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Nel suo terzo album elettronica, jazz e imprevedibili intrecci sonori che si arricchiscono con una lunga lista di collaborazioni
Nel 2024 Liam Shortall ha realizzato l’ambizioso progetto “30/108”: portare alla luce trenta composizioni in altrettanti giorni a partire da centootto frammenti archiviati nel suo hard disk. In quello stesso anno Corto Alto è stato nominato al Mercury Prize, certificando la fioritura della scena jazz di Glasgow, particolarmente vivace, anche grazie al Royal Conservatoire. Shortall lo ha frequentato, abbracciando però anche la tradizione club della città, ibridandola con il campionamento, il dub, l’hip hop. Del suo talento ci si era già accorti nel 2023, quando aveva debuttato con “Bad With Names”, album registrato nel suo appartamento. Shortall aveva almeno due ottimi biglietti da visita: è il più giovane diplomato di sempre del programma del Royal Conservatoire, dove si era iscritto ad appena sedici anni, e aveva assicurato il suo posto di trombone nella Scottish National Jazz Orchestra. In quel disco prevaleva il background di Corto Alto, spinto però verso la fusion e l’hip hop.
«Ricordi, nostalgia e gratitudine per ciò che ho» sono stati gli elementi di base che hanno dato vita a quel collage d’istantanee dall’infanzia che è “Some Small Fortune”. La title track è uno strumentale d’archi che introduce quattordici brani brevi ed eclettici; ben equilibrati tra sperimentazione e pop. Merito anche degli artisti scelti per le collaborazioni. L’avvolgente “April” ruota attorno alla voce di Anaiis, cantautrice franco-senegalese di base a Londra. Nell’afrobeat minaccioso di “Go” rappa Vector, [...]
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