La moda torna a parlare alle persone, non a un ideale astratto di perfezione. Sulle passerelle della MFW Primavera/Estate 2027 , appena conclusa, hanno sfilato donne e uomini di età diverse, modelle âgée, persone non binarie, volti segnati dal tempo, corpi e identità differenti. Da Gucci a Prada, da Taller Marmo a Vivetta, la presenza di over 50 e over 60 non è sembrata una semplice scelta di casting, ma il segnale di un cambiamento più profondo: la bellezza non coincide più necessariamente con la giovinezza, la levigatezza o l’assenza di imperfezioni, è parte di un’identità da raccontare. «Il tema centrale è l’autenticità: il rischio del perfezionismo esasperato è quello di produrre volti artificiali, tutti simili tra loro», dice Michele Magnani, Senior Global Make Up Artist per MAC Cosmetics. «Un difetto può essere anche un tratto distintivo della persona e può diventare un pregio. Il viso è come una sorta di mappa della nostra esperienza: un volto porta con sé ciò che abbiamo vissuto: il dolore, la gioia, le esperienze accumulate negli anni». Ed è qui che ritorna anche il pensiero di Anna Magnani sulle rughe conquistate nel tempo: non necessariamente qualcosa da cancellare, ma una parte di sé da conservare. «E questo si riflette anche nel beauty della stagione: pelle sempre più naturale, sopracciglia meno costruite, capelli lasciati liberi di esprimere la propria texture. Il make-up si alterna alla quasi assenza di trucco a gesti fortemente individuali, un trucco espressivo con eyeliner grafici, glitter e rossetti rosso corallo».
La pelle: minima, perfezionata, ma quasi invisibile
La pelle diventa ancora più naturale rispetto alle stagioni precedenti. La base c’è, ma deve quasi scomparire: niente effetto coprente, niente stratificazioni evidenti. L’obiettivo è una pelle perfezionata ma trasparente, sulla quale risultano visibili la texture e le caratteristiche individuali del volto. E’ un filone seguito da Alberta Ferretti, il trucco è praticamente invisibile. La pelle è idratata, con un effetto healthy bronzing e blush che simula il rossore lasciato dal sole. Da Prada l’incarnato è naturale e soft-matte, blush discreto e labbra rosa mattone appena accennate. Volto molto pulito da Ferragamo, la pelle è uniforme, sopracciglia naturali e pochissimi elementi grafici. Da Etro, il trucco resta delicato, ma lavora sui toni dorati del tramonto, quindi non è completamente nude: introduce luce e colore senza trasformarsi in un make-up pesante. Il naturalismo si fa più sensuale da Roberto Cavalli, il mua Yadim Carranza per Kiko Milano ha lavorato su una pelle luminosa e dewy, con punti luce strategici e blush rosa, per un effetto fresco, radioso e sofisticato. La base delle pelle è molto pulita da Dolce&Gabbana, mentre da Dhruv Kapoor diventa glow, super naturale e idratata, ottenuta con quantità minime dello Studio Radiance Tint Stick di MAC Cosmetics.
Blush o anti-blush? Tra guance accese e lentiggini in vista
Il blush sembra muoversi in due direzioni opposte. Da una parte si alleggerisce fino quasi a scomparire, lasciando spazio a tecniche più sottili di definizione ad effetto lifting; dall’altra torna come rossore naturale, boyfriend blush, applicato per imitare l’effetto del sole e del movimento. Max Mara, il cui make-up è firmato da Lisa Butler e Maurizio Calabrò per NARS, ha riportato in passerella gli anni ‘50, ma senza nostalgia. L’incarnato è fresco e pulito, ma il viso è esaltato dal boyfriend blush. Un blush molto marcato è stato intercettato da THE ATTICO, un riferimento alla nightlife, agli anni Ottanta e ai club kids degli anni Novanta. La mua Inge Grognard, per Missoni, porta sul viso un blush borgogna molto realistico, sulle guance e sul ponte del naso, quasi fosse il rossore lasciato dal sole. Nei backstage, le lentiggini naturali delle modelle non sono state coperte; al contrario, sono state valorizzate e, in alcuni casi, persino ricreate per accentuare l’effetto di una pelle autentica e poco costruita. È accaduto anche alla New York Fashion Week PE 2027: da Cult Gaia, alcune modelle hanno sfilato con lentiggini ricreate artificialmente per accentuare l’effetto di una pelle naturale.
