Harley-Davidson Pan America 1250 Limited, come va la maxienduro di Milwaukee

Con quasi 300 kg e 150 cv la “meno Harley delle Harley” punta ai viaggi a 360 gradi, sterrati compresi

Quando Harley-Davidson presentò la prima Pan America nel 2021 (vedi LINK), il mondo delle maxi enduro guardò con un misto di curiosità e scetticismo. Un marchio simbolo del custom americano che sfidava colossi come Bmw Gs, Ducati Multistrada, Ktm Adventure e Honda Africa Twin sembrava quasi un azzardo. Cinque anni dopo, la risposta arriva con la Pan America 1250 Limited model year 2026 (da 27.500 euro), versione che non rivoluziona il progetto originale ma lo porta alla sua massima maturità, proponendosi come una tourer d’avventura pronta a partire direttamente dal concessionario. Più che un semplice allestimento, la Limited rappresenta la sintesi dell’esperienza maturata da Harley-Davidson nel segmento Adventure Touring, eliminando la necessità di ricorrere a costosi accessori aftermarket.

La Limited sfoggia nuove colorazioni, grafiche dedicate e finiture nere del motore Revolution Max, ma il vero valore aggiunto è la dotazione di serie. I nuovi bauletti in alluminio sviluppati insieme a Sw-Motech offrono 120 litri complessivi di capacità, sono impermeabili, removibili e sufficientemente robusti da affrontare lunghi viaggi anche su piste sterrate (peccato per la chiave molto piccola e a rischio di rottura). Con le borse montate, però, aumenta di parecchio l’ingombro laterale della moto: nel traffico si è spesso costretti a restare in coda.

Ai bauletti si aggiungono protezioni motore, paramotore, fari supplementari e numerosi dettagli normalmente acquistabili come optional che H-D ha scelto di offrire di serie.

Non ha subito modifiche, invece, il bicilindrico a V di 60° Revolution Max 1250 raffreddato a liquido da 150 cv e 129 Nm di coppia che poco o nulla ha in comune con gli altri V-Twin di H-D: gira alto, sale rapidamente di giri e offre una progressione quasi sportiva. Sotto i 3mila giri mantiene una buona elasticità, ma è tra i 5mila e gli 8.500 giri che mostra tutta la propria energia, regalando accelerazioni degne di una naked ad alte prestazioni. Anche nei trasferimenti autostradali il propulsore convince per fluidità e contenimento delle vibrazioni (solo qualcuna arriva alla pedana sinistra a velocità autostradali).

Tra le novità più richieste c’è l’adozione di serie del Quickshifter Screamin’ Eagle, il cambio che consente di salire e scendere di marcia senza dover azionare la leva della frizione: le cambiate sono ora molto rapide (abbiamo riscontrato solo qualche indecisione tra prima e seconda nelle cambiate sottocoppia). In generale, il comando risulta preciso, con innesti morbidi anche durante una guida rilassata e nei percorsi più guidati permette invece di mantenere il motore sempre in coppia senza interrompere la spinta.

In sella alla Pan America, a 815 mm da terra (si può alzare a 840 mm), si sta decisamente comodi; i meno dotati in altezza possono optare per l’opzione Adaptive Ride Height delle sospensioni semiattive Showa: quando la moto si arresta la sella si abbassa automaticamente facilitando l’appoggio dei piedi a terra, mentre riprende la posizione ottimale appena si riparte. Davanti al pilota, un display Tft da 6,8 pollici contiene tutte le informazioni necessarie (con qualche curiosa interpretazione nella traduzione in italiano dall’inglese). Ci sono connettività con lo smartphone, navigazione tramite app dedicata, cruise control, fari adattivi Daymaker, cornering Abs, controllo di trazione sensibile all’inclinazione e cinque Riding Mode preimpostati più altri personalizzabili (ogni modalità regola automaticamente potenza, freno motore, Abs e controllo di trazione). Spostare da fermo i 299 kg in ordine di marcia, con i 21 litri del pieno, è un’operazione che richiede buoni muscoli; anche a bassa velocità occorre un po’ di tempo per familiarizzare con la Pan America.

In marcia, la guida si fa decisamente più semplice, grazie alle sospensioni la cui taratura varia continuamente in funzione del fondo stradale, della velocità e del carico, riuscendo a coniugare molto bene comfort e sostegno. In effetti, l’aspetto più interessante della Pan America è che continua a non comportarsi come una Harley: l’avantreno è preciso, l’inserimento in curva rapido e la ciclistica comunica sicurezza anche quando il ritmo aumenta. I cerchi a raggi tubeless assorbono efficacemente le asperità e il telaio sfrutta il motore come elemento stressato, contribuendo a mantenere elevata la rigidità complessiva. Sul misto veloce la Limited cambia direzione con una facilità inattesa, mentre nei lunghi curvoni autostradali trasmette una stabilità granitica. Il motore è abbastanza elastico e riprende in sesta anche dai 60 km/h senza scalciare.

E il fuoristrada? Gli sterrati più leggeri e le strade bianche sono alla portata dell’americana, con i controlli elettronici a sorvegliarne le reazioni; il peso, comunque, induce a maggior prudenza anche i piloti più esperti.

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