
Il boom delle assunzioni e gli elevati stipendi in questo segmento del Tech, assieme alla scarsa offerta di abitazioni, ha fatto aumentare i valori immobiliari ed eletto la città californiana come la più cara degli Usa. Le villette unifamiliari costano in media 2,2 milioni di dollari
Offrire sino a un milione in più rispetto al prezzo richiesto per aggiudicarsi una casa. Pagandola, magari per intero, in contanti, a proprietari pronti a prendere in considerazione, in alcuni casi, anche pagamenti in azioni di società di intelligenza artificiale come OpenAI o Anthropic al posto delle “vecchie” banconote.
Il boom dell’intelligenza artificiale e dei relativi stipendi di chi ci lavora – in un mercato dove l’offerta di case è drammaticamente carente rispetto alla domanda – sta spingendo il comparto immobiliare residenziale di San Francisco. Un fenomeno su cui si sono accesi i riflettori della stampa internazionale, come riporta anche il Wall Streer Journal.
Secondo un’analisi della società di intermediazione immobiliare Compass, a marzo, infatti, i prezzi delle case unifamiliari a San Francisco sono aumentati di circa il 18% su base annua, mentre l’offerta è crollata di circa il 45 per cento. Tradotto in valore assoluto: il prezzo mediano delle case unifamiliari è passato da 1,7 milioni di dollari a 2,2 milioni di dollari e le case vengono vendute in media entro 18 giorni dalla messa in vendita, il ritmo più veloce degli ultimi cinque anni.n Mentre il valore mediano degli appartamenti in condominio ha superato gli 1,3 milioni di dollari (pari a +27% in un anno). E non va meglio con gli affitti: 4mila dollari in media per un appartamento con una camera da letto; sino a 5500 per due camere.
In questo scenario, riuscire ad accaparrarsi quelle che sono sul mercato diventa una gara al rialzo e non una trattativa al ribasso. Nella prima metà del 2026, oltre 140 case in città sono state vendute a un prezzo superiore di almeno un milione di dollari rispetto al valore richiesto. In pratica, secondo il portale immobiliare Redfin, il prezzo mediano complessivo di vendita in città, a maggio, ha raggiunto il massimo storico di 1,76 milioni di dollari, rispetto a ai quasi 400mila dollari della media Usa. Così, San Francisco ha riconquistato il titolo di città più cara degli Stati Uniti, segnando un’inversione di tendenza rispetto a qualche anno fa, quando le preoccupazioni per la criminalità e i senzatetto avevano contribuito alla crisi del mercato.
Come spiega a Il Sole 24Ore Enrico Moretti, docente di Economia Politica all’Università di Berkeley, «Si tratta di un trend strutturale, destinato a crescere nei prossimi anni. Da un lato, legato al boom dell’intelligenza artificiale e alle nuove professioni, la cui domanda di casa si concentra per il 95% a San Francisco. Dall’altro, una nuova amministrazione ha investito in sicurezza e qualità della vita, rilanciando l’immagine della città. A differenza dell’Italia, poi, il prezzo posto dal venditore, qui, non è mai un punto da cui negoziare al ribasso, semmai la base per un rialzo».
Tanta liquidità, anche in contanti, grazie non solo agli stipendi elevati e ai bonus corrisposti ai migliori professionisti dell’AI in città, ma soprattutto alle stock option che i dipendenti hanno potuto monetizzare con la vendita parziale di azioni. Come riporta il Wall Street Journal, ad ottobre oltre 600 dipendenti (ed ex) di OpenAI hanno venduto azioni per un valore complessivo di 6,6 miliardi di dollari, pari a una media di 11 milioni di dollari l’uno.
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