
In Italia solo il 24% dei pazienti raggiunge i target da Linee guida e il punto critico da noi è la riabilitazione post-infarto
Sei persone su dieci non arrivano agli agognati 130/80 millimetri di mercurio per la pressione. L’83% dei pazienti si ritrova con il colesterolo Ldl, quello “cattivo”, che rappresenta il fattore causale dell’infarto e facilita la rottura della placca, superiore ai 55 milligrammi per decilitro. Una persona su tre fa i conti con la necessità di controllare al meglio il diabete e il 31% dei soggetti deve affrontare anche una malattia renale cronica. Insomma, se si parte dalle raccomandazioni delle linee guida della Società europea di Cardiologia (Esc), per chi ha avuto un infarto o comunque è andato incontro a tecniche di rivascolarizzazione delle coronarie o ancora soffre di angina instabile non c’è proprio di che sorridere.
A segnalarlo una volta di più sono i risultati appena pubblicati dello studio Euroaspire VI, condotto in 27 Paesi tra cui le principali nazioni europee e l’Italia, che ha partecipato con alcuni centri. La ricerca, presentata al Congresso Esc di Monaco di Baviera, ha avuto un obiettivo ben preciso: confrontare le strategie diagnostiche e terapeutiche nei pazienti con cardiopatia ischemica per valutare se quanto indicato nelle prescrizioni dell’Esc viene effettivamente rispettato dopo la dimissione dall’ospedale. «I risultati, purtroppo, non sono così soddisfacenti come si potrebbe sperare – commenta Furio Colivicchi, presidente della Fondazione Anmco per il Tuo Cuore e leader nazionale per lo studio Euroaspire VI -. Nonostante la disponibilità di farmaci efficaci e sicuri in grado di controllare i diversi fattori di rischio, e che hanno dimostrato ridurre il rischio di progressione della malattia e di nuovi eventi, nella pratica clinica il loro utilizzo è evidentemente non sufficiente».
Dalla grammatica alla pratica, insomma, il salto è lungo. «L’osservazione di un insufficiente controllo dei fattori di rischio e subottimale adesione a uno stile di vita sano, come riportato nello studio Euroaspire VI fa emergere la forte necessità di investire in prevenzione e riabilitazione dopo un evento acuto, ma evidenzia come la strada da fare [...]

