
L’intelligenza artificiale complica la verifica dei costi e dei diritti nelle produzioni. A Futura 2026 il confronto su incentivi, contratti e tracciabilità: come documentare chi ha fatto cosa, una domanda che riguarda anche i videogiochi.
Un produttore sa quanto è costata una scena. Potrebbe però non sapere esattamente come è stata realizzata. Un volto ringiovanito, una voce corretta, uno sfondo ricostruito: il risultato arriva sullo schermo, mentre il percorso dei materiali resta dentro il software di un fornitore. Quando da quel percorso dipendono diritti, contratti e credito d’imposta, la questione entra direttamente nei conti del film.
Si parte da qui per provare a studiare e governare l’impatto dell’Ai in una delle industria culturali più esposte all’intelligenza artificiale e più fragili. Nel corso della due giorni Futura 2026, l’evento dedicato all’audiovisivo che si è svolto a Roma il 28 e 29 ottobre è accaduto quello che in parte sta accadendo in tutti i mercati dove si producono contenuti di intrattenimento, dal videogioco all’editoria. Nel caso del grande e piccolo schermo c’è però una complicazione in più.
Negli ultimi quattordici mesi il quadro è cambiato tre volte. Dal 2 agosto 2026 si applica l’obbligo di trasparenza dell’art. 50 dell’AI Act. Dal 30 settembre è in vigore il D.Lgs. 160/2026 sulla responsabilità civile e penale nell’uso dell’intelligenza artificiale. Il Ministero della Cultura ha messo nero su bianco cosa deve esserci nei contratti con autori e interpreti per non perdere il tax credit. E in Parlamento è stata depositata una proposta di legge su voce, immagine e prestazione artistica.
Il tax credit che è uno dei principali mezzi di finanziamento per questo industry permette alle imprese di compensare debiti fiscali e previdenziali con un credito calcolato sui costi ammissibili. È una componente dell’equilibrio economico di una produzione. Ma è stato costruito prima che queste tecnologie entrassero nei workflow. «Se alcune spese vengono escluse – ha spiegato Benedetto Habib (Partner, Indiana Production Spa) – cambia il conto sul quale il produttore ha costruito il progetto». L’incertezza sull’impiego dell’AI può così risalire dal reparto di post-produzione fino al tavolo di chi deve finanziare il film. cinema.cultura.gov.it
Usare l’intelligenza artificiale, va chiarito, non comporta automaticamente la perdita dell’incentivo, ha però sottolineato Elena Giacone, dirigente del Ministero della cultura. Il decreto esclude i costi dell’AI riferibili alle prestazioni creative e artistiche di soggetto e sceneggiatura, direzione e attori principali, facendo salva l’AI riconducibile agli effetti speciali relativi a questi ultimi. Impone inoltre, a pena di decadenza, di dichiarare nei titoli di testa o di coda le parti dell’opera o le lavorazioni nelle quali è stata utilizzata. Un conto è dunque stabilire quali spese contribuiscono al calcolo del credito; un altro è rispettare gli obblighi necessari a conservarlo.
Il problema però resta e serviranno delle indicazioni più chiara da parte del Ministero anche perché, hanno sottolineato in molti addetti ai lavoro, i confini sono difficili da tracciare. L’Ai può correggere una ripresa, estendere una prestazione o sostituirla. Le conseguenze per il lavoro e per i diritti degli artisti cambiano parecchio. Anche il trattamento economico dovrebbe poter distinguere questi impieghi senza costringere ogni produzione a negoziare da capo il significato delle [...]
Articolo precedente
Accordo tra Novamarine ed Edge Europe su droni navali a guida autonoma

