
Il nodo sta nel definire i destinatari dei nuovi sussidi. L’idea iniziale, a cui i tecnici del ministero dell’Economia hanno lavorato fin da prima dell’estate, si concentrava sui lavoratori dipendenti sotto una certa soglia reddituale
Il caro carburanti continua a non dare tregua al Governo, in un momento che si fa sempre più delicato per l’entrata in piena campagna elettorale. I rincari continuano a proseguire e questo, in giorni concitati tra gli uffici dell’Esecutivo per mettere nero su bianco finalmente gli “aiuti mirati”, non aiuta.
I record si superano giorno dopo giorno. Se per la benzina – oggi a 2,1 euro al litro – ci riferiamo ai massimi annuali, con valori non troppo distanti dai massimi del 2022, subito dopo l’inizio della guerra russo-ucraina, quando il prezzo della verde ha toccato i 2,184 euro al litro. Circa otto di centesimi di differenza.
Per il gasolio il discorso è diverso. Perché il massimo storico è stato già raggiunto durante questi mesi di tensione mediorientale, complice anche un rialzo delle accise sul gasolio (pareggiando quelle sulla benzina) deciso a inizio anno con l’ultima legge di Bilancio.
L’ultimo aggiornamento è quello di stamattina e segna 2,208 euro al litro, 1,5 centesimi in più rispetto a ieri. Tutto questo con un taglio sulle accise del diesel che vale 17,1 centesimi al litro.
Lo sconto, in realtà, è destinato a cessare. Da Palazzo Chigi la volontà era di interromperlo giorni fa e d’altronde non è un segreto, dato che alla festa per il record di longevità dell’Esecutivo lo aveva detto esplicitamente la premier Giorgia Meloni.
La quadra, sia tecnica che politica, non è stata trovata in tempo. Anzi, fa ancora discutere. Ma Meloni si è sbilanciata dicendo di voler mettere fine a una misura che aiuta anche chi non ne ha bisogno e di voler cambiare rotta per passare agli interventi selettivi.
Il nodo sta nel definire i destinatari dei nuovi sussidi. L’idea iniziale, a cui i tecnici del ministero dell’Economia hanno lavorato fin da prima dell’estate, si concentrava sui lavoratori dipendenti sotto una certa soglia reddituale, affidando alle aziende il compito di individuare puntualmente i più bisognosi, in particolare perché costretti a utilizzare l’auto per andare al lavoro. Ma l’esclusione delle partite Iva è stata bocciata come «errore clamoroso» da Matteo Salvini, per cui il bonus dovrebbe riguardare anche gli autonomi.
L’aiuto però non può alleggerirsi troppo, perché una somma inferiore a 120-150 euro (cioè 40-50 euro al mese) rischierebbe di essere controproducente anche sul piano dell’immagine. L’aumento delle tipologie di soggetti in fila per il bonus impone quindi di abbassare la soglia di reddito, spostando su un altro terreno la stessa difficoltà politica.
Su queste premesse, numeri e criteri sono destinati a ballare ancora nei prossimi giorni. Tanto più che in scena è entrata anche l’ipotesi alternativa di uno sconto sul bollo auto.
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