
Sfogliando nell’offerta globale di streaming, satellite e digitale terrestre, ecco una selezione dei titoli da non farsi scappare
Le serie tv sono diventate tutte uguali. Colpa dell’algoritmo che ci ha ridotto a numeri da dare in pasto ad autori, registi e sceneggiatori. Colpa nostra che ci accontentiamo e siampo pigri. Funziona così bene che ci sembra di rivedere in loop quello che ci è piaciuto. Per evitare di rimanere vittima di una generazione procedurale di generi e storie occorrerebbe lasciarsi sorprendere, uscire dalla confort zone e sperimentare. Il rischio è quello di perdere tempo dietro a una serie tv che ci deluderà. Ecco perché servono umani che suggeriscano cose, umani progettati per stare fuori dall’algoritmo. Così facendo sono essi stessi algoritmi. A modo loro. Ciòdetto ecco le cinque serie tv da non perdere a settembre.
I completi su misura e il cinismo aristocratico della criminalità britannica cambiano panorama: per la seconda stagione, la serie cult ideata da Guy Ritchie sposta gli affari sporchi di Eddie Horniman (Theo James) e Susie Glass (Kaya Scodelario) dalla brughiera inglese alle ville sui laghi italiani. Il marchio di fabbrica resta intatto: ritmo serrato, dialoghi affilati e la certezza che, tra le sponde del lago e i palazzi di potere, nessuno riuscirà a tenere le mani pulite. (Netflix)
Berlino è diventata una metropoli futuristica e claustrofobica, divisa da un’enorme cupola climatizzata. Da una parte vive l’élite, protetta dalle temperature estreme; dall’altra una periferia soffocata dal caldo, dal degrado e dalla criminalità. Ma il vero carburante della città-Stato non è l’energia: è il sangue. I vampiri occupano ormai i vertici politici ed economici e si preparano a consolidare il proprio potere in vista di elezioni decisive. Al centro della storia ci sono due sorelle, separate da bambine e ora schierate sui fronti opposti di un sistema che ha trasformato la vita umana in una merce. La produzione tedesca utilizza l’immaginario horror per raccontare temi molto contemporanei, dalla crisi climatica alla manipolazione del consenso. Con una domanda di fondo: che differenza c’è ormai tra i mostri e i governanti scelti dagli elettori? (Disney+)
Dopo Jeffrey Dahmer, i fratelli Menendez ed Ed Gein, l’antologia criminale di Ryan Murphy torna indietro fino al New England della fine dell’Ottocento. Questa volta al centro del racconto c’è Lizzie Borden, interpretata da Ella Beatty, una delle figure più celebri e controverse del true crime americano. Murphy rilegge il caso giudiziario come una tragedia gotica, inquietante e violenta, nella quale il desiderio di emancipazione e di riscatto sociale finisce per precipitare nell’orrore. Per notorietà del personaggio, forza del formato e talento del suo autore, si candida a essere una delle serie più attese e discusse di settembre. (Netflix)
Dopo il successo della prima stagione, il crime drama torna allargando confini e ambizioni. Archiviata la faida con il clan Stevenson, la lotta per il controllo delle rotte commerciali e dei circuiti del riciclaggio supera il perimetro britannico e raggiunge alcuni degli snodi più delicati tra Africa, Europa e Sudamerica. La dimensione diventa globale, ma restano intatti il cinismo, la violenza e le dinamiche familiari che hanno decretato il successo della serie. *MobLand* si conferma così una delle saghe criminali più solide e spietate della televisione contemporanea. (Paramount+)
A più di dieci anni dalla memorabile prima stagione di True Detective, Matthew McConaughey e Woody Harrelson tornano insieme sullo schermo. Questa volta, però, abbandonano il noir esistenziale per scegliere la commedia e giocare con la propria immagine pubblica. I due interpretano versioni romanzate e piuttosto stralunate di sé stessi, riunite nel ranch di McConaughey ad Austin dopo l’improvvisa cancellazione del matrimonio della figlia di Harrelson. Qui a vincere è la chimica tra due giganti. (Apple+)

