
l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali disegna un percorso potenzialmente più sicuro e accessibile per le donne in gravidanza, i neonati e le loro famiglie, soprattutto nei territori lontani dai grandi centri ospedalieri
Nuove linee di indirizzo Agenas che puntano a collegare punti nascita, terapie intensive neonatali e servizi territoriali con consultazioni a distanza, trasferimenti più sicuri e controlli anche dopo la dimissione. Ora la sfida è trasformare il modello in servizi effettivamente disponibili.
Un neonato che nasce con difficoltà respiratorie in un piccolo ospedale potrebbe ricevere immediatamente il supporto di uno specialista di terapia intensiva neonatale, anche se questo si trova a decine di chilometri di distanza. Una donna con una gravidanza complicata potrebbe essere seguita attraverso consulti tra professionisti di strutture diverse, evitando spostamenti inutili e individuando per tempo l’ospedale più adatto al parto. E i genitori di un bambino prematuro, una volta tornati a casa, potrebbero continuare a ricevere assistenza attraverso visite e controlli a distanza.
È il cambiamento che l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) prova a dare all’assistenza materno-infantile con le nuove linee di indirizzo organizzative dedicate alla telemedicina nella rete dei punti nascita e della neonatologia, pubblicate il 16 ottobre. Un documento che, al di là delle indicazioni tecniche, disegna un percorso potenzialmente più sicuro e accessibile per le donne in gravidanza, i neonati e le loro famiglie, soprattutto nei territori lontani dai grandi centri ospedalieri.
Secondo i dati CeDAP 2024 richiamati da Agenas, in Italia sono attivi 349 punti nascita, distribuiti in modo disomogeneo. Non tutti dispongono delle stesse competenze specialistiche e delle medesime possibilità di intervento. Una parte dei parti avviene ancora in strutture con meno di 500 nascite annue, mentre le terapie intensive neonatali e i servizi per i casi più complessi sono concentrati negli ospedali maggiori. A questa variabilità si aggiungono differenze territoriali nell’organizzazione dei trasferimenti e nella continuità delle cure dopo la dimissione.
Il nuovo modello cerca di superare almeno una parte di questi ostacoli collegando stabilmente consultori, ospedali, centri specialistici, servizi di emergenza e assistenza territoriale. La novità non consiste semplicemente nell’effettuare una visita attraverso uno schermo: l’obiettivo è consentire a professionisti che lavorano in strutture diverse di condividere informazioni cliniche, immagini diagnostiche e decisioni, senza attendere necessariamente il trasferimento della paziente o del neonato.
Il percorso dovrebbe cominciare già nei consultori, chiamati a individuare precocemente le condizioni che richiedono un livello superiore di assistenza. Le donne con gravidanze fisiologiche potranno continuare a [...]

