
La prima Commodoro donna del NYYC sollecita l’Attorney General di New York a esaminare la legittimità delle modifiche regolamentari proposte dall’ACP per il futuro della Coppa America
La signora Clare Harrington, primo Commodoro donna nella storia del New York Yacht Club, ha sollecitato il Charities Bureau of the Office of the New York State Attorney General per fare chiarezza su quello che sta succedendo nella organizzazione della America’s Cup, ovvero creazione dell’organismo di governo America’s Cup Partnership, per gli amici ACP. Scriverebbe nuove regole in maniera “incompatibile” con il Deed of Gift, l’antico atto di donazione di cui è depositario proprio il NYYC. Le obiezioni che solleva sono sul tavolo da tempo, alimentate dal mistero sul documento che hanno firmato gli sfidanti con il contestuale pagamento di 7 milioni di dollari per far parte del gruppo di soci (è il caso di dirlo) che dovrebbero, dopo la edizione 38 dell’evento, organizzarne il futuro. Quello che non è un segreto e la voglia di una organizzazione più moderna e simile a quello succede in altre manifestazioni in particolare Formula Uno. Ma uscire dagli espliciti termini del Deed of Gift non è facile, è un documento molto vincolante che richiede modifiche e infatti se ne parla da tempo.
Il fatto è che per fare modifiche, il parere del New York Yacht Club diventa importante e questa presa di posizione è un warning di una certa intensità. Una sollecitazione analoga era arrivata anche da John Sweeney e questo appare un rinforzo della sua richiesta. Da ricordare che il NYYC ha difeso per 132 la Coppa facendo più o meno quel che gli pareva e sottoponendo gli sfidanti a molte angherie. Così scrive il loro comunicato: “Il nocciolo della questione è l’essenza stessa della competizione: se l’America’s Cup rimanga, secondo le parole del Deed, una sfida perpetua per la competizione amichevole tra paesi stranieri, oppure se possa essere trasformata in una regata gestita a livello centrale, controllata a fini commerciali e organizzata da un organo permanente composto dai concorrenti in carica”.
Nelle ultime edizioni era già uso comune forzare i dictat di questa Magna Charta della vela, per esempio il vincolo sul tipo di barca, la forzatura sul campo di regata scelto per convenienze economiche più che sportive, per non parlare di un club che non ha affaccio sul mare. Adesso Harrington chiede più trasparenza sul ponderoso documento che è stato creato: ottocento pagine costruite con importanti studi legali. Lei fa bene, ma sembra strano che tutte queste eccellenze non abbiano costruito tutto in maniera poco attaccabile. Alla domanda precisa posta a Ernesto Bertarelli, che è uno dei se non il principale attore di ACP, se fosse necessaria una modifica al Deed of of Gift, ha risposto “continua a esistere un Defender e un Challenger”. Come dire la leggenda non cambia. Da notare che il club di New York ha partecipato alla nascita di questa idea, di cui American Magic prima della uscita di scena era uno dei fautori.
L’aria sulla 44esima di Manhattan è cambiata con il cambio di Commodoro, più vicino ai valori storici di chi lo ha preceduto. Il Defender Emirates Team New Zealand ha risposto con un laconico statement in cui, ovviamente, scrive: tutto in regola per la Coppa numero 38, ovvero la prossima. Vero, la prima sfida del Royal Yacht Squadron è arrivata prima e in maniera abituale, dunque questa edizione della Coppa è attiva e i vincoli considerati forse incompatibili che ACP crea per chi vincerà si attiverebbero con la prossima.
Che succede ora? Difficile che la macchina si fermi, quello che potrebbe succedere è che l’Attorney General voglia vederci chiaro, pretendendo di avere il documento che finora ha visto solo chi ha firmato una sfida. Poi deve leggerlo e digerirlo prima di esprimere una sua opinione. Quella sì potrebbe avere un peso sul futuro. Dunque grande attesa per le regate preliminari di Napoli a fine settembre, con team che si allenano nel Golfo con gli AC 40.
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