Il rendimento ricercato? Viaggia tra il 3 e il 5%

I nuovi investitori hanno attese di performance più ambiziose degli adulti

Preoccupazione, ansia, senso di colpa, ma anche tensione alla performance. Sono questi gli stati d’animo che ricorrono più frequentemente quando si interrogano i giovani circa il loro rapporto con il denaro. Lo ha fotografato la piattaforma digitale di investimento Moneyfarm in una nuova indagine realizzata in collaborazione con Research Dogma e che il Sole 24 Ore può anticipare.

Secondo la survey, i giovani tra i 18 e i 34 anni sono infatti la categoria che più di ogni altra associa il denaro a un sentimento di ansia (percepiscono questo stato d’animo nel 25% dei casi contro il 19% della media), anche in virtù di elevati livelli di avversione al rischio, e sono quelli che più frequentemente provano un senso di colpa nel lasciare il denaro fermo sul conto corrente (33%).

Allo stesso tempo però i giovani mostrano anche aspettative più ambiziose in termini di performance richieste dagli investimenti: la maggioranza relativa, pari al 36%, punta a rendimenti compresi tra il 3% e il 5%, mentre una quota del 17% dice di accontentarsi di coprire l’inflazione e un altro 11% esige di guadagnare più del 5% all’anno. Dati che si confrontano con la maggiore propensione alla conservazione del capitale mostrata dagli over 55, che nel 42% dei casi ritengono fondamentale la conservazione del capitale e del potere d’acquisto.

Il quadro che ne risulta appare dunque assai contraddittorio, con i giovani stretti in una sorta di «vorrei ma non posso» il cui risultato finale è quello di posticipare le scelte di lungo termine. La stessa prudenza si riflette anche nelle fondamentali decisioni che hanno per oggetto la previdenza complementare: secondo la Relazione Covip 2025, gli iscritti ai fondi pensione sono 10,4 milioni, pari a meno del 40% della forza lavoro.

«Significa – spiega Andrea Rocchetti, global head of Wealth di Moneyfarm – che più di sei lavoratori su dieci non stanno costruendo una pensione integrativa, non solo per ansia o timore verso gli investimenti, ma anche per scarsa consapevolezza dei vantaggi fiscali e contributivi, per una questione di procrastinazione nelle scelte di lungo periodo, di limitata conoscenza finanziaria o di sfiducia verso gli strumenti di investimento in generale».

Le emozioni condizionano quindi l’orientamento dei giovani verso gli investimenti. E se questi ultimi «da un lato rappresentano sicurezza, libertà e la possibilità di costruire il proprio futuro, dall’altro continuano a generare preoccupazioni che condizionano il modo in cui risparmiamo e investiamo», conclude Rocchetti.

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