Il Po e i laghi in secca. Emergenza per la Pianura Padana

Nel fiume un terzo dell’acqua. A rischio riso, mais e frutta. Sono 101 i comuni in emergenza, anche per usi civili. Per 24 forniture con autobotti

Il peggio, molto probabilmente, non è ancora arrivato. Nonostante il Po a Torino sia già ridotto a un pantano da cui emergono alghe e rifiuti e in tutti i punti di rilevamento più importanti le portate del fiume sono ben più basse dei livelli storici. Piacenza, Cremona, Reggio Emilia, Mantova, il Delta con le intrusioni di acqua salata che rischiano di pregiudicare i raccolti e l’utilizzo delle risorse del fiume anche per scopi irrigui. 

Il peggio sono le previsioni meteorologiche che indicano per i prossimi giorni il passaggio di perturbazioni che provocheranno solo sporadici temporali estivi. Un’aspirina a un moribondo. I temporali sono idonei ad abbassare leggermente le temperature, ma non a variare la portata del Po, molto probabilmente destinata a diminuire ancora. Temporali e non pioggia costante per molte ore, quello di cui avrebbe maledettamente bisogno in questo momento tutta la Pianura. Con queste previsioni, assieme al Grande Fiume, il padre della Pianura, come lo definiva Gianni Brera, sono destinati a rimanere a livelli inferiori alla media anche i laghi, eccetto il Garda, e di conseguenza anche gli altri fiumi e i canali del sistema di irrigazione di tutto il territorio.

Secondo le elaborazioni dell’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici del distretto del Po, coordinato dall’Autorità di Bacino distrettuale del Po (che comprende tutta la Pianura Padana, dalle sorgenti alla foce del fiume), proprio le condizioni meteorologiche degli ultimi trenta giorni, con temperature decisamente più elevate della media e precipitazioni, viceversa, inferiori hanno determinato la situazione attuale di grave allarme in Piemonte e Lombardia. In Emilia Romagna e Veneto, invece, alcuni forti temporali hanno favorito situazioni di accumulo di acque localizzate, attenuando l’emergenza. Dunque, le temperature elevate dei prossimi giorni non favoriranno il cambiamento della situazione.

La proprietà transitiva idrica è elementare. Le temperature elevate favoriscono l’evaporazione. La mancanza di piogge impedisce il riempimento degli invasi. I laghi si asciugano e non forniscono le acque agli affluenti del Po. Un circolo vizioso che è partito a metà giugno e continua in maniera costante. Il Grande Fiume è finito in grande secca. I dati sono eloquenti. Il Lago Maggiore è a un riempimento del 5,3%, con i livelli minimi storici di altezza delle acque e di erogazione di acqua al fiume Ticino, a sua volta affluente del Po. L’indice dei volumi invasati, cioè la quantità di acqua accumulata, calcolato sul periodo compreso tra il 5 luglio e il 3 agosto, individua, secondo l’Osservatorio, «condizioni riconducibili alla siccità estrema». 

Una situazione drammatica per il ruolo strategico del sistema Ticino-Lago Maggiore per l’alimentazione del più esteso comprensorio risicolo europeo, comprendente Vercellese, Novarese e Lomellina, nel pieno della fase caratterizzata da elevato bisogno di acqua per l’irrigazione.

Anche i laghi di Como (riempimento 5,9%), di Idro (5,7%) e d’Iseo (5%) presentano condizioni critiche, con quest’ultimo che registra, anch’esso, valori di «siccità estrema». Il Lago di Garda, invece, mantiene invece livelli di riempimento nella norma (50%), anche se i rilasci di acqua sono inferiori alle medie storiche di questo periodo.

Di conseguenza la portata del Po è precipitata, in media, a un terzo delle misurazioni storiche. A Piacenza a 177 metri cubi al secondo contro i 497 storici del periodo; a Cremona a 193 contro 602; a Boretto (Reggio Emilia) a 209 contro 581; a Borgoforte (Mantova) a 219 contro 645; a Pontelagoscuro (Rovigo), alla foce, a 246 contro 709 e ben al di sotto di 450, la soglia di criticità. Una condizione che favorisce l’intrusione di acqua salina oltre i 20-25 chilometri nell’entroterra veneto e romagnolo mettendo a rischio le coltivazioni orticole e fruttifere dei territori vicini al fiume. L’uso dell’acqua del Po è stata vietata anche per usi agricoli.

Ma i problemi non riguardano soltanto l’agricoltura. Forti criticità sono evidenti, ormai da più di un mese, anche per gli usi civili dell’acqua. I territori collinari e montani in Piemonte e in Lombardia sono i più colpiti. Secondo Utilitalia, l’associazione delle utility, sono 101 i comuni con criticità media e alta. Di questi, 24 piemontesi e lombardi sono approvvigionati tramite autobotte. 

Anche l’aumento delle disponibilità degli invasi montani decisa nelle settimane scorse, per quanto abbia alleviato la situazione in diversi comuni, non è stata risolutiva. I sindaci sono stati invitati dall’Autorità di bacino a emettere le ordinanze emergenziali per l’uso calmierato dell’acqua e di limitare i prelievi idrici per usi non essenziali. Misure che ricordano più la Sicilia delle autoclavi e delle cisterne sui tetti che la verde Pianura Padana di un tempo. Il divieto di lavaggio di macchine e mezzi di trasporto privati; di riempimento delle piscine ad uso privato (con limiti anche per le piscine pubbliche); di irrigazione nelle ore diurne; d’uso per le fontane ornamentali; il lavaggio di cortili, piazzali, terrazzi e spazi pubblici non destinati a scopi igienico-sanitari. Misure d’emergenza per una situazione che nei giorni prossimi potrebbe ancora peggiorare.

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