La visita di un pontefice nel Paese dopo 18 anni riafferma la centralità dell’Europa per la Chiesa. Pace e difesa della vita al centro del suo messaggio
Un Papa torna in Francia dopo diciotto anni, e nella patria della laicità dello Stato viene accolto con tutti gli onori, e anche da una vasta partecipazione popolare. Leone XIV ha scelto la Francia (dopo la Spagna) per riaffermare la centralità dell’Europa per la Chiesa: «Da secoli la Francia risplende come un faro culturale, artistico e spirituale, non solo in Europa, ma anche nel mondo» ha detto nel discorso alle autorità all’Eliseo, dopo il saluto del presidente della Repubblica, Emmanuel Macron.
Una giornata intensa, la prima del viaggio che lo porterà a Lourdes e Metz, dove Leone ha lanciato una serie di messaggi su pace, politica e temi sensibili per la Chiesa. «Coloro che abitano questo Paese», ha detto Leone, «insieme formano un popolo in cui la diversità delle origini contribuisce a vivificare e arricchire la convivenza e la vita democratica». Ebbene, «una società autenticamente libera non impone uniformità, ma protegge la diversità delle coscienze, prevenendo derive autoritarie e promuovendo un dialogo che è tanto più urgente nel contesto della Francia odierna, dove persone di diverse appartenenze culturali e religiose sono chiamate a convivere e a dare il proprio contributo alla costruzione della società».
Poi nel suo primo discorso ha affrontato il tema del suicidio assistito, approvato in Francia con una legge di pochi mesi fa: «A volte constato con preoccupazione le attuali derive delle società che rischiano di distorcere la scienza e la tecnologia trasformandole in imprese lucrative che favoriscono le manipolazioni genetiche, la maternità surrogata, l’acquisto di organi o l’offerta di una morte programmata. Non dimentichiamo che il rispetto reciproco e la tutela della vita di ogni persona umana sono una responsabilità di ciascuno e di tutti, che inizia con una conversione dell’intelletto e del cuore e richiede un impegno reale e disinteressato verso i nostri fratelli e le nostre sorelle».
Poi il tema delle guerre, sempre centrale nella sua pastorale: «Vi esorto a non rassegnarvi mai alla prospettiva di una guerra considerandola “inevitabile”, ma a promuovere senza sosta il dialogo e la diplomazia, al fine di preservare società pacifiche, rispettose della dignità e dei diritti della persona e dei popoli. Di fronte ai rumori di guerra e alle crisi multiformi che scuotono il nostro mondo, la Francia ha la vocazione – ha detto Leone XIV – di rimanere un instancabile artefice della pace e del multilateralismo, in particolare all’interno della nostra cara Europa. Possa la Francia, fedele ai propri valori, tracciare il solco di una pace disarmata e disarmante, e offrire con responsabilità il proprio insostituibile contributo».
In questo contesto ha ricordato che «si sta diffondendo sempre più la convinzione, errata, che il possesso di armi nucleari costituisca una garanzia di sicurezza, alimentando una nuova corsa agli armamenti difficilmente controllabile. In realtà, la pace non è un equilibrio di forze, ma si costruisce ogni giorno attraverso il dialogo e la giustizia».
Quindi, per il Papa, «la Francia è dalla parte della pace, del multilateralismo proattivo, del rispetto del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite. E siamo dalla parte di questa causa ovunque, senza doppi standard, con coerenza e fermezza. Perché una vita è una vita e tutti i popoli devono essere difesi. Questa lotta per la pace è inseparabile dalla lotta per la dignità umana e dalla lotta contro l’ingiustizia».
Nel discorso all’Unesco Prevost ha aggiunto che «la pace non può essere costruita soltanto con i trattati, né attraverso compromessi tra forze opposte. La pace è vera quando scaturisce dalla virtù della giustizia più che da un mero contratto, da una volontà retta piuttosto che da un instabile equilibrio di interessi». E ha trattato anche il tema dell’intelligenza artificiale, affinchè non diventi uno strumento di ingiustizia. Poi la visita e la preghiera nella Cattedrale di Notre Dame, simbolo della cristianità francese, tornata a splendere dopo la ricostruzione.
Alla sua partenza per Parigi è stato diffuso il messaggio del presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella: «La nazione che si appresta a visitare, nella sua storia millenaria, ha apportato all’Europa e al mondo un contributo essenziale per l’affermazione dei diritti e delle libertà individuali, insieme a quegli ideali universali che sono a fondamento delle nostre democrazie. Il motto stesso del Suo viaggio, «Affinché il mondo abbia la vita», incoraggia all’unità e alla coesione, suscita un impegno positivo indirizzato alla ricerca del bene comune e al servizio della persona umana».

