Per la prima volta prende carta e penna Carlo Fuortes, e in due pagine ben costruite – come è il suo stile – introduce gli spettatori a “Romanzo criminale”, la nuova opera su libretto di Giancarlo De Cataldo, partitura di Nicola Piovani e regia di Massimo Popolizio che ha fortemente voluto, lui il sovrintendente dei numeri e vincente. È riuscito a portarla a Firenze e ancora una volta è andato a segno: Teatro del Maggio conquistato, tutti sorridenti, otto minuti di feste finali e persino applausi a scena aperta. Mai successo in una produzione contemporanea. Con l’aggiunta dell’”upgrade” della diretta TV, su RaiDue, fruibile su RaiPlay.
Emozione e emozionare sono i due termini ricorrenti nella prefazione di Fuortes nel programma di sala e rappresentano gli ingredienti base di musica e libretto. Piovani, che con umiltà semplicissima, quella dei veri artisti, concerta la ricca orchestra in buca, si appoggia con scelta radicale sul sistema tonale: più tonali dei neo-romantici sono i suoi Criminali; più semplici dei neo-melodici. Un motto di quattro note ribattute fa da collante al tessuto vocale e strumentale, tra rimandi a Nino Rota, Puccini, uno spruzzo di Mascagni. L’ottantenne compositore, premio Oscar, dimostra che la semplicità va conquistata. E chiede una drammaturgia ben costruita, dove il taglio della storia tiene perfettamente nella divisione in due atti, con disegno esatto. E i versi evviva sono versi: De Cataldo che si è fatto le ossa come librettista su due opere per bambini [...]

