Parla Andrea Della Valle, presidente di Hogan, vicepresidente del Gruppo Tod’s e membro del consiglio di amministrazione del Gruppo Tod’s
«I tempi della moda e la necessità, in un mondo accelerato, di guardare sempre avanti spesso ci privano del piacere di riflettere sui progetti costruiti negli anni, sugli incontri, sulle piccole grandi avventure in cui ci siamo imbarcati. Ci sono alcuni episodi e persone però che occupano un posto speciale nei miei ricordi e una di queste è Karl Lagerfeld, che disegnò una capsule per Hogan nel 2010». Andrea Della Valle non è uomo da lunghi preamboli o verbose dissertazioni, ma per raccontare i primi 40 anni del marchio di cui è presidente appare insolitamente ciarliero e riflessivo allo stesso tempo e riserva a Lagerfeld, scomparso nel febbraio 2019, un posto d’onore: «Dimentichiamo tutti troppo in fretta troppe cose – aggiunge Della Valle –. Per questo è importante approfittare di anniversari tondi come il 40° di Hogan per cristallizzare una storia e darle il giusto spazio in quella della moda e del nostro gruppo degli ultimi decenni».
Come è nata l’idea di affidare il racconto di Hogan a quattro giovani registi?
Credo che il cinema sia, fin dalla sua nascita, una forma d’arte capace forse più di altre di coinvolgere il pubblico, di scatenare reazioni ed emozioni che si trasformano in ricordi indelebili. Lo aveva intuito Gabrielle Chanel fin dagli anni 30, quando il cinema muoveva i suoi primi passi. Non abbiamo scelto però volti famosi né registi conosciuti. Abbiamo preferito, grazie alla collaborazione con il Centro sperimentale di cinematografia di Roma, coinvolgere giovani talenti, tutti nati sul finire dello scorso millennio. Abbiamo chiamato il progetto Made to move, born to rise e lo presenteremo stasera a Milano. Non volevamo inscenare una autocelebra- zione, ma una vera e propria festa della creatività e dell’osmosi tra arti. La moda come la intendiamo noi è una di queste: coglie o anticipa i desideri delle persone, non impone, dà loro strumenti per esprimersi e vivere al meglio le loro giornate.
Che indicazioni avete dato ai quattro registi, Paoli De Luca, Nicolò Folin, Gregorio Mattiocco e Sarah Nardocci?
L’obiettivo era lasciare che si esprimessero liberamente, concentrando in pochi minuti il racconto legato a una parte del percorso di Hogan. Hanno creato minifilm di circa tre minuti che, visti uno dietro l’altro, hanno la lunghezza di un cortometraggio. Il progetto comprende una parte più didascalica, con foto delle scarpe originali e tanti modelli d’epoca, la parte cinematografica deve permettere di sognare, più che di ragionare sul passato.
Hogan è nato nel 1986 e lei ha raccontato spesso come l’idea di concentrarsi sulle sneaker le sia venuta a New York, vedendo come già allora si fossero diffuse quelle che da noi ancora chiamavamo scarpe da tennis o da ginnastica. Poi vi hanno seguiti praticamente tutti i marchi della moda e del lusso…
La forza del marchio Hogan non viene solo dall’essere arrivato per primo né dalla consapevolezza, forse anche dall’orgoglio, di essere stati imitati da moltissimi altri. Abbiamo continuato a crescere, in questi 40 anni, perché ci siamo evoluti, lanciando nuovi modelli, ma sempre con moderazione, quando ci sembrava di aver creato qualcosa di autenticamente diverso. Abbiamo sviluppato nuovi materiali o migliorato quelli esistenti, alla luce di una sostenibilità sociale e ambientale che è nel nostro dna indipendentemente da ogni obbligo di legge o pressione esterna. Ascoltiamo tutte le persone che lavorano nei nostri laboratori e stabilimenti e quelle che collaborano dall’esterno, perché ogni suggerimento può essere utile.
Tornando a Karl Lagerfeld, siete stati pionieri anche nelle collaborazioni. Ce ne sono altre in vista?
Le capsule collection sono stimolanti per tutti, ma deve scoccare un’autentica scintilla tra noi e i creativi che chiamiamo a collaborare. Magari inaspettata, che risulti però autentica, non costruita a tavolino. Lo scopo è innescare un circolo virtuoso che ci permette di vedere e farci vedere da pubblici diversi, senza mai tradire chi ci conosce. Anzi: mostrando ai clienti più fedeli che non siamo solo affidabili, ma pure attenti alla contemporaneità e persino autoironici. Non è un momento facile per la moda: per raccontare una storia, come piace fare oggi, bisogna averla, una storia. Hogan e l’intero gruppo Tod’s ce l’hanno e vogliamo raccontarla sempre meglio.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Articolo precedente
Il private equity accelera nell’agrifood: 4 miliardi investiti in cinque anni
Articolo successivo
Bayraktar «Rafforzeremo Piaggio Aerospace»

