
Il parlamento entrante darà forma al governo che sovrintenderà alle ultime fasi di un investimento da 20 miliardi di dollari in preparazione ai Mondiali 2030
Il ministro dell’Interno, Abdelouafi Laftit ha annunciato che la coalizione di governo marocchina, composta da tre partiti di centrodestra, ha ottenuto la maggioranza assoluta alla Camera dei Rappresentanti. L’affluenza però è ai minimi dal 2007.
Il parlamento entrante darà forma al governo che sovrintenderà alle ultime fasi di un investimento da 20 miliardi di dollari in preparazione ai Mondiali 2030, che il Marocco co-ospiterà con Portogallo e Spagna. Il nuovo governo promette di attuare anche politiche economiche volte ad affrontare il diffuso malcontento giovanile, un problema messo in luce dall’ondata di migranti verso l’enclave spagnola di Ceuta a luglio e dalle proteste guidate dalla Generazione Z lo scorso anno.
Il Partito Autenticità e Modernità (Pam) è passato da secondo a primo membro della coalizione conquistando 97 seggi, sostenuto dall’arrivo di Fouzi Lekjaa, capo della federazione calcistica marocchina e due volte ministro responsabile del bilancio governativo, entrato nel partito poche settimane prima del voto.
Al secondo posto si è classificato il Raggruppamento Nazionale degli Indipendenti (Rni), con 66 seggi, seguito dal Partito conservatore nazionalista Istiqlal, che ne ha ottenuti 65. I tre partiti della coalizione di governo hanno complessivamente ottenuto 228 dei 395 seggi della Camera dei Rappresentanti, superando ampiamente la soglia dei 198 seggi necessaria per la maggioranza assoluta.
Il Marocco è una monarchia costituzionale. Il re è quindi una figura fondamentale: guida il Consiglio dei ministri, prende le decisioni più importanti in tema di politica estera e interna, ed è lui a nominare il capo del governo tra i membri del partito che ha ottenuto più seggi, in questo caso Pam.
Lekjaa, a cui viene attribuito il merito di aver portato la nazionale di calcio alla fama mondiale, è uno dei candidati a diventare primo ministro, così come l’attuale leader del Pam, Fatima Ezzahra El Mansouri.
Il Pam è stato fondato nel 2008 da un consigliere del re e da allora si è posizionato come contrappeso al Partito islamista Giustizia e Sviluppo (Pjd), promuovendo la modernizzazione sociale e posizioni laiche.
In campagna elettorale ha promesso di spendere 350 miliardi di dirham (circa 32 miliardi di euro) per creare 1 milione di nuovi posti di lavoro e realizzare nuovi investimenti in sanità, istruzione, protezione sociale e salari più alti, programma che punta a rispondere al malcontento giovanile, la cui manifestazione è culminata nella corsa a Ceuta di quest’estate.
Cresce il Pjd, all’opposizione, conquistando 54 seggi anche grazie al ritorno del leader di partito Abdelilah Benkirane, ex primo ministro. Il partito islamista ha guidato il governo del Marocco per due mandati quinquennali dopo l’adozione di una nuova costituzione nel 2011, sulla scia delle proteste della Primavera araba che portarono la monarchia marocchina a condividere maggiore potere con il parlamento, ma aveva subito una pesante sconfitta nelle elezioni del 2021, ottenendo solo 13 seggi.
Tre partiti di sinistra hanno inoltre ottenuto quote minori di seggi.
Cala invece l’affluenza alle urne, seguita con attenzione come indicatore della fiducia nelle istituzioni elette: nel 2021 aveva votato circa il 50% degli aventi diritto, mentre quest’anno solo il 38%. È il livello più basso di partecipazione alle elezioni legislative dal 2007, che avevano registrato un’affluenza del 37%.

