
È quanto emerge dallo studio dell’Università Roma 3 “Arte, empatia e benessere” realizzato nell’ambito del progetto Cultura accessibile
L’art therapy genera valore. E va oltre chi la vive. Perché arte, relazione ed empatia «possono contribuire a mettere in circolo valore» anche nella rete delle persone che entrano in contatto con queste esperienze. A sostenerlo è uno studio dell’Università Roma 3 su “arte, empatia e benessere” portato avanti nell’ambito del progetto Cultura accessibile, benessere possibile, in collaborazione con la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea.
L’iniziativa, che ha coinvolto 1.932 partecipanti, parte dalle testimonianze raccolte durante i laboratori realizzati alla Galleria nell’ambito della collaborazione con Asl Roma 2.
Le ricercatrici hanno verificato «se il rapporto con la fragilità psicologica e la familiarità con pratiche di art therapy fossero associati ad atteggiamenti più inclusivi, maggiore empatia e benessere».
Dallo studio emerge che quasi una persona su due (49,7%) ha amici o familiari che vivono una condizione di fragilità psicologica. «Chi ha questa esperienza diretta mostra una maggiore apertura alla relazione – sostiene lo studio -: su una scala da 1 a 7, il livello medio di inclusione è 5,25, contro 4,81 di chi non ha esperienza diretta». Non solo: «Anche l’evitamento è significativamente inferiore: 1,85 contro 2,26 – prosegue -. In altre parole, conoscere da vicino la fragilità si associa a una maggiore disponibilità all’incontro e a una minore distanza sociale». Benché la conoscenza dei programmi di art therapy sia ancora molto bassa, con un valore di 2,22 su 7, le analisi indicano l’empatia come «uno dei meccanismi attraverso cui la familiarità con l’art therapy si associa al benessere».
«I dati confermano quanto avevamo osservato nelle testimonianze raccolte durante il progetto – rimarcano Carmela Donato e Michela Addis docenti del Dipartimento di Economia dell’Università Roma Tre -, il valore generato dall’arte non si [...]
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