
Con il numero di animali nelle case degli italiani crescono le strutture che li accolgono con servizi ad hoc apprezzati anche dagli stranieri
Gli animali e la natura nel suo complesso ci danno molto e non sempre noi esseri umani mostriamo la giusta gratitudine. Anzi. Per migliorare questa relazione – come per qualsiasi rapporto – servono ascolto e attenzione. Chi vive con cani, gatti e altri pet questo esercizio lo sta perfezionando da anni: ce lo dicono i dati, prima ancora di sondaggi o esperienze personali. A fronte dell’inverno demografico in cui è sprofondato il nostro Paese, il numero di animali da compagnia è in costante crescita e con esso l’offerta di prodotti e servizi. Tra i comparti in maggiore espansione c’è il pet tourism, definizione forse non del tutto appropriata.
Non si tratta infatti di una forma di turismo, piuttosto della possibilità di andare in vacanza senza dover trovare una sistemazione alternativa o una forma di assistenza “a domicilio” per gatti, cani, ma anche conigli e uccelli, che restino a casa. È chiaro che per viaggi intercontinentali o comunque molto lunghi o per mete esotiche, non è indicato spostarsi con animali al seguito. Ma nella maggior parte degli altri casi, poiché i pet fanno parte delle nostre famiglie, sempre più persone programmano le vacanze a sei o più zampe.
Una domanda che fino a pochi anni trovava un’offerta scarsa, che invece da qualche stagione è sempre più articolata e studiata. La ricerca più recente sul tema è stata pubblicata in maggio da Jfc e prevede che quest’anno saranno quasi quattro milioni i nuclei familiari che opteranno per una vacanza con i rispettivi animali al seguito, generando un valore stimato in oltre 9,5 miliardi. Numeri che a livello europeo e mondiale vengono amplificati, confermando che l’offerta turistica attenta ai pet è una grande opportunità per il comparto, insieme alle soluzioni che vanno incontro ai viaggiatori della terza e quarta età e a quelli – qui la generazione di appartenenza non conta – che hanno bisogno della massima accessibilità o desiderano fare vacanze particolarmente sostenibili dal punto di vista sociale e ambientale.
Per una volta il nostro Paese, su alcuni aspetti, si è mosso prima di molti altri, consentendo ad esempio il trasporto in cabina non solo di gatti e conigli, ma anche di cani di media e grande taglia, che fino a pochi mesi fa erano costretti a viaggiare nella stiva degli aerei. I principali operatori ferroviari e le compagnie che organizzano crociere o gestiscono traghetti offrono da tempo soluzioni ad hoc, differenziando i listini a seconda dei servizi offerti. Lo stesso vale per alberghi, B&B, campeggi e ogni altra struttura turistica: non si tratta più di ammettere o no i pet, ma di studiare pacchetti che includono cibo, aree dedicate e persino programmi su misura per organizzare le giornate di tutti.
Cani e gatti sono gli animali più diffusi nelle nostre case e quindi quelli che più spesso viaggiano con noi, ma il fenomeno si sta estendendo a chi vive con altri pet. Non servono studi sociologici o indagini psicologiche per capire il pet tourism: basta il rasoio di Occam. Gli animali sono parte della famiglia e a differenza dei figli – che a un certo punto desiderano andare in vacanza da soli – sono felici di seguirci ovunque. La domanda ora è chiara e l’offerta, come da basica legge economica, si sta adeguando. Con vantaggi per tutti.
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