
In Italia si registrano ogni anno circa 500mila infezioni e almeno 11mila decessi, pari a un terzo del totale europeo, con costi stimati di 783 milioni
Lo sviluppo e l’impiego degli antibiotici ha rivoluzionato l’approccio al trattamento e alla prevenzione delle malattie infettive e delle infezioni permettendo l’evoluzione della medicina moderna. Tuttavia, l’uso continuo e, spesso inappropriato, ha aumentato la pressione selettiva favorendo l’emergere, la moltiplicazione e la diffusione dei ceppi resistenti. E la comparsa di patogeni resistenti contemporaneamente a più antibiotici (multidrug-resistance) ha ridotto ulteriormente la possibilità di un trattamento efficace. Ad essere a rischio sono soprattutto gli ospedali a causa di una combinazione di fattori legati alla fragilità dei pazienti, alla presenza di germi resistenti e alle procedure mediche necessarie per le cure.
L’emergenza delle Infezione correlate all’assistenza (Ica) è da tempo sotto i riflettori delle autorità sanitarie a livello mondiale. E anche l’Italia fronteggia il problema: nel nostro Paese si stima che ogni anno si verifichino circa 500mila infezioni ospedaliere l’anno, con un terzo dei casi sostenuto da patogeni resistenti agli antibiotici. I dati illustrati nel corso di un incontro che ha riunito a Roma, all’auditorium Biagio D’Alba del ministero della Salute, istituzioni, esperti di igiene e sanità pubblica, professionisti clinici e rappresentanti del mondo accademico, sono allarmanti. E’ dell’Italia, infatti, il primato europeo per incidenza e mortalità da microrganismi antibiotico‑resistenti, con almeno 11mila decessi annui, pari a un terzo del totale europeo. La prevalenza delle Ica nei reparti per acuti si attesta al 6-8%, mentre nelle terapie intensive raggiunge punte del 20%. L’impatto economico sul Servizio sanitario nazionale è stimato in 783 milioni di euro l’anno.
“L’antimicrobico resistenza è la principale criticità che il Ssn si trova a dover fronteggiare – sottolinea la farmacologa Francesca De Plato, responsabile di Farmacia ospedaliera all’Asl di Teramo, esperta di rischio biologico-chimico negli ambienti sanitari, di disinfezione, protezione individuale e Stewardship antimicrobica -. Le conseguenze negative sono dirette e indirette, potendo incidere sulle condizioni di salute o impedire interventi terapeutici tempestivi in altre condizioni morbose, compromettendone irreversibilmente l’esito e cambiando significativamente la prospettiva di vita (senza considerare l’impatto drammatico sui costi sanitari)”. Il nodo dei superbug riporta alla ribalta l’urgenza di garantire una gestione corretta e consapevole delle armi a disposizione dei medici per tenere sotto controllo queste infezioni. “La pressione [...]
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