Il Governo francese in risposta alle richieste degli studenti: più risorse per l’istruzione

Il primo ministro Lecornu: «Tradurremo le proposte degli studenti dei licei in emendamenti. Ciascuno dovrà assumersi le proprie responsabilità»

Le proteste? «È un loro diritto, anche per contestare il governo. Abbiamo il dovere di ascoltarli. Prendere sul serio i giovani significa tanto sostenere il loro impegno quanto condividere con loro le difficoltà, ma anche i vincoli». Il primo ministro francese Sébastien Lecornu ha tentato di calmare gli animi, nel suo messaggio alla nazione. Poco prima erano però giunti a Palazzo Matignon due messaggi contrastanti: la richiesta delle organizzazioni degli studenti a essere ricevute e l’abbandono dei colloqui con il Governo da parte dell’intersindacale dell’istruzione pubblica.

Lecornu non ha escluso maggiori risorse per la scuola, sia pure con prudenza: dopo aver ricordato che l’Istruzione è uno dei pochi ministeri a vedere un aumento delle spese (1,2 miliardi), «tradurremo – ha aggiunto – le proposte degli studenti delle scuole superiori in emendamenti. Il dibattito avrà luogo e ciascuno dovrà assumersi le proprie responsabilità, a cominciare dal governo. Ha inoltre aperto una stagione di dialogo «a partire da domani, in ogni liceo» per raccogliere proposte. Cinque i cantieri aperti: sostituzione degli insegnanti assenti, condizioni degli edifici scolastici, organizzazione delle giornate, orientamento e partecipazione degli studenti.

Sulle violenze, «voglio essere chiaro», ha detto. «Le forze dell’ordine non hanno ricevuto l’ordine di affrontare gli studenti delle scuole superiori. La loro missione è proteggere i beni, ma soprattutto le persone, far rispettare la legge e consentire l’accesso agli istituti scolastici. Devono farlo in modo proporzionato, in un contesto spesso molto difficile. Bisogna riconoscerlo, e voglio ribadire loro il nostro sostegno. Ma quando un giovane viene gravemente ferito, le indagini devono accertare le circostanze dell’accaduto nella massima trasparenza». «L’ho ricordato ieri – ha concluso – all’Assemblea nazionale: il rispetto dello Stato di diritto si impone a tutti».

Le proteste di liceali hanno perso vigore. Una pausa, probabilmente, in attesa della grande manifestazioni di giovedì: i sindacati Snes-Fsu, Cgt, Fo e Sud hanno indetto una giornata di sciopero e di mobilitazione a sostegno degli studenti delle superiori. Mercoledì, secondo il ministero degli Interni, 459 istituti registrano una sospensione totale o parziale delle lezioni (276 totale, 183 parziale), contro 891 di martedì. «Azioni e perturbazioni» sono stati registrati in 232 licei, contro 496. Le proteste sembrano essersi concentrate sulle università: 80 campus universitari sono bloccati, ha informato l’Union etudiante. A Science Po, a Parigi in rue de Guillaume, vicino Boulevard Saint-Germain, si sono registrate tensioni con le forze di polizia.

Le parole del presidente francese Emmanuel Macron, che martedì sera ha ricordato «la necessità di mantenere l’ordine e di intervenire in caso di violenze», chiedendo al tempo stesso che gli interventi siano proporzionati ed evocando «empatia», ha spinto il ministro degli Interni Laurent Nuñez a sospendere provvisoriamente l’uso delle granate stordenti (Grenades assourdissantes, o stun grenades), usate solo dalla polizia francese e quella canadese: di produzione francese hanno la funzione di creare un rumore da 160 decibel e un grande flash di luce. Se lanciate verso l’alto – come prevedono le regole di ingaggio – non creano danni o ferite, ma non sono mancati episodi di lanci verso le persone.

Lunedì uno studente di Lens ha perso la mano per un uso scorretto di questi strumenti, episodio che ha aperto le porte alla decisione di Nuñez. I sindacati di polizia hanno però protestato: «Proponiamo la sospensione delle operazioni di mantenimento dell’ordine pubblico», ha detto Axel Ronde, presidente nazionale del sindacato Cftc Police, invocando «Il diritto di ritirarsi dal servizio, visti i rischi di essere feriti senza poter reagire», ha precisato il sindacalista.

Anche il Rassemblement national, di destra radicale, ha criticato la decisione: «Emmanuel Macron sta sempre dalla parte di chi se la prende con la polizia», ha detto Marine Le Pen, che ha aggiunto: «Chiaramente, io penso che la polizia faccia il proprio lavoro». «Nel corso dei suoi mandati il capo dello Stato ha molto spesso messo sotto accusa la polizia. Ha molto spesso manifestato la sua avversione nei confronti delle nostre forze dell’ordine», ha accusato, generalizzando alcune isolate dichiarazioni di un presidente che in realtà ha più volte espresso sostegno alla polizia. Il socialista Oliver Faure ha auspicato anche la sospensione dell’uso delle Lbd, i Lanceurs de balles de défense, i proiettili di gomma, che hanno probabilmente provocato la perdita di un occhio a un ragazzo di 16 anni il 30 settembre a Tours: sarebbe il 66° caso da quando sono stati adottati. Durante le recenti manifestazioni sono stati feriti 761 agenti, secondo Nuñez, mentre la Igpn, la “polizia della polizia”, ha aperto diciotto inchieste contro rappresentanti della Police nationale (ma non della Gendarmerie, che cade al di fuori delle sue competenze).

Nella sinistra radicale, Jean-Luc Mélenchon – accusato di voler strumentalizzare le proteste e di soffiare sul fuoco – ha parlato di «crisi politica globale» che sostiene il programma del suo partito, La France Insoumise. Non si tratta, ha precisato, di «recuperare questo movimento, ma di farsi recuperare» dai giovani.

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