici di Terminal-Bench passa dal 22,4% di GPT-5.6 Sol al 64,6%. Sul coding il salto è dal 37,3% al 57,9% in Terminal-Bench 4.0.

Ma il cambiamento più interessante è altrove. Astra promette di saper usare il computer. Può navigare, compilare moduli, aggiornare un CRM, organizzare un calendario, installare software, controllare un sito, lavorare su documenti, fogli di calcolo e presentazioni. Su OSWorld 2.0 ottiene il 72,6% contro il 65,7% del predecessore e, secondo OpenAI, completa questi compiti in circa il 47% di tempo in meno. È qui che l’AI generativa incontra davvero gli agenti: meno conversazione, più mouse virtuale.

C’è poi il tema della memoria operativa. Nei lunghi lavori di programmazione Astra può conservare note e recuperare informazioni dalle precedenti finestre di contesto.

La parte più delicata è la cybersecurity. Astra ha scoperto durante i test anche due vulnerabilità zero-day sconosciute. Una capacità utile a chi deve difendere sistemi informatici, naturalmente utilizzabile anche al contrario. Per questo il modello arriva con limiti più severi. OpenAI sostiene inoltre che, in un test costruito dopo l’incidente di Hugging Face, Astra non abbia mai superato i confini autorizzati, contro il 48% di GPT-5.6 Sol senza le protezioni di produzione.

E l’AGI? Greg Brockman parla apertamente dell’inizio di una nuova era. Altman è tradizionalmente più prudente su una sigla dalla definizione elastica. La questione industriale è forse più concreta: quanto lavoro umano qualificato riesce a completare una macchina, a quale costo e con quanta supervisione.

Ed è qui che Astra cambia la partita. OpenAI arriva al lancio dopo un anno in cui Anthropic ha conquistato terreno soprattutto nel coding e tra le imprese. Astra costa in API 10 dollari per milione di token in input e 50 in output e viene presentato come più efficiente nelle attività complesse.

La gara quindi si sposta. Non basta avere il modello che risponde meglio a un benchmark. Bisogna costruire l’agente capace di lavorare più a lungo, commettere meno errori e costare meno per attività completata. OpenAI, Anthropic e Google stanno trasformando l’AI in una nuova piattaforma di lavoro. Astra è il tentativo di OpenAI di tornare davanti. Adesso deve dimostrare che i record di laboratorio sopravvivono all’ufficio.

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