Quando il trauma è ancora vivo — e la paura prende il sopravvento — può accadere che in una guerra, insieme alle persone, muoiano anche le idee considerate incrollabili. Che si sfaldi l’impalcatura di un processo di pace nato nel 1993 e costruito nell’arco di tre decenni, perfino tra coloro che ne erano stati i più ferventi sostenitori.
Il 7 ottobre 2023 non sarà ricordato solo come la più grave strage di ebrei in un solo giorno dai tempi dell’Olocausto. Insieme alle circa 1.200 vittime, tra civili e militari, è morta l’idea israeliana della sicurezza garantita dallo Stato e dall’esercito, da un lato, e la fiducia nella possibilità di arrivare un giorno alla creazione di uno Stato palestinese, dall’altro.
Il Pentagono ha dato alcuni giorni fa istruzioni al Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom) di completare i preparativi per la ripresa delle operazioni di combattimento su larga scala contro l’Iran. Lo riporta Axios, citando funzionari Usa. La direttiva non indicava una data specifica per l’avvio degli attacchi e il presidente Donald Trump non ha ancora preso decisioni definitive. Tuttavia, fonti di Usa e Israele hanno affermato che l’azione potrebbe avvenire prima delle midterm di novembre e, forse, prima delle elezioni israeliane di una settimana prima. Nel mirino, obiettivi energetici, infrastrutturali e nucleari iraniani.
Donald Trump attacca il candidato dem al Senato in Michigan, Abdul Mohammed El-Sayed. “E’ pessimo per i ’Dumocrat’. Mentre il suo avversario, Mike Rogers, è eccellente. Mohammed si rifà ai tempi della Jihad. È un estremista radicale, un simpatizzante dei terroristi e non è diverso dal suo migliore amico, Hasan Piker, che odia l’America”, scrive il tycoon su Truth. “Come vanno le cose in Francia? I valori di Mohammed non sono certo quelli degli abitanti del Michigan, né quelli dei nostri grandi Stati Uniti! È la scelta sbagliata per Michigan e America. Votate per Mike Rogers: ha il mio pieno e totale sostegno e non vi deluderà mai”.
Le notizie dal Medio Oriente del 7 ottobre
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