Il costo della siccità e l’opportunità che può arrivare dal riciclo dell’acqua

Ancora possibili interventi per contribuire a invertire la rotta o trovare soluzioni. Una delle strategie indicate dagli esperti, passa per il recupero a la corretta gestione delle risorse idriche

Da una parte la siccità, e il suo peso che potrebbe costare, all’Italia, 74 miliardi di euro e 960mila posti di lavoro. Dall’altra l’opportunità che deriva dal riciclo e, quindi, recupero dell’acqua degli scarichi che potrebbe arrivare a un risparmio del 50%. Sono i tasselli di un mosaico in cui gli effetti del cambiamento climatico si fa sentire e in cui, a crescere sono, soprattutto, le temperature.

A spiegare che la siccità, in un quadro come quello attuale con un aumento di 2 gradi potrebbe costare 74 miliardi di euro e 960mila posti di lavoro, è lo studio svolto dai ricercatori della Fondazione Centro Euro-Mediterraneo sui cambiamenti climatici (Cmcc) e del Politecnico di Milano che per la prima volta analizza i costi economici di una siccità prolungata in Europa (’Multi-Year Droughts and Their Compounding Economic Impacts in Europe’ è il titolo dello studio). L’analisi indica una estrema «vulnerabilità» perché la soglia dei +2 gradi manderebbe in crisi il sistema.

A fare i conti con la siccità anche i settori produttivi. A iniziare dall’agricoltura che subisce il trauma immediato. In questo caso il recupero, secondo lo studio, è di due o tre anni grazie a una serie di interventi che passano dalle assicurazioni al cambio di colture. Ma ci sono anche edilizia e manifattura. E poi un altro aspetto, che riguarda, invece, il pericolo incendi. In questo caso, con un ambiente più arido è più facile la propagazione delle fiamme i cui effetti hanno costi notevoli che si prolungano nel corso degli anni.

Non tutto però, è perduto e qualche intervento per contribuire a invertire la rotta o trovare soluzioni, c’è. Una delle strategie indicate dagli esperti, passa per il recupero e riciclo dell’acqua.

«L’estate del 2026 sta confermando che la crisi idrica non è più un’emergenza episodica, ma una nuova condizione strutturale con cui dobbiamo imparare a convivere – dice Francesco Fatone docente all’Università Politenica delle Marche e membro del Comitato Tecnico-Scientifico di Ecomondo con responsabilità per l’intera area Water -. La scarsità della risorsa è certamente aggravata dal cambiamento climatico e richiede politiche e interventi con orizzonti temporali di alcuni decenni. Una parte rilevante della nostra vulnerabilità dipende, tuttavia, anche dal modo ancora inefficiente e lineare con cui utilizziamo e gestiamo l’acqua».

Per l’esperto, alla luce dei consumi idrici che caratterizzano sia il settore agricolo sia quello industriale, è necessario intervenire sia sulla disponibilità della risorsa, «sia sull’efficienza del suo utilizzo e sulla possibilità di impiegarla più volte».

«In questo scenario cambia anche il significato del riutilizzo delle acque reflue depurate – aggiunge -. Gli impianti di depurazione possono evolvere da infrastrutture poste alla fine di un processo lineare a elementi di congiunzione tra città e territorio, capaci di accrescere la resilienza idrica attraverso una migliore integrazione tra usi urbani, industriali, agricoli e ambientali».

Qualche dato: « In alcuni contesti, l’acqua recuperata potrebbe sostituire circa il 10-30% dei volumi oggi prelevati da fonti convenzionali – argomenta -; in specifiche aree produttive, potrebbe arrivare a soddisfare dal 50% fino alla quasi totalità del fabbisogno industriale. La stessa risorsa può inoltre essere destinata a impieghi differenti nel corso dell’anno, sulla base della stagionalità della domanda, delle condizioni di disponibilità e delle priorità definite dal territorio».

Quindi attenzione alla pianificazione e anche ai costi delle soluzioni infrastrutturali che «devono essere confrontati con il valore reale dell’acqua e con quello delle attività economiche e sociali che essa rende possibili».

«Nei periodi di abbondanza idrica, il ritorno degli investimenti può apparire poco sostenibile – conclude -; durante una siccità, gli stessi investimenti diventano pienamente compatibili con il valore delle produzioni, dei posti di lavoro e dei territori che contribuiscono a proteggere. Per questo è indispensabile ampliare l’orizzonte temporale della pianificazione e incorporare nei calcoli economici e finanziari anche i costi attesi del cambiamento climatico e dell’inazione».

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