
L’esposizione “I Brueghel, Le origini dei generi pittorici in Europa” è al Palazzo Reale fino al 31 di gennaio
Le scene contadine che come prima cifra e i paesaggi densi di figurine affaccendate di animali e di oggetti del quotidiano, si stagliano su prospettive dai dettagli naturali fino a costituire un vero microcosmo, che è poi una ricercata wunderkammer, in grado di celare in formati medio piccoli financo precetti moralistici.
E ancora le nature morte degli incantevoli cromatismi in un trionfo di fiori, in composizioni sontuose. Questo e molto altro furono i bruchi della dinastia che nella seconda metà del XVI secolo e per gran parte del XVII, riempì i mercati fiamminghi ed europei di dipinti di varia tipologia e dalle caratteristiche tipiche e ben riconoscibili per una committenza per lo più fatta di commercianti e borghesi, e che pure incantò i più blasonati principi della Chiesa romana, primo fra tutti il cardinale Federico Borromeo, grande ammiratore e collezionista di Ian Brueghel il vecchio che in Italia fu Brueghel dei Velluti.
Alla dinastia dei Brueghel il Palazzo Reale di Milano dedica la mostra I Brueghel, Le origini dei generi pittorici in Europa – progetto a firma di Bernard Aikema, con la curatela di Carlotta Triolo – promossa dal Comune di Milano Cultura e prodotta da Palazzo Reale e Ventiquattrore Cultura Gruppo Il Sole 24 Ore.
Il censimento di Betlemme
Tra i quadri eccezionali in mostra di Peter Brueghel il giovane si segnala Il censimento di Betlemme. In un paesaggio innevato, come raccontato nel Nuovo Testamento, la Sacra Famiglia si reca a Betlemme per essere censita, ma a rubare in parte la scena a Maria e a Giuseppe, figurine in basso nel quadro, sulla sinistra una scena quasi raccapricciante, lo sgozzamento dei maiali, e poi i bambini che giocano invece nel laghetto.
Insomma, il paradigma con loro è davvero cambiato e sono le scene popolari ad essere le protagoniste. Un vero diletto che dal capostipite Brueghel il Vecchio e poi dai figli Peter il Giovane e Jan Brueghel il vecchio costituì la chiave di un successo che, a partire dal padre, si affermò in riedizioni aggiornate per un pubblico crescente che da Breda e dal Brabante si estese alle tante capitali europee, facendo del brand Bruegel, nella capricciosa varietà semantica che inevitabilmente si confrontava con le prescrizioni della riforma, una seriale garanzia di acclarata fortuna, i brand è uno dei momenti e uno degli aspetti più Perché come spiega l’ideatore della mostra Bernard Aikema “con il loro linguaggio artistico non classico da una parte, e dall’altra per via di una suddivisione categorica di tematiche sistematiche in nature morte, paesaggi, ritratti e allegorie, oltre ad ambientazioni mitologiche, i Brueghel sono stati i primi a sistematicamente presentare questa tipologia, questo sistema delle arti che adesso noi prendiamo per scontato, ma che invece nasce proprio da loro”. E ancora, “è mia ferma convinzione che il Cinquecento, allargato fra la fine del Quattrocento e l’inizio della Guerra dei trent’anni all’inizio del Seicento, sia un momento cruciale, paradigmatico nella storia culturale ma anche visiva dell’Europa. Un’esposizione, questa, dedicata alla influente dinastia artistica del Rinascimento europeo, che con oltre 80 opere tra dipinti, disegni e stampe, tra cui alcuni fra i celeberrimi paesaggi innevati e scene di vita contadina, ha il grande merito di fare il punto sul sistema dei generi pittorici che, a partire da questa casata di artisti, da forma alla pittura moderna europea così come la conosciamo oggi.
La mostra I Brueghel, Le origini dei generi pittorici in Europa è un progetto a firma di Bernard Aikema, con la curatela di Carlotta Triolo, ed è promossa dal Comune di Milano Cultura e prodotta da Palazzo Reale e Ventiquattrore Cultura Gruppo Il Sole 24 Ore.
I Brueghel, Le origini dei generi pittorici in Europa, Milano, Palazzo Reale, fino al 31 di gennaio.
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