Occhi protagonisti, labbra forti: il make-up torna a osare
Nella prima sfilata curata da Silvana Armani, per Giorgio Armani, gli occhi sono in primo piano. La mua Hiromi Hueda ha creato uno sculpting molto delicato e radioso esaltato da uno smoky eyes nero e allungato verso l’esterno, illuminato da un tocco dorato al centro della palpebra. Interessante da Luisa Beccaria l’impiego di tonalità che non fanno pensare subito all’estate. Michele Magnani ha usato degli ombretti verde rame, acquamarina, ottanio e azzurri polverosi e trasparenti, che lui definisce “un sospiro d’arte”. Da Marco Rambaldi lo sguardo è decisamente più costruito: da una parte ombretto bianco polveroso con mascara molto marcato, effetto spider lashes; dall’altra eyeliner grafico nei toni del nero, marrone e burgundy, che rilegge il cut crease Accento rosso sulle palpebre da Fendi, mentre da Sportmax alcune modelle hanno sfoggiato un ombretto blu dal finish lucido, altre un eyeliner grafico dall’anima punk. Scenografici gli occhi di THE ATTICO: smoky eyes neri, ombretti colorati, glitter, cristalli e gioielli, in alcuni look il glitter invade anche viso e labbra. Antonio Marras è sempre teatrale: labbra rosso rubino vellutate, occhi con ombretti in crema, foglia d’oro e glitter, fino alla vera e propria maschera couture applicata sul volto. Labbra segnate da un rossetto geranio molto vivace da Zifei Wang. Per Ferragamo labbra burgundy, che danno al viso un accento rétro e sofisticato, quasi cinematografico. Da Diesel va in scena il concetto di trucco “vissuto” al limite: il rossetto rosso sbavato come dopo una notte intensa.
Hairstyling: nessuna regola, libertà di movimento
L’hair styling abbandona in gran parte l’idea di una chioma perfettamente disciplinata. In passerella dominano texture naturali, movimento, volume e un’imperfezione studiata, con look che sembrano costruiti quasi senza sforzo. Da Prada, Miuccia Prada e Raf Simons affidano ancora una volta i capelli a Guido Palau, che lavora su corti più liberi e texturizzati e su chiome cotonate, arruffate, quasi secche, alternate a qualche dettaglio wet. La stessa libertà attraversa Missoni, dove Damien Boissinot valorizza la texture naturale con onde morbide, code bassissime e ciocche lasciate sul viso, come mosse dal vento. Da Roberto Cavalli lo stesso hairstylist accentua sensualità e volume con cotonature centrali e onde undone. Per Moschino, l’hair stylist Paolo Soffiatti, insieme al Team Wella Professionals guidato da Orazio Anelli, sceglie lunghezze morbide e ondulate, raccolti leggermente vissuti e code semplici, persino con l’elastico lasciato a vista. Da Vivetta, invece, Matteo Pasinato con il Team Wella Professionals propone due direzioni: code rétro anni Novanta e tagli corti dal carattere boys, modellati soprattutto con le mani per rispettare movimento e texture naturali. Max Mara sceglie Odile Gilbert, che propone capelli mossi, piccoli raccolti dall’aria quasi improvvisata e code basse, mentre da Etro i ricci e le onde vengono aperti con le mani e spazzolati per ottenere una chioma leggera e soffice Più teatrale il lavoro di James Pecis per Antonio Marras, tra raccolti bouffant, cotonature, frange corte e bob vissuti. THE ATTICO, con Jawara Wauchope, moltiplica invece le identità: dall’out of bed ai pixie cut androgini, dai caschetti wet alle onde hollywoodiane volutamente un po’ sgualcite. Da Diesel prevale il wet look, con capelli slicked-back e quasi sudati; Sportmax interpreta lo stesso filone in chiave più lucida, alternando raccolti essenziali e texture ricce lasciate libere.

