
In settimana le quattro case specializzate battono mezzo miliardo di dollari di transazioni: corrono le supercar degli ultimi decenni
La tradizionale settimana di aste californiane ad agosto, in corrispondenza con il concorso d’eleganza di Pebble Beach, ha superato per la prima volta il mezzo miliardo di dollari di transazioni, con oltre 600 milioni di dollari divisi fra le quattro case d’asta internazionali in gioco. Il totale sfiora 650 milioni di dollari, se si aggiungono un lotto venduto per fini caritatevoli e le vendite nell’immediato post-asta che alcune case inseriscono nelle statistiche comunicate. Si tratta in ogni caso di un salto importante rispetto ai circa 420 milioni di dollari del 2022, il picco precedente. L’incremento è dovuto al rafforzamento del segmento oltre il milione di dollari, con ben 116 lotti su 600 proposti, contro gli 83 dell’anno scorso su 533 passati in asta allora. Di questi, i primi dieci realizzi sono responsabili per circa un terzo del totale, oltre 200 milioni di dollari, con un livello di concentrazione inusuale.
Sul fronte opposto, quasi la metà dei lotti è stato offerto senza riserve, elemento importante per ridurre il numero d’invenduti ad una sola auto si dieci. Il mercato è sempre più diviso in tre segmenti di età diversi, tutti comunque performanti ma con valori relativi in capovolgimento fra le regine degli anni ‘30, le auto da competizione degli anni ‘50-60, e le supercar degli ultimi decenni.
Solo un’auto da competizione di grande valore storico aggiudicata a 43 milioni di dollari evita l’onta di dover riportare la Ferrari Luce come primo realizzo della settimana. I 40 milioni di dollari pagati da un anziano ed eccentrico filantropo americano per il primo esemplare ‘Tailor Made” della discussa auto elettrica col Cavallino sono un’anomalia che ha a che fare con il regime fiscale delle donazioni, largamente detraibili in Usa, e il prestigio sociale associate ad esse, oltre alla pubblicità ‘gratuita’, e ben poco con un valore intrinseco del modello d’auto. Il ricavo dell’asta va, infatti, alla fondazione americana della Ferrari dedicata all’educazione. In ogni caso rimane il colpo riuscito del marketing Ferrari, dopo la recente debacle della presentazione del modello, la cui goffa e sgraziata fisionomia appare ancor più stridente quando viene messa a confronto con le regine del passato, nate dalle penne di grandi designer di auto e non di elettrodomestici.
In ogni caso si tratta di un risultato non ripetibile, e le ‘Luce’ sono destinate a deprezzarsi come il resto delle produzioni ‘di serie’, e ancora di più forse quando verrà al pettine il nodo del rimpiazzo delle batterie.
La ‘Luce’ è il lotto più caro aggiudicato da RMSotheby’s, responsabile di ben 380 dei 650 milioni di dollari venduti, e supera persino la ben più meritevole McLaren F1 GTR del 1996 già proprietà della star dei Pink Floyd Nick Manson che, nonostante la provenienza e la livrea irripetibile rossa con elementi ‘Pop Art’, si ferma appena sotto la stima di 35 milioni a 34,6 milioni di dollari con le commissioni.
Nonostante un numero ridotto di auto offerte senza riserva, i canadesi hanno venduto quasi tutte i 199 lotti proposti, fra cui anche numerose Ferrari degli ultimi anni, come una Daytona SP3 del 2023 gialla a 17,8 milioni di dollari, appena un milione meno della Chevrolet Corvette Grand Sport del 1963, auto da competizione aggiudicata a 18,7 milioni di dollari.
Le cinque auto ad edizione limitata della Ferrari, la cui crescita sembra inarrestabile, confermano la forte attrattiva per il mercato speculativo: ad oggi servono 50 milioni di dollari per portarsele a casa tutte, a partire dal nuovo record per la più rara e antica, una 288 GTO del 1985 a 11,5 milioni; prezzo record anche per una F40 del 1991 che sfiora 8,4 milioni, mentre la meno attraente F50 del 1995 richiede ben 12,1 milioni, e la Enzo del 2003 9,4 milioni, per finire con il nuovo record per La Ferrari del 2015 a 8,7 milioni di dollari. Tutte auto nella classica livrea rossa e pochissime miglia di utilizzo.
La rivale Gooding, ora sotto l’ala di Christe’s, ottiene simili percentuali di venduto ma con meno lotti, circa 170, grazie però a oltre la metà di auto senza riserva, per un totale che sfiora 160 milioni di dollari, di cui ben 43 milioni per il lotto più caro della settimana, una celebre e rarissima Shelby Cobra Daytona Coupe del 1964; un vero mito delle competizioni automobilistiche oltreoceano, legata al suo costruttore e proprietario (fino al 1998) Carroll Shelby.
Questa rivale americana della Ferrari supera di molto la coeva 250 P col Cavallino Rampante, auto da competizione carrozzata Fantuzzi nel 1963 che nonostante il palmares sportivo si ferma a 18,7 milioni da una stima di 15-20 milioni garantita dalla casa d’aste.
Anche una Maserati tipo 61 ‘Birdcage’ da competizione del 1959 ottiene risultati milionari a 4,2 milioni di dollari, superando con le commissioni la stima garantita da terzi di 3-4 milioni; prezzo simile per un’altro auto garantita da terzi, una Ferrari 225 Sport Spider del 1952 che sfiora 4,3 milioni da una stima di 2-3 milioni di dollari.
Si noti l’utilizzo di garanzie dirette e da parti di terzi, già affermatosi nelle aste d’arte ma finora ben più limitato in quelle di auto.
La ‘nuova entrata’ Broad Arrow Auctions, di proprietà dell’ assicuratore Hagerty, ha oramai preso il posto della storica casa inglese Bonhams.
