Secondo Lavoro&Welfare tra gennaio e giugno autorizzate 250,7 milioni di ore di cassa integrazione, su del 36,2% i decreti di Cigs per cessazione d’attività per le difficoltà strutturali del sistema produttivo

Nel primo semestre del 2026 sono state autorizzate dall’Inps oltre 250 milioni di ore di cassa integrazione (250,7 milioni di ore per l’esattezza), con una riduzione del 17,55% su gennaio-giugno del 2025; di queste oltre 100 milioni riguardano la sola meccanica. Da segnalare l’aumento nelle domande sia di Cig straordinaria (Cigs) per chiusura di aziende (203 pari a +36,24% sul 2025) che di Cig in deroga (Cigd, +25,11%), tutta concentrata nel commercio. A giugno, inoltre, arrivano segnali di ripresa della richiesta con 50,6 milioni di ore di Cig, in crescita rispetto al mese precedente (+44,57%) e rispetto a giugno del 2025 (+10,05%),

L’analisi sui dati Inps dell’associazione Lavoro & Welfare presieduta da Cesare Damiano, condotta da Giancarlo Battistelli evidenzia nel primo semestre dell’anno come vada consolidandosi l’aumento delle ore di Cigs sulle ore di cassa integrazione ordinaria (Cigo), segno di come «continui a pesare maggiormente sul mondo produttivo la natura strutturale della crisi, piuttosto che il carattere temporaneo, legato a difficoltà di mercato o derivante da eventi climatici».

Guardando alle singole tipologie, a giugno 2026, la richiesta di Cigo con 21,4 milioni di ore aumenta sul mese precedente: (+23,56%) e rispetto a giugno 2025 (+60,90%). Nel primo semestre la Cigo con 115,2 milioni di ore diminuisce sul 2025 (-30,03%). La richiesta di ore di Cigs a giugno 2026 con 27,4 milioni di ore aumenta sul mese precedente (+61,11%), e anche rispetto a giugno 2025 (+60,90%). Nei sei mesi del 2026, rispetto allo stesso intervallo del 2025, la Cigs con 127,5 milioni di ore si riduce (-3,20%). Per la Cigd a giugno 2026, con 509mila ore la richiesta aumenta sul mese precedente (+100%), e rispetto a giugno 2025 (+100%). Nei sei mesi del 2026, rispetto al 2025, la Cigd con 557mila ore aumenta (+25,11%). Anche la richiesta per i Fondi di Solidarietà con 1,3 milioni di ore a giugno aumenta sul mese precedente (+89,23%), mentre diminuisce rispetto a giugno 2025, (-35,87%). Nei primi sei mesi del 2026, rispetto al 2025, la richiesta di Fis torna ad aumentare (+2,54%), sfiorando 7,5 milioni di ore.

Nei sei mesi del 2026, il settore che richiede più Cig è quello Meccanico con oltre 100 milioni di ore (-24,90%). Seguono il Metallurgico con oltre 30 milioni di ore (+11,42%), l’Edile con oltre 14 milioni di ore (+20,48%), il Chimico, con oltre 13 milioni di ore (-28,47%), Pelli e Cuoio con oltre 12 milioni di ore (-23,04%), il Commercio, con oltre 11 milioni di ore (+1,06%), il Legno con oltre 11 milioni di ore (+23,85%) e il Tessile con oltre 9 milioni di ore (-34,79%).

Le Regioni con un volume maggiore di ore di Cig sono la Lombardia con 49 milioni di ore (-13,94%), il Veneto con 31,1 milioni di ore (-18,74%), il Piemonte con 27,1 milioni di ore (-30,25%), la Puglia con 25,4 milioni di ore (+50,18%), l’ Emilia- Romagna con 23,4 milioni di ore (-31,31%) e la Toscana con 17,5 milioni di ore (- 20,74%).

Quanto alla Cigs, Il numero dei decreti nei sei mesi del 2026 riguardano 1.471 aziende (-1,47%), mentre le singole unità produttive coinvolte passano da 2.430 siti nel 2025 a 2.746 siti nel 2026 (+13%). Si assiste alla riattivazione di molti decreti sospesi, per due terzi circa riferiti alla causale dei Contratti di Solidarietà (con la riduzione di orario lavorativo): da gennaio a giugno sono 1.026 nuovi decreti (-3,39% sul 2025). Come già anticipato nel semestre si registra un forte aumento dei decreti di crisi per cessazione che riguardano 203 imprese (+36,24%), anche i decreti di sospensione temporanea della Cigs aumentano, sono 189 (+12,50%).

«Il ricorso a questa causale, anche se nell’immediato ha un effetto positivo – si legge nel report – rappresenta un’incognita sul futuro occupazionale dei lavoratori coinvolti, riguarda essenzialmente aziende che sospendono i decreti sui Contratti di solidarietà e tornano a utilizzare i lavoratori in flessibilità oraria, evitando i licenziamenti». Si riduce la richiesta della causale di Crisi Aziendale (-20,36%) e Riorganizzazioni Aziendali (-3,74%).

Se consideriamo le ore totali di Cig equivalenti a posti di lavoro con lavoratori a zero ore, tra gennaio-giugno 2026 corrispondono all’assenza completa dall’attività produttiva per oltre 243mila lavoratori, di cui oltre 123mila in Cigs, 539 in Cigd, oltre 111mila in Cigo e oltre 7mila in Fis. Questi dati, tuttavia, vanno rivisti al ribasso, dal momento che l’Inps ha comunicato il “tiraggio”, ossia l’utilizzo reale della Cig che fino ad aprile è stato pari al 20,21% delle ore autorizzate.

Tra gennaio-giugno 2026, i lavoratori in Cig hanno visto diminuito il monte salari di oltre 760 milioni di euro, al netto delle tasse. Ogni singolo lavoratore che tra gennaio-giugno 2026 è stato in Cig a zero ore per tutto il periodo, ha subìto una riduzione del reddito di oltre 2.900 euro al netto delle tasse.

«Diversamente dal 2025 che vedeva un trend in salita nella richiesta di cassa integrazione – commenta Damiano –, il primo semestre 2026 ha un andamento in discesa, però emergono alcuni elementi preoccupanti, come il sorpasso della Cigs sulla Cigo, e l’aumento delle chiusure aziendali, che richiedono interventi decisi da parte del governo, considerando che settori chiave dell’industria sono da tempo in grande difficoltà».

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