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Da inizio anno al 28 luglio in Italia andata in fumo l’equivalente della provincia di Lodi. Ecco come prevenire gli incendi grazie alle tecnologie
L’obiettivo è andare oltre l’emergenza, dettata dalla necessità di spegnere le fiamme, puntando sulla prevenzione. Il tutto in un percorso che mette assieme tutela dell’ambiente e monitoraggio, cura e presidio delle aree boscate. A sollecitare questo nuovo percorso è il Pefc Italia, l’ente promotore della gestione sostenibile del patrimonio forestale, assieme al Cnr e Sisef, la Società Italiana di Selvicoltura ed Ecologia Forestale.
Punto di partenza gli incendi che nelle ultime settimane hanno interessato Spagna, Francia, Grecia e anche l’Italia. Situazioni che, a detta dei rappresentanti del Pefc «confermano la crescente esposizione dell’Europa a eventi sempre più intensi, estesi e difficili da controllare». Non più emergenze stagionali ma «un rischio strutturale, aggravato dal cambiamento climatico che porta condizioni meteorologiche sempre più calde e secche, siccità prolungate, fenomeni meteorologici estremi con effetti anche sull’accumulo di materiale vegetale combustibile».
I dati sono significativi. Secondo i rilievi del sistema informativo Effis (European Forest Fire Information System), nel territorio dell’Unione Europea dall’inizio dell’anno al 29 luglio sono già stati registrati 1.407 incendi, per una superficie complessiva percorsa dal fuoco pari a 434.976 ettari . Alla data attuale, la superficie bruciata è già oltre il doppio della media 2006-2025 ed è più alta del 25% del 2025, l’anno peggiore della serie storica. Inoltre, il sistema segnala condizioni di pericolo molto estremo nel sud-ovest della Francia, nel nord della Spagna e in Portogallo e in molte zone del nostro Paese, confermando la crescente esposizione del continente a eventi di intensità eccezionale.
In Italia, dall’inizio dell’anno al 28 luglio sono stati rilevati dal satellite poco più di 1070 grandi incendi boschivi distribuiti sul territorio nazionale. «La superficie complessivamente percorsa dal fuoco – sottolineano dall’Ispra – ammonta a circa 741 chilometri quadrati, un’estensione paragonabile a quella dell’intera provincia di Lodi. Quasi il 14% di tutta la superficie bruciata era coperta da ecosistemi forestali, tra cui 37 chilometri quadrati di boschi a latifoglie sempreverdi (leccete e macchia mediterranea) e 24 chilometri quadrati di boschi di conifere (pinete e abetaie)». E poi 119 chilometri quadrati di aree agricole (16% del totale bruciato) e 451 chilometri quadrati di aree prative permanenti (61% del totale bruciato).
«È paradossale come in Italia, un Paese con circa 12 milioni di ettari boschivi, ci si accorga di essere un Paese forestale soprattutto quando scoppiano gli incendi – commenta Marco Bussone, presidente di Pefc Italia, Aiel e Uncem -. Servono mezzi, personale e tecnologie per l’emergenza, ma la vera sfida arriva molto prima: pianificare, gestire, certificare. Oggi solo una parte limitata (circa il 20%) del patrimonio forestale nazionale è oggetto di pianificazione e programmazione degli interventi, mentre milioni di ettari restano fuori da una strategia strutturata». E, come sottolinea ancora Bussone, se è vero che non tutti gli incendi possono essere evitati, si può, però, impedire che ogni innesco diventi una catastrofe. «È per questo che la gestione forestale sostenibile non è solo uno slogan ma significa boschi conosciuti, monitorati, curati e inseriti in filiere locali capaci di generare economia, presidio e comunità».
Quindi i suggerimenti per la prevenzione che deve passare per territori forestali «gestiti, diversificati, monitorati e pianificati, con interventi calibrati sulle diverse caratteristiche ecologiche e sul livello di rischio delle singole aree». Che significa «evitare sia l’abbandono sia le operazioni indiscriminate, promuovendo interventi di selvicoltura preventiva, diradamenti selettivi, gestione della vegetazione nelle aree più esposte».
In questo scenario, dove la «la certificazione forestale non rappresenta una garanzia contro gli incendi ma uno strumento che rende la prevenzione pianificata», un ruolo importante viene giocato dalle nuove tecnologie: «Satelliti, intelligenza artificiale, banche dati e simulatori – sottolineano da Pefc – consentono oggi di integrare tra loro informazioni meteorologiche, territoriali e satellitari, individuare le aree più esposte, sia oggi che in futuro, ricostruire le cause degli incendi e simulare migliaia di scenari di propagazione».
Ci sono poi i progetti finanziati dal Pnrr: è il caso di Fire box (finanziato con circa 300 mila euro) che «ha costruito un database nazionale armonizzato che comprende oltre 100.000 eventi registrati tra il 2007 e il 2022, ha prodotto una carta nazionale che classifica i combustibili utilizzabili nei modelli di propagazione e ha applicato strumenti innovativi di simulazione a sei parchi nazionali italiani». Per ciascuno sono stati elaborati scenari di propagazione e un atlante che integra pericolosità, vulnerabilità, esposizione e rischio.