La prima vola a poco meno di 100 milioni di realizzo, con oltre 180 lotti proposti di cui la metà senza riserva, mentre la seconda si ferma a 12 milioni di dollari con meno di 60 auto.7
Purtroppo Bonhams si sta riducendo ad una dimensione prettamente inglese, anche a causa della Brexit e dei continui cambiamenti societari che hanno provocato un forte esodo di personale a favore delle altre case d’asta.
A guidare i realizzi di Broad Arrow una Ferrari Enzo del 2003 a 10,7 milioni di dollari (stima 9-11 milioni), grazie anche all’inusuale livrea nera, e la ancor più recente Bugatti W16 Mistral del 2025 a 8,8 milioni di dollari, frutto di un l’evidente speculazione.
Broad Arrow ha puntato molto sulle auto recenti, come l’aggressiva Hennessey Venom F5 Revolution Coupe a 2,8 milioni, ma ha venduto anche una Lamborghini Miura P400S del 1968 a 4 milioni di dollari, e una Maserati A6GCS del 1954 a 2 milioni, mentre in paio di Ferrari classiche non hanno trovato compratori: una 275 GTB/4 color nocciola e una Dino GTS.
La tornata d’asta conferma la predominanza delle auto del nuovo millennio, come indicato dal successo di una collezione di 17 supercar da RMSotheby’s per un totale di oltre 53 milioni di dollari, grazie alla Ferrari SP3, diverse McLaren, e l’unica Pagani offerta della settimana.
La lista generale è lunga: sette Bugatti tutte milionarie per un totale di oltre 34 milioni di dollari, 30 Ferrari fra cui, oltre a quelle già descritte, diverse dell’ultimo decennio come i modelli 458 e 488 nelle versioni ‘speciali’ che raggiungono prezzi milionari, sportive di piccoli produttori come Hennessey e Koenigsegg, quattro Lamborghini di cui tre vendute oltre il milione, ben 11 McLaren di cui una sola invenduta, la Pagani Huayra Roadster ‘Executor’ del 2024 a 8 milioni di dollari e, infine, 14 Porsche recenti.
Sono il simbolo del cambiamento demografico soprattutto in termini di età che si sta compiendo, ma anche una risposta speculativa al sistema delle ‘liste d’attesa’ e ‘serie limitate’ imposto dai produttori come Ferrari negli ultimi lustri. In molti casi però questi prezzi incorporano aspettative di crescita futura che non sembrano fondate su basi solide, ma orientate dalle mode del momento. Ciò produce valori relativi distorti ed inaspettati, soprattutto in confronto con le auto degli anni ‘60 caratterizzate da numeri effettivamente piccoli (non artificialmente ottenuti grazie a ‘numerazioni speciali’), valore storico accertato, e linee destinate a sfidare il tempo, non dettate da una ‘moda’ del momento.
Questa dinamica è già intervenuta nel mondo dell’arte con l’esplosione dei prezzi del contemporaneo, ma nel mondo delle auto non esistono istituzioni museali indipendenti simili a quelle d’arte, che possano ‘perpetuare’ le auto di oggi come accade per le opere d’arte. Con i 50 milioni per le cinque Ferrari a serie limitata si potrebbe comperare il resto dell’intera produzione stradale di serie del Cavallino. I valori delle Bugatti nuove fanno impallidire quelle storiche degli anni ‘30, affiancando o superando ‘mostri sacri’ come la Type 57SC Atalante.
La lunga lista di auto milionarie va completata con il successo riscontrato dalle vetture degli anni ‘30 dal design esclusivo, che continuano a sollecitare un collezionismo raffinato e colto, purtroppo molto avanti negli anni. Consolano i quasi 35 milioni di dollari raccolti dalla collezione dei coniugi Mann da RMSotheby’s, guidata dalla Duesenberg Model JN del 1935 con una speciale carrozzeria costruita per la leggenda del cinema Clark Gable, vincitrice di numerosi concorsi d’eleganza, venduta a 9 milioni di dollari. Ne facevano parte anche due spettacolari ‘regine’ della stagione d’oro della carrozzeria francese: una Delage D8-120 S Aerodynamic Coupe del 1937 dalla spettacolare carrozzeria Pourtout, una vera scultura con le ruote aggiudicata a solo 5,8 milioni di dollari, e una Delahaye 145 Cabriolet dello stesso anno, vincitrice di concorsi, passata di mano a 3,4 milioni di dollari. Sempre dal 1937, non poteva mancare una Bugatti 57SC Atalante dalla inconfondibile carrozzeria, venduta a 5 milioni di dollari dalla nota collezione di Jim Patterson. Gooding piazza per 3,3 milioni di dollari una sportiva Alfa Romeo 8C 2300 Lungo Spider del 1932, oltre a diverse Bugatti degli anni ‘20 e ‘30.
Fra gli invenduti, una elegante Talbot-Lago T150 Teardrop Coupe del 1938 da RMSotheby’s, mentre una T26 Record Cabriolet sempre carrozzata Figoni&Falaschi nel dopoguerra arriva a 4 milioni di dollari.
Il 2026 si presenta, dunque, come l’anno più ricco per il mercato delle auto da collezione, trascinato dalla domanda americana in generale, e per le supercar moderne, in particolare, settore in cui si concentra la speculazione di breve periodo.
Sarà l’annuale appuntamento ad ottobre a Bologna con la fiera e il rapporto annuale sul mercato in asta presentato da Adolfo Orsi a confermare questi numeri, in attesa che il mercato americano riprenda per la prima volta a novembre a New York, grazie allo sbarco oltre Oceano della fiera Retromobile, che ospiterà anche l’asta di Gooding Christie’s.
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