
Ok dell’aula di Montecitorio con 165 voti favorevoli e 80 contrari. Il Dl interviene sulla giustizia e la professione di avvocato e attua le direttive del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo
Il decreto giustizia-migranti è legge. La Camera ha approvato in via definitiva il provvedimento – su cui il governo aveva posto la fiducia – con 165 voti favorevoli e 80 contrari nella tarda serata di mercoledì 5 agosto. L’Aula di Palazzo Madama aveva dato l’ok a fine luglio. La scadenza per la conversione in legge era fissata per l’11 agosto. Il testo interviene in due ambiti strategici, giustizia e immigrazione, e contiene norme che spaziano dalla professione forense al Patto europeo su migrazione e asilo, passando per i controlli nei confronti degli stranieri fermati alle frontiere o soccorsi in mare.
Il decreto interviene innanzitutto sulla professione di avvocato: l’esame di stato, con l’approvazione del Dl, si svolgerà in un’unica sessione annuale e si articolerà in tre prove, due scritte (oggi sono tre) e una orale. L’obiettivo è ridurre i tempi della procedura concorsuale.
Le prove scritte si svolgeranno sui temi formulati dal ministro della Giustizia con il solo ausilio dei codici annotati con la giurisprudenza, come Codice civile e Codice penale, ma i candidati non potranno avvalersi di testi o scritti, anche informatici, né strumenti elettronici o di telecomunicazione, «pena la immediata esclusione dall’esame disposta con provvedimento del presidente della sottocommissione, sentiti almeno due commissari».
Le due prove scritte consisteranno rispettivamente nella stesura di un parere motivato e di un atto giudiziario su questioni riguardanti una materia scelta dal candidato tra diritto privato, penale e amministrativo.
L’esame orale si articolerà in tre parti. Nella prima verrà chiesto agli aspiranti avvocati di risolvere un caso pratico di diritto privato, penale o amministrativo a seconda della preferenza del candidato. Nella seconda si dovrà rispondere a tre quesiti: il primo in materia di diritto processuale, civile o penale, il secondo in materia di diritto sostanziale, civile, penale o amministrativo, e il terzo in materia di diritto costituzionale, commerciale, del lavoro, internazionale, dell’Unione Europea o tributario. In tutti e tre i casi sarà il candidato a scegliere l’ambito del diritto in cui cimentarsi. Nell’ultima parte verrà posta una domanda in materia di ordinamento, deontologia e previdenza forense.
Il provvedimento interviene a sostegno della prosecuzione e del potenziamento del processo di digitalizzazione dell’amministrazione della giustizia, autorizzando una spesa di 6,5 milioni di euro per il 2026 e di 17,5 milioni per ciascuno degli anni dal 2027 al 2034. Per la manutenzione e l’assistenza specialistica è invece stanziato un fondo di 12,5 milioni annui a decorrere dal 2027.
Sul fronte del funzionamento della giustizia, il decreto proroga al 31 dicembre 2026 l’incarico dei magistrati giudicanti nello stesso ufficio, «al fine di assicurare la piena funzionalità degli uffici giudiziari e il graduale trasferimento ad altro ufficio o ad altra funzione dei magistrati giudicanti che hanno raggiunto il termine massimo di permanenza individuato dal Consiglio superiore della magistratura».
Per quanto riguarda l’immigrazione, il decreto prevede l’attuazione delle direttive e dei regolamenti europei sulla protezione internazionale, sull’accoglienza dei richiedenti asilo e sugli accertamenti per gli stranieri fermati alle frontiere o soccorsi in mare, introducendo, ad esempio, controlli sanitari e fermo amministrativo. Il Dl prevede poi l’adeguamento delle banche dati, come il sistema Eurodac.
Per effetto del provvedimento, aumenta da 60 a 90 giorni dalla formalizzazione della domanda il periodo nel quale i richiedenti protezione internazionale non possono lavorare.
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