
In Italia persi quasi 100mila ettari totali: è il terzo Paese europeo per superficie colpita, pari a cinque volte il Comune di Milano. Nelle aree coltivate il 23% dei roghi su arbusti sempreverdi e olivi
Mentre l’Europa continua a bruciare, con enormi roghi che colpiscono soprattutto i Paesi del Mediterraneo come Spagna, Francia e Grecia, una nuova inchiesta condotta da Miir nell’ambito dello European data journalism network – a cui aderisce anche Il Sole 24 Ore – ricostruisce l’andamento degli incendi in Europa attraverso i dati del sistema europeo Effis.
Il fenomeno
Il quadro italiano non è rassicurante: nel 2025 sono andati a fuoco 94.456 ettari, pari a cinque volte la superficie del comune di Milano. Nel 2021 erano andati in fumo addirittura 157mila ettari. L’anno scorso i roghi sono stati più frequenti, ma hanno avuto dimensioni inferiori: ogni incendio ha bruciato in media 55 ettari, a fronte di una media europea di 191.
Come sottolineato da Openpolis che ha ripreso i dati Edjnet, nel nostro Paese si verifica più di un terzo degli incendi di tutta Europa (36%), ma la superficie bruciata si riduce al 10% del totale. A crescere è proprio il numero di eventi, che nel 2025 ha superato per la prima volta i 1.700 casi in Italia. Nel 2024 erano stati 1.343. Il rischio incendio aumenta a causa della siccità e delle ondate di calore che portano le temperature fin sopra i 40 gradi. Quando queste due condizioni si uniscono al vento forte le fiamme possono durare per settimane. I cosiddetti megafire, ossia gli incendi che superano i 10mila ettari, si stanno diffondendo sempre di più: nel solo 2025 in Europa se ne sono verificati 18.
In tutto il continente gli ettari colpiti da incendi si sono avvicinati al milione, fermandosi a 904mila. È come se in un anno fossero andate a fuoco tutte le 20 capitali più grandi dell’Unione Europea, da Roma (128.736 ettari) a Dublino (11.499 ettari). Nel confronto europeo l’Italia si posiziona al terzo posto dietro a Spagna e Portogallo. La penisola iberica conquista la maglia nera registrando addirittura il 43% dei terreni bruciati di tutta Europa.
Il braciere dello Stivale è di gran lunga il Mezzogiorno, dove si concentra il 95% della superficie nazionale interessata da roghi; i restanti si registrano nel Centro Italia, quasi nulla al Nord dove si trova solo lo 0,3% degli ettari bruciati. Le province più danneggiate nel 2025 sono state Agrigento, Caltanissetta e Trapani, che da sole coprono il 40% del dato nazionale. Non è una sorpresa visto che la Sicilia negli ultimi anni ha concentrato quasi sempre più della metà delle aree bruciate nel Paese.
L’impatto economico
I roghi rappresentano un problema anche dal punto di vista economico, specialmente per le attività agricole. Infatti, i terreni agricoli rappresentano quasi il 40% delle aree bruciate in Italia con 37mila ettari coinvolti. Per fare un paragone, si tratta di una superficie equivalente a quella occupata da due delle maggiori aree vinicole del Nord-Est: quella del Prosecco Doc e del Valpolicella.
Ma, come già detto, il fenomeno interessa raramente il Nord (anche se il trend è in crescita, si legga l’intervista a destra), ancor meno per quanto riguarda i terreni agricoli: i più colpiti sono gli agricoltori del Sud dove ricade il 98% della superficie agricola percorsa dalle fiamme a livello nazionale. Il dato, tuttavia, può comprendere anche gli incendi autorizzati per la gestione del territorio e dei campi.
Nei roghi che hanno coinvolto terreni agricoli, quasi un quarto della superficie bruciata (23,4%) era costituita da vegetazione sclerofilla, che comprende la macchia mediterranea, arbusti sempreverdi e olivi. In Sicilia la quota sale addirittura a un ettaro su tre (32,7%).
Proprio la settimana scorsa in provincia di Agrigento un maxi-incendio ha distrutto più di 50 piante di olivo e due vigneti. A metà luglio, invece, nel Parco nazionale del Pollino, in Calabria, uno dei più grandi incendi della stagione ha bruciato in una settimana quasi mille ettari di vegetazione, in gran parte macchia mediterranea.
Le fiamme, infatti, non hanno risparmiato nemmeno le aree protette e i parchi naturali: il 28% della superficie colpita rientrava sotto la rete Natura 2000, il sistema europeo di aree protette istituito per tutelare habitat naturali e specie rare. La superficie appartenente alla rete Natura 2000 interessata dalle fiamme è stata pari a 26.660 ettari.
Il bilancio del 2025 è evidentemente negativo e non sembra rappresentare un fenomeno confinato al passato: gli incendi continuano a tormentare anche l’estate del 2026 e, con l’arrivo in questi giorni della quarta ondata di calore della stagione, il rischio si fa sempre più alto.
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