Il Fisco tutor delle imprese aumenta l’appeal: 224 società già ammesse

Cresce ancora il numero dei soggetti ammessi. Ora doppia spinta con la circolare delle Entrate e con le modifiche al decreto Omnibus per i rischi fiscali pregressi

Il Fisco tutor delle imprese aumenta i giri del motore. E un’ulteriore spinta è in arrivo dopo la circolare ad ampio raggio (la 6/E/2026) firmata giovedì 6 agosto dal direttore delle Entrate Vincenzo Carbone e le modifiche del decreto Omnibus (varato definitivamente martedì dal Consiglio dei ministri) sotto l’impulso del viceministro dell’Economia Maurizio Leo. La novità delle ultime ore è che il contatore ora segna 224 aziende ammesse al regime di cooperative compliance (l’adempimento collaborativo).

Cresce dunque l’elenco degli ammessi rispetto all’ultimo aggiornamento che a fine 2025 faceva segnare 221 adesione. Numeri in progressione importanti perché si tratta per il momento di grandissime imprese. Basti pensare che a fine dello scorso anno l’imponibile monitorato era stimato intorno a 49 miliardi di euro. Cifre che fanno capire perché l’amministrazione finanziaria stia investendo su questo regime di disclosure da parte delle imprese, che sono tenute a certificare il loro sistema di gestione del rischio fiscale, e poi una volta avvenuto l’ingresso di accompagnamento da parte dell’agenzia delle Entrate.

Attualmente la principale porta d’ingresso al regime è rappresentata dalla soglia di 500 milioni di euro di volume d’affari o fatturato (in presenza dei requisiti si può entrare anche da altre porte “laterali” come, ad esempio, l’interpello nuovi investimenti) . Ma dal 2028 la soglia scenderà più in basso a 100 milioni di euro, come previsto dal cronoprogramma delineato dall’attuazione della riforma fiscale. Un ampliamento che potrebbe arrivare ad abbracciare altre 11mila imprese. Senza dimenticare, però, la sfida più nevralgica: l’ingresso su opzione da parte delle Pmi, che sono sotto la soglia dimensionale. Una sfida che è prima di tutto culturale: superare anche l’ostacolo dei costi iniziali per dotarsi e certificare il tax control framework (Tcf) può avere vantaggi in futuro non solo nei rapporti con il Fisco ma anche, tra gli altri, con stakeholder e mondo fiinanziario e bancario per l’accesso al cxredito.

Una leva per convincere ulteriormente ad aderire è arrivata dal decreto Omnibus. Oltre ad estendere al 31 dicembre il periodo per la certificazione del Tcf delle imprese che hanno fatto richiesta di adesione nel 2024 e nel 2025, il provvedimento interviene sui rischi fiscali pregressi all’ingresso. Con la possibilità di dilazionare le imposte dovute fino a 20 rate trimestrali e senza sanzioni da ravvedimento. Una chance che consente un maggior margine di tranquillità soprattutto su quei temi più complessi da gestire che potrebbero essere soggetti a una diversa interpretazione tra amministrazione finanziaria e contribuente. È il caso, ad esempio, delle divergenze in relazione all’applicazione di principi contabili internazionali.

Lo schema d’azione è in realtà una sorta di arricchimento di quanto già previsto ora per le imprese con i requisiti dimensionali per entrare nella cooperative compliance. Quindi le comunicazioni dei rischi fiscali pregressi devono essere «effettuate improrogabilmente entro centoventi giorni dalla notifica del provvedimento di ammissione al regime» ma soprattutto devono essere effettuate «prima che il contribuente abbia avuto formale conoscenza di accessi, ispezioni, verifiche o dell’inizio di qualunque attività di accertamento amministrativo o di indagini penali sui rischi comunica».

In questo solco ora si innesta la possibilità di versare gli importi per regolarizzare il pregresso in unica soluzione o in forma dilazionata in un numero massimo di venti rate trimestrali di pari importo. Il versamento integrale delle somme dovute, o dell’importo della prima rata, deve essere effettuato entro 60 giorni dalla notifica al contribuente della risposta dell’agenzia delle Entrate e, sull’importo delle rate successive alla prima, sono dovuti gli interessi calcolati dal giorno successivo al termine di versamento della prima rata. Il mancato pagamento di una delle rate diverse dalla prima entro il termine di pagamento della rata successiva comporta la decadenza dal beneficio della rateazione e l’iscrizione a ruolo dei residui importi, oltre alla sanzione da omesso o ritardato versamento e agli interessi.

La mano viene tesa ora anche alle Pmi che sceglieranno il tax control framework opzionale. Un allineamento che tende a dare più impulso anche a questo canale di ingresso nel regime.

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