«Il Sud può trasformarsi nella locomotiva d’Italia? Basta volerlo»

Natale Mazzuca. Vice Presidente di Confindustria per le Politiche Strategiche per lo Sviluppo del Mezzogiorno. Il Pnrr non può essereuna parentesi. La sua eredità è il metodo: deve restare nella nostra cultura

Un «quadro pluriennale» e strutturale, con risorse adeguate: «poche scelte, ma stabili» per superare la logica emergenziale e trasformare il Sud in una «piattaforma logistica e solida dove conviene investire»: solo così il Mezzogiorno «potrà trasformarsi nella nuova locomotiva del paese». Natale Mazzuca, vice presidente di Confindustria per le Politiche strategiche per lo Sviluppo del Mezzogiorno, commenta i dati recenti sull’economia del Meridione e guarda avanti.

Il Check-up Mezzogiorno fotografa un Sud che negli ultimi anni ha corso più della media nazionale, ma si registrano i primi segnali di rallentamento. Qual è oggi il sentiment degli imprenditori meridionali?

Prevale la fiducia, vigile e pragmatica. I dati mostrano un Mezzogiorno non più fermo: tra il 2019 e il 2025 il Pil è cresciuto dell’8,3%, contro il 6,3% nazionale; il nostro indice sintetico dell’economia meridionale è salito a 643 punti e nel 2025 ha guadagnato 8,2 punti, soprattutto grazie agli investimenti. Crescono anche occupazione, fatturato e società di capitali. Sono segnali importanti ma non possiamo ignorare le fragilità: export troppo debole, produttività ancora bassa e forti divari nel mercato del lavoro. Il tasso di occupazione nel Sud è fermo al 50%, contro il 62,5% del resto d’Italia. Anche Svimez prevede per il 2026 una crescita del Sud lievemente superiore al Centro-Nord, ma dal 2027 un’inversione che ci preoccupa.

In sintesi, gli imprenditori vedono opportunità reali, anche grazie alla Zes Unica, ma occorre superare la logica emergenziale.

Come rendere strutturale questo sentiero di crescita, proseguendo nella riduzione del divario con il resto del Paese e dell’Europa?

Il salto da compiere è passare da una crescita sostenuta da risorse straordinarie ad una fondata su condizioni competitive permanenti. È il passaggio dal “Fattore Mezzogiorno” alla “Piattaforma Mezzogiorno”: produttiva, logistica, energetica e di competenze capace di rafforzare la competitività italiana.

Gli incentivi sono utili e la Zes Unica sta dimostrando la sua efficacia. Ma da soli non bastano. Serve una politica dell’offerta che colleghi investimenti pubblici e privati: infrastrutture ferroviarie e stradali, porti connessi a retroporti e interporti, logistica intermodale, reti energetiche, idriche e digitali, aree industriali attrezzate. L’investimento pubblico deve ridurre costi e incertezze e diventare un moltiplicatore di quello privato. Ad esempio, attendiamo gli esiti dell’Avviso del Dipartimento Sud da 300 mln per la viabilità, le infrastrutture e i servizi nelle aree industriali del Mezzogiorno. Vanno poi affiancati capitale umano, ricerca, servizi avanzati, e una Pa capace di autorizzare e accompagnare rapidamente i progetti. Il Mezzogiorno non deve essere solo luogo in cui arrivano risorse, ma quello in cui gli investimenti mettono radici, generano innovazione, reti di fornitura locali, export e occupazione qualificata. Un territorio attraente per giovani e capitali, con una connessione efficiente per merci e persone. È una visione condivisa anche da Leopoldo Destro e Mario Zanetti nei giorni scorsi su questo giornale.

Ora che il Pnrr si avvia alla conclusione, come possiamo evitare una brusca interruzione delle risorse e la dispersione della nuova capacità amministrativa costruita in questi anni?

Il Pnrr non può restare una parentesi. La sua eredità più importante è il metodo: non solo opere realizzate ma capacità di progettare, spendere, monitorare gli investimenti e rispettarne le tempistiche. È questo che deve restare nella nostra cultura.

Bisogna evitare un “gradino” negli investimenti dopo il 2026, accelerando l’attuazione della politica di coesione e programmando con chiarezza le risorse nazionali ed europee. Occorre selezionare priorità ad alto impatto con progetti pronti a partire e coordinare infrastrutture, ZES, contratti di sviluppo e strumenti finanziari. Allo stesso tempo, non vanno disperse le competenze tecniche acquisite nelle amministrazioni che rappresentano una vera infrastruttura di competitività. Con il Sistema stiamo lavorando ad un disegno organico di politica strutturale di medio periodo per lo sviluppo del Sud e, quindi, del Paese.

Cosa dovrebbe prevedere la prossima Legge di Bilancio per dare continuità agli investimenti pubblici nel Mezzogiorno e attrarre capitali privati?

Servono poche scelte, ma stabili: anzitutto garantire continuità agli investimenti pubblici nelle opere strategiche che migliorano l’accessibilità e i servizi delle aree produttive, potenziare le connessioni logistiche ed energetiche e avviare in modo definitivo i lavori del Ponte sullo Stretto, una leva essenziale per collegare la Sicilia all’AV e ai grandi corridoi Ten-T. Un segnale di grande fiducia dello Stato verso il Sud che trasforma l’idea di un territorio isolato e marginale in una piattaforma logistica e solida dove conviene investire.

Sul versante privato va superata la logica dello stop-and-go. Il credito d’imposta Zes è stato esteso al 2028 ma deve contare su risorse annuali adeguate e su regole compatibili con programmi industriali pluriennali, specie sul lato degli immobili. Il credito d’imposta può attivare un investimento, ma il suo radicamento dipende dalla qualità del contesto. Infine, anche per il Mezzogiorno la patrimonializzazione e la crescita dimensionale delle imprese sono condizioni essenziali per aumentare produttività e presenza sui mercati.

La manovra dovrebbe quindi concentrare le risorse su strumenti capaci di generare investimenti aggiuntivi, produttività e occupazione. Non misure annuali, ma un quadro pluriennale e prevedibile che accompagni i progetti dall’autorizzazione all’insediamento. Solo così il Mezzogiorno smetterà di essere un capitolo separato delle politiche pubbliche e potrà trasformarsi nella nuova locomotiva del Paese.

Articoli correlati