Il grande cinema torna grande: viaggio nell’Imax 70

A Toronto per vedere, per la terza volta, «Odissea» e capire se c’è differenza rispetto alle altre sale. Certamente sì

Le sedioline basculanti dell’Imax 70 di Toronto hanno un che di infantile, permettono un dondolio accentuabile grazie a un poggiapiedi fissato davanti allo spettatore. Lo schermo curvo avvolge la platea a gradoni, fatta di poltrone nere, comode, larghe, con ampio spazio per cibi e bevande. E, infatti, il pubblico, che si infila in sala fino ai titoli di testa e oltre, è carico di vasche di pop corn di dimensioni ciclopiche, che consuma smascellandosi, incurante del vicino. Qui la proiezione è contemplata come godimento espansivo, lontano dal silenzio sacrale di certa cinefilia europea, e porta con sé tutti gli addentellati, commento gridato compreso. Nell’attesa che la vasca di pop corn si vuoti, l’impianto stereo, per fortuna, permette di sovrastare il mastichio incessante. La proiezione è quella delle 23.30 (il fuso orario aiuta a resistere) e la popolazione è per lo più giovanile.

L’appuntamento è per Odissey, alla terza visione per chi scrive, dopo una prima in provincia, doppiata in italiano con ottimo impianto stereo e grandissimo schermo, preferibile alla seconda metropolitana in lingua originale con schermo medio. Non che la tappa di Toronto sia stata pensata apposta durante un viaggio canadese, ma quasi. La curiosità di capire perché Christopher Nolan abbia deciso di girare in pellicola, trascinandosi dietro una macchina da presa Imax di 130 chili per sei Paesi, è stata più forte degli 80 chilometri di andata e ritorno che separavano l’albergo dal Cineplex Vaughan. Valeva la pena? Assolutamente sì.

La struttura esterna ha un che di templare: niente circonda l’edificio moderno con un cuore cilindrico vetrato, se non un immenso parcheggio. Ai lati, come le chele di un granchio, si allungano le sale. L’Imax è solo una di queste ed è la più preziosa, perché permette al fotogramma da 70 millimetri di essere esposto orizzontalmente (di solito è a scorrimento verticale) all’interno del proiettore, illuminato con una lampada speciale. Normalmente una zona di immagine è larga 48,5 millimetri e alta 22,1 e comprende lo spazio di 5 perforazioni; con il sistema Imax le immagini sono larghe 69,6 mm e alte 48,5 mm e occupano 15 perforazioni.Le altre sale speciali sono la UltraAVX con schermo panoramico wall-to-wall, audio surround avanzato e sedute amplissime; la ScreenX in UltraAVX, una camera immersiva a 270 gradi che estende le immagini del film sulle pareti laterali della sala; la D-BOX con le poltrone con un sistema di movimento sincronizzato con l’azione sullo schermo; la RealD 3D, ultimo ritrovato per la visione in tre dimensioni. Si potrà dire che si tratta di un parco giochi piuttosto che di un cinema. E, invece, passato il soffitto a cappella affrescato con colori shock e i cartonati che permettono una foto con Odisseo/Matt Damon, la scarsa poesia dei multisala da centro commerciale rivela il prodigio.

L’Odissea di Nolan per noi figli della cultura greco romana, che consideriamo Omero una specie di parente, inizia con scene itacensi di una banalità pornografica. Ma nell’Imax lo spettatore, annoiato dall’eccesso informativo, viene catturato dalla trama lignea del paravento che divide Penelope dai proci, dalla finezza della maglia aurea che copre il collo [...]